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martedì 25 giugno 2013

Il latinorum

Avete mai provato a vedere quante volte, nel parlare e nello scrivere, adoperiamo termini latini o di provenienza latina senza che ce ne accorgiamo? Provate a farlo ora e vedrete, con stupore, che anche coloro che non sanno di latino usano con la massima disinvoltura i cosí detti latinismi che – come si sa – sono quelle parole o locuzioni o costrutti particolari ripresi direttamente dal latino o imitati dal latino ed entrati, a pieno titolo, nella nostra lingua. Insomma – come recita il titolo di un libro di Cesare Marchi – siamo tutti latinisti. Chi consciamente, chi inconsciamente. Vogliamo una “prova provata”? Basta sfogliare un libro di poesie, per averla. In questo campo, infatti, i latinismi la fanno da padroni. Vediamone qualcuno a mo’ di esempio: ‘colubro’, da ‘coluber’ (serpente); ‘imago’ (immagine); ‘simulacro’ (statua, immagine); ‘aere’ (aria) e qui è doveroso aprire una parentesi per ricordare che tutti i sostantivi composti con “aer” non prendono la “e” dopo la “r”: aeroporto (non aereoporto); aerazione; aeratore; aeronautica; aerofobia e via dicendo. Ancora: ‘espungere’ (ripulire); ‘edotto’ (informato). Ora vediamo, invece, le parole o locuzioni passate direttamente nell’italiano nella loro forma originaria (il latino classico) o attraverso il latino medievale che – come dicevamo – adoperiamo tutti i giorni e, con molta probabilità, senza rendercene conto. Anche in questo caso le “parole latine” sono moltissime, citiamo quelle che – a nostro avviso – sono le piú comuni. Cominciamo con ‘ad libitum’, che significa a piacere, a volontà: prendine ad libitum; ‘ad honorem’, a titolo d’onore: laurea ad honorem; ‘mea culpa’; ‘pro memoria’; ‘ad personam’; ‘coram populo’, in pubblico, di fronte a tutti; ‘ex aequo’; ‘more solito’, secondo l’usanza, il costume; ‘brevi manu’; ‘motu proprio’, di propria iniziativa; ‘a posteriori’; ‘pro domo sua’, per il suo tornaconto; ‘sub iudice’, in attesa di giudizio (attenzione: non si scrive con la “j”, come spesso ci capita di leggere anche in scritti delle cosí dette grandi firme, ma con la “i” normale); ‘in toto’, in tutto e per tutto;  ‘inter nos’, in confidenza; ‘sui generis’, particolare; ‘factotum’, chi fa tutto; ‘ad hoc’, appropriato, a proposito; ‘ad maiora’, a cose maggiori (anche in questo caso si deve usare la “i” normale, non la “j”); ‘alter ego’, un sostituto; ‘in medias res’, nel vivo delle cose, della narrazione. Potremmo continuare ancora nell’elenco, ma non vogliamo tediarvi oltre misura.

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