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giovedì 8 aprile 2010

Addizione o nascondino?











Avreste mai immaginato, gentili amici blogghisti, di compiere un’operazione di aritmetica, precisamente un’addizione, ogni qual volta nascondete qualcosa? No, non stiamo dando i... numeri e se avrete la pazienza di seguirci scopriremo assieme la relazione che intercorre tra il nascondino, o meglio il verbo ‘nascondere’ e l’addizione. Se apriamo un qualunque vocabolario della lingua italiana alla voce ‘nascondere’, leggiamo: sottrarre una persona o una cosa alla vista altrui, ponendola in un luogo dove non sia facilmente reperibile. Chiarito questo, è necessario risalire all’etimologia del verbo che è, naturalmente, latina: ‘abscondere’ piú il prefisso “in-” e divenuto, in lingua italiana , ‘nascondere’, appunto. “Ascondere”, che alla lettera significa ‘riporre’, ‘mettere insieme’, è composto con la particella “abs” (da), che indica allontanamento, separazione e “dere”, che rappresenta la radice “dha” (porre, fare, ridurre), in altri termini “mettere in disparte”. In latino abbiamo, infatti, il verbo “ab-dere”, che vale ‘allontanare dallo sguardo’, quindi... nascondere. Colui che nasconde qualche cosa. dunque, la mette in disparte “allontanandola dallo sguardo”. Ma torniamo alla radice “dha”, che è la stessa che ha generato... l’addizione, dal latino “additus”, participio passato di “addere” (aggiungere, quasi ‘porre a presso’). Questo “addere” consta di due elementi: il prefisso “ad-” e “do”, che nella fonetica latina rappresenta la radice sanscrita “dha” (greco: “thè”) e vale ‘ridurre’, ‘fare’, ‘porre’. La stessa radice, insomma, che compare in ‘nascondere’. Chi nasconde qualcosa, sotto il profilo prettamente etimologico, “aggiunge una cosa in un posto”. Quanto all’uso del verbo - a nostro modo di vedere - sarebbe piú appropriato adoperare la forma ‘aferetica’ “ascondere” (senza la “n”) in quanto piú vicina all’origine latina. Il principe degli scrittori, Alessandro Manzoni, ci dà un bellissimo esempio sull’uso del verbo “ascondere”, là dove scrive: manda alle ascose vergini le pure gioie ascose. Potremmo imparare a usare anche - con la massima indifferenza - l’avverbio “ascosamente” in luogo dell’orribile ‘nascostamente’. Che cosa ne pensate? Potremmo essere tacciati di “snobismo linguistico”?


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Estemporaneo. Si presti attenzione a questo aggettivo perché può trarre in inganno. Molti, infatti, lo adoperano con il significato di ‘strampalato’, ‘avventato’: Giovanni, il tuo comportamento è stato estemporaneo (volendo dire ‘avventato’). No, amici, estemporaneo significa, invece, ‘improvvisato’, ‘senza preparazione’: Pasquale ha tenuto un discorso estemporaneo, vale a dire ‘improvvisato’. Si veda:
http://www.etimo.it/?term=estemporaneo&find=Cerca






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