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lunedì 28 giugno 2010

C'è ratto e... ratto


Gentile dott. Raso,
sono Jhonny, il blogghista che le ha inviato un commento di apprezzamento al post “Fegato fa rima con...”. Ora Le scrivo per una curiosità. Il termine ratto significa “rapimento” e “topo”, come si spiega questo “dualismo semantico”? La ringrazio e le porgo cordiali saluti.
Jhonny
(località omessa)
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Cortese amico, ratto ha anche un terzo significato, di uso letterario, però: veloce, rapido, svelto. L’origine non è la medesima. Ratto nell’accezione di “rapimento” - ricordiamo il ratto delle Sabine, di Proserpina - è il latino “raptus”, participio passato di “rapere” (rapire). Nel linguaggio giurisprudenziale è un reato contro la libertà sessuale consistente nel sottrarre o nel ritenere, con la violenza, con l’inganno o con la minaccia, una donna, a scopo di libidine o di matrimonio. Nel significato di “topo” è, invece, il germanico “Ratte”, voce attestata in tutta l’area romanza e germanica occidentale. Nell’accezione letteraria di “veloce”, infine, è il latino “rapidus”. Ma da “rapidus” come è venuto fuori “ratto”. Lo spiega Giacomo Devoto: “Con normale sincope della vocale postonica e assimilazione progressiva del grado di articolazione da ‘pd’ a ‘tt’ ”.
http://www.etimo.it/?term=ratto&find=Cerca

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