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mercoledì 14 aprile 2010

Il "sesso" dei vocaboli


I vocaboli, ossia le parole che pronunciamo quando esprimiamo un nostro pensiero hanno un “sesso”? Sembra proprio di sí, e ce lo confermano gli articoli che anteponiamo loro: il, lo, la, gli, i, le, uno, una. Oggi, però, la distinzione tra i “sessi”, vale a dire tra i nomi maschili e femminili, è sentita solamente se questa (la distinzione) risponde a una realtà puramente fisiologica: cane e alunno li “sentiamo” maschili; cagna e alunna, naturalmente, femminili. Se però diciamo, per esempio, ‘arancio’ e ‘arancia’; ‘pesco’ e ‘pesca’ non pensiamo minimamente al “sesso” di detti vocaboli anche se li classifichiamo, naturalmente, in maschili e femminili. Come è nata, allora, la distinzione di sesso tra i vocaboli? Quando la parola è “nata”, il genere, vale a dire il “sesso”, corrispondeva, con molta probabilità, alla distinzione di sesso biologico degli esseri rappresentati dalla parola stessa; per questa ragione nelle lingue antiche - quelle classiche particolarmente - esistevano tre generi: il maschile per le persone e gli animali di sesso maschile, appunto; il femminile per l’altra categoria (sempre delle persone e degli animali) e il neutro, riservato al “sesso” delle cose (neutro viene dal latino “neuter”, né l’uno né l’altro: le cose, infatti, non hanno sesso). Con il trascorrere del tempo, il genere neutro per il suo carattere... neutrale, vale a dire indefinito, scomparve nella quasi totalità degli idiomi moderni e i vocaboli acquisirono - senza alcuna regola predefinita - le determinazioni, cioè le desinenze maschili o femminili assumendo, in tal modo, un genere grammaticale che non avevano mai avuto e che sotto il profilo, diciamo, fisiologico tuttora non hanno. Il “sesso grammaticale”, dunque, è una convenzione che non ha nulla che vedere con il “sesso fisiologico” ad eccezione, ovviamente, degli esseri animati. Che la distinzione tra i “sessi grammaticali” sia del tutto irrazionale lo dimostra l’ “analisi” di alcune parole che cambiano di genere nelle varie lingue. Il ‘dente’, per esempio, è maschile in italiano e femminile in francese; il ‘mare’ è maschile in italiano e femminile in francese, neutro in latino e tedesco. Questo in linea generale. Se prendiamo in esame altri vocaboli, come ‘recluta’, ‘guardia’, ‘sentinella’ e ‘soprano’ - tanto per fare alcuni esempi - notiamo, infatti, che i primi tre sono di sesso femminile pur riferendosi a un uomo (oggi le cose sono cambiate con l’accesso delle donne nelle forze armate); mentre il soprano, maschile, si riferisce a una donna. Il “sesso” dei vocaboli, dunque, è una convenzione introdotta dai linguisti e trova le sue “radici” nella storia della parola stessa.

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Italiano, non dialetto. Un articolo di Cesare Segre. Si clicchi su:
http://217.64.204.52/?q=page/italiano-non-dialetto-del-mondo


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Portabile e portatile. Si presti attenzione all’uso corretto di questi due aggettivi perché hanno “sfumature” diverse di significato. Si veda
portabile e portatile .

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