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giovedì 26 novembre 2015

Ti conosco, mascherina!

Ciò che avete appena letto non è un modo di dire ma un'esclamazione adoperata - per lo più in senso scherzoso - per far intendere all'interlocutore di avere capito le sue vere intenzioni nonostante le simulazioni e le finzioni "adottate": ti conosco, mascherina! ho capito ciò che vuoi; non sei riuscito a celare le tue vere intenzioni. L'espressione - ancora in uso e adoperata in senso figurato - è stata "trasportata" nel linguaggio di tutti i giorni dal gergo delle feste mascherate di un tempo. La locuzione era, infatti, frequentissima e si usava per dire a qualcuno che era stato riconosciuto nonostante la maschera gli coprisse il volto. E a proposito di maschera, ci sembra non abbisognevole di spiegazioni l'espressione "sembrare una maschera", riferita a una persona dal volto eccessivamente truccato e con colori particolarmente vistosi. La medesima locuzione si usa nei confronti di qualcuno vestito in modo rutilante, con tinte contrastanti e... squillanti: Alfonso, come ti sei conciato, sembri una maschera!

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Sbandare: quale ausiliare?

Tutti i vocabolari che abbiamo consultato (cartacei e in Rete) sono concordi nel segnalare il verbo "avere" quale ausiliare del verbo "sbandare": l'automobile ha sbandato ed è finita contro un muro. E hanno perfettamente ragione perché "sbandare", come tutti i verbi intransitivi che indicano un moto fine a sé stesso, nei tempi composti prende l'ausiliare avere. Solo il Treccani ammette anche l'ausiliare "essere". Una rapida ricerca con Googlelibri  (l'auto ha/è sbandato/a) ha dato 32 occorrenze con l'ausiliare avere e 8 con l'ausiliare essere.


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Linguisti e giornalisti

 Abbiamo l’impressione che nell’immaginario collettivo (anche se non si deve mai generalizzare) si faccia una gran confusione tra giornalisti, scrittori e... linguisti. Si accredita la tesi secondo la quale un giornalista cosí detto di grido, un giornalista dal nome prestigioso, sia anche un ottimo linguista. Questa tesi, a nostro modo di vedere, è falsa e, quindi, da respingere recisamente. Un ottimo giornalista è colui che sa  “scegliere” le notizie e, una volta  “assimilate”, le commenta per il grande pubblico con parole semplici, come farebbe un insegnante di fronte ai suoi allievi. Il giornalista – in un certo senso – è l’educatore della pubblica opinione. I giornalisti dal nome prestigioso (ma chi stabilisce il  “prestigio”?) che non rispettano le norme grammaticali per puro snobismo non possono essere definiti linguisti nel senso letterale del termine, e sono colpevoli di  “lesa lingua” quanto, se non di piú, i giornalisti che non applicano le regole perché non le conoscono. Il giornalista-linguista si preoccupa, nello scrivere, di non incorrere in  “inesattezze” che potrebbero turbare l’ “equilibrio linguistico-grammaticale” dei lettori, soprattutto dei lettori-studenti, mettendo cosí in discussione quanto alcuni docenti (quelli con la “D” maiuscola, se ce ne sono ancora, visto lo sfacelo in cui versa la scuola italiana) si sforzano d’insegnare ai loro discenti, a dispetto dei giornalisti che “fanno la lingua”.



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