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giovedì 3 aprile 2014

"ScalfiTura" o "scalfiTTura"?



Cortese dott. Raso,
potrebbe spiegarmi per quale  “oscuro” motivo  bisogna scrivere (e dire) “scalfittura” (con due ‘t’) se questo sostantivo proviene dal verbo “scalfire” il cui participio  passato è “scalfito” (con una ‘t’)?
Grazie in anticipo, se prenderà in considerazione la mia richiesta.
Cordialmente
Ivano S.
Frosinone
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Gentile Ivano, per quale motivo non dovrei prendere in considerazione la sua richiesta, che non è affatto peregrina? Sí, effettivamente si dovrebbe dire “scalfitura”, come fa notare il linguista Ottorino Pianigiani nel suo “Dizionario etimologico”. Il sostantivo  in questione, però,  è stato fatto derivare dal participio passato di un verbo non piú in uso, “scalfiggere”, sulla scia di altri verbi di questo tipo come "trafiggere", “friggere”, “infliggere”, “confliggere” “affliggere” e altri i cui participi passati sono tutti in “-itto”.  Da scalfiggere, dunque, abbiamo “scalfitto” e da qui “scalfittura”.


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Due parole sul verbo intransitivo “vaporare”, che nei tempi composti può prendere tanto l’ausiliare “avere” quanto l’ausiliare “essere”, ma non “ad capochiam”.  Prenderà l’ausiliare avere quando sta per “esalare vapore” (quando è stato tolto il coperchio il liquido ha vaporato); l’ausiliare essere quando  assume l’accezione di  “svanire” (non è stato trovato piú nulla: tutto era vaporato).

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