Il tempo sospeso in cui la speranza impara a respirare
Il paese dormiva, ma non profondamente. Le finestre erano chiuse, ma dietro i vetri si intuiva un fremito, come se ogni casa trattenesse il fiato.
La Notte camminava piano, sfiorando i tetti con il suo mantello scuro, e ogni passo era un pensiero.
«Perché esisto?» si chiedeva. «Sono un giorno senza voce. Il Venerdì ha parlato con lacrime, la Domenica parlerà con canti. Io… io cosa dico?»
Mentre avanzava, vide una Candela Spenta appoggiata sul gradino della chiesa. La fiamma non c’era, eppure la candela emanava una calma luminosa.
«Perché sei così inquieta, Notte?» chiese con
dolcezza.
«Perché non servo a nulla» rispose la Notte. «Sono
un intervallo, un vuoto, un silenzio che nessuno ascolta.»
La Candela sorrise, pur senza luce. «Io non brucio, è vero. Ma proprio per questo custodisco la promessa della fiamma. Tu non sei vuota: sei il luogo dove la speranza impara a respirare.»
La Notte rimase in silenzio. Non aveva mai pensato che l’attesa potesse essere un dono.
Proseguì il suo cammino e raggiunse un Sasso grande e immobile, quello stesso che chiudeva una tomba. Era pesante, ma non sembrava oppresso dal suo peso.
«Tu almeno hai un compito chiaro» disse la Notte.
«Sì»
rispose il Sasso. «Io chiudo. Ma ogni chiusura prepara un’apertura.
Tu sei la soglia. Senza di te, la luce arriverebbe come un lampo
improvviso, e nessuno sarebbe pronto ad accoglierla.»
La Notte si sedette accanto al Sasso. Per la prima volta, sentì che il suo silenzio aveva un senso.
Il giardino attorno era immobile. Gli ulivi sembravano statue d’argento, e l’aria profumava di terra umida e di qualcosa che non aveva ancora nome.
La Notte ascoltava. Ascoltava il mondo che, per una volta, non chiedeva nulla: solo di attendere.
Quando mancava poco all’alba, un Soffio leggero attraversò il giardino. Non era vento: era più sottile, più intimo, come il primo battito di un cuore che torna a vivere. L’erba tremò appena, e un profumo nuovo si diffuse nell’aria, un profumo che sapeva di promessa mantenuta.
«Chi sei?» chiese la Notte, con un filo di timore.
«Sono
ciò che sta per accadere» rispose il Soffio. «E tu sei la mia
strada. Senza il tuo silenzio, non ci sarebbe spazio per la
rinascita.»
La Notte chiuse gli occhi. Sentì che qualcosa dentro di lei si scioglieva, come neve che accetta di diventare acqua. Non era più un intervallo: era un grembo.
E quando l’alba finalmente arrivò, la Notte non svanì di colpo. Si dissolse lentamente, come un velo che scivola via, e si trasformò nella prima sfumatura del mattino, quella che non è più buio e non è ancora luce, ma contiene entrambi come un segreto prezioso.
Il paese si svegliò piano, senza rumore. E in quel risveglio, la Notte capì che il suo compito era stato compiuto: aveva custodito il respiro del mondo mentre la speranza prendeva forma.
I
giorni sospesi non sono giorni vuoti.
Sono il luogo dove la
speranza cresce in silenzio.
Il Sabato Santo insegna che
l’attesa non è assenza: è preparazione alla rinascita.
(Alcune immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi; saranno prontamente rimosse: fauras@iol.it)

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