giovedì 29 novembre 2012

Fare una logicata

La “logicata” è un termine non attestato nei vari vocabolari dell’uso, i lettori toscani, però, dovrebbero conoscere il vocabolo essendo di uso prettamente toscano e attestato nel vocabolario di Pietro Fanfani. Ma cosa significa, esattamente? Comportarsi da imbecille; fare un’azione insensata e simili. Diamo la “parola” al Fanfani: http://books.google.it/books?id=jfENAAAAQAAJ&pg=PA534&dq=logicata&hl=it&sa=X&ei=R3C2UJKwGvPb4QTvuIHgCA&ved=       


E a proposito di imbecille, i sostantivi “imbecillità” e “imbecillaggine” pur essendo sinonimi hanno “sfumature” diverse. Ci affidiamo al vocabolario Gabrielli in rete:

imbecillità

[im-be-cil-li-tà]

s.f. inv.

1 spreg. Condizione di chi, di ciò che è sciocco, poco intelligente

‖ Azione, espressione da imbecille: quando la finirai di dire i.



imbecillaggine

[im-be-cil-làg-gi-ne]

s.f. (pl. -ni)

1 Carattere di chi, di ciò che è imbecille, sciocco, stupido







mercoledì 28 novembre 2012

Gli oratori in riunione negli oratorii

Due parole due, cortesi amici blogghisti, su un argomento che crediamo possa interessare a tutti coloro che amano scrivere (e parlare) correttamente. Abbiamo notato che il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia edito dalla ERI, edizioni RAI, alla voce o lemma ‘oratorio’ dà il plurale ‘oratori’, con una sola ‘i’, riservando quello con due ‘i’ (oratorii) all’uso prettamente letterario. Questa “scoperta” ci ha lasciato di stucco. Poiché l’argomento – come dicevamo – ci sembra della massima importanza, riteniamo sia il caso di chiarire che tutte le parole che finiscono in ‘-orio’ nella forma plurale prendono la doppia ‘i’ (a prescindere dall’uso letterario): l’oratorio, gli oratorii; il dormitorio, i dormitorii; il riformatorio, i riformatorii; l’ostensorio, gli ostensorii ecc. Osservando questa semplice “regoletta” saremo sicuri di non trovarci mai in difficoltà e, soprattutto, di non cadere in errore o creare confusione. Il plurale di oratorio, oratori (con una sola ‘i’), per esempio, potrebbe confondersi con oratori, plurale di oratore. Diremo (e scriveremo), quindi, che gli oratori hanno tenuto una riunione negli oratorii. Ancora. Il plurale di dormitorio, dormitori (con una sola ‘i’), potrebbe confondersi con il plurale di “dormitore”, voce arcaica, ma esistente. Pedanteria? Giudicate voi, amici.
Alcuni linguisti consigliano, in proposito, di segnare l'accento grafico sul plurale dei sostantivi in
 "-orio" per non confonderlo con il plurale di parole simili: direttòri (plurale di direttorio) e direttóri (plurale di direttore).



http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=33117&r=5059







lunedì 26 novembre 2012

Tener la carta bassa

Gli appassionati del gioco delle carte dovrebbero conoscere questo modo di dire, che si tira in ballo tutte le volte che qualcuno si comporta in modo tale da non lasciare trapelare minimamente le proprie intenzioni e agisce, quindi, con molta prudenza e cautela. L’espressione, in senso lato, sta a indicare anche l’imminente tradimento di qualcuno. La locuzione, dicevamo, viene – con significato letterale – dal gioco delle carte dove è estremamente importante non far vedere agli avversari il gioco che si ha in mano tenendo, per l’appunto, la carta bassa.

* * *

«L'italiano da regionale a virale»

Un articolo di Silverio Novelli

http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/scritto_e_parlato/regionale.html

domenica 25 novembre 2012

È proprio teterrimo






Stupisce il constatare che un grande vocabolario di prestigio, come il Treccani, non attesti un aggettivo di uso letterario: teterrimo. È il superlativo latino "taeterrimus", da "taeter" (tetro). Significa, quindi, "orrendo", "spaventoso", "tetro", "che incute timore", "nerissimo" e simili.

venerdì 23 novembre 2012

La muridofobia



Cortese dott. Raso,
la ringrazio vivamente per la sollecita risposta circa la corretta pronuncia del presente indicativo del verbo additare. Approfitto della sua squisita e non comune disponibilità per un altro quesito. Mia moglie non vuole mai scendere in cantina perché, dice, è invasa dai topi. Esiste un termine atto a indicare la paura per i topi? I vocabolari non mi sono stati di aiuto. Confido in lei.
Grazie se anche questa volta soddisferà la mia curiosità.
Cordialmente
Luigi P.
Ferrara

------------

Cortese amico, ha perfettamente ragione, il termine che lei desidera conoscere non è registrato nei vocabolari (quelli in mio possesso, per lo meno). Il vocabolo, comunque, esiste: MUSOFOBIA o MURIFOBIA o MURIDOFOBIA (dal latino 'mus, muris') o SURIFOBIA, quest’ultimo termine, dal ‘sapore’ barbaro, è tratto dal francese ‘souris’.

Veda anche questo collegamento: http://www.fobie.org/Musofobia.html  

giovedì 22 novembre 2012

Io àddito o addíto (pronuncia sdrucciola o piana)?

Cortesissimo dott. Raso,
un dubbio mi assilla da molto tempo, riguarda la pronuncia corretta del verbo “additare”: io àddito o addíto (pronuncia sdrucciola o piana)? Complimenti per il suo stupendo sito dal quale c’è sempre qualcosa da imparare.
Grazie
Un cordiale saluto
Luigi P.
Ferrara
-------------------

Gentile Luigi, innanzi tutto grazie per i suoi complimenti, che spero di meritare. Quanto alla pronuncia del verbo in oggetto, che significa “indicare col dito”, quella corretta è piana, io addíto. In linea di massima, nel corso della coniugazione i verbi devono conservare la medesima accentazione dell’infinito, o, meglio ancora, del sostantivo corrispondente. Le do il collegamento al Dizionario di Ortografia e di Pronunzia.

http://www.dizionario.rai.it/poplemma.aspx?lid=83180&r=2966  



mercoledì 21 novembre 2012

«Far giacomo giacomo»






È interessante quanto scrive la Crusca sul detto “far giacomo giacomo” (le gambe fanno giacomo giacomo).


Si clicchi su: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/per-storia-detto-gambe-fanno-giacomo-giacomo  




martedì 20 novembre 2012

Dar le pere...

Chi non conosce questo modo di dire, tuttora “in vigore”, che si suole citare quando si vuol mandare via qualcuno? L’espressione, però, in senso “moderno”, si adopera soprattutto riferita a una coppia che si separa o divorzia: Giovanni e Lucia, dopo molti anni di vita in comune, hanno deciso di darsi le pere. La locuzione, ci sembra superfluo spiegarlo, allude – naturalmente in senso figurato – al fatto che con la frutta, nella fattispecie le pere, il pranzo è terminato e gli ospiti possono essere congedati. E a proposito di pera, come non ricordare le espressioni “ragionamenti a pera” e “avere in testa una pera”? Anche qui la spiegazione e il significato delle predette locuzioni sono… ‘lapalissiani’: la pera, tra i vari frutti, presenta una maggiore varietà di forma, ma sarebbe meglio dire irregolarità e, quindi, in senso figurato, si adopera per indicare qualcosa di deforme, di sbilenco, di conseguenza irregolare nella forma e, per estensione, qualcosa di insensato di illogico. Di qui le espressioni sopra citate, appunto; quindi le locuzioni “a pera”…


lunedì 19 novembre 2012

Qualsiasi...

Due parole, due, sull’indefinito “qualsiasi”, adoperato, molto spesso, in modo errato. Per il suo uso corretto, ci affidiamo al linguista Giuseppe Pittàno.


«L’indefinito ‘qualsiasi’ (da qual + siasi = quale che sia) è solo aggettivo singolare invariabile e significa ‘qualunque’. Può precedere o seguire il nome: un ‘qualsiasi’ libro, una casa ‘qualsiasi’. Abbastanza usata in Toscana è la forma ‘qualsia’. Rare e antiquate le forme al plurale ‘qualsiansi’ e ‘qualsisiano’. I grammatici non accettano ancora l’uso di ‘qualsiasi’ come aggettivo relativo indefinito seguito da un verbo al congiuntivo o all’indicativo, uso però ormai largamente diffuso nel parlare quotidiano: ‘qualsiasi cosa tu dica, lui la crede’. È preferibile: ‘qualunque cosa tu dica, lui ci crede’».



domenica 18 novembre 2012

Patito e passionista

Riteniamo interessante riportare quanto scrive il linguista Luciano Satta a proposito di “patito” che - secondo i comuni vocabolari - significa ‘fanatico’, ‘appassionato’, ‘maniaco’ e simili.


«Per ‘appassionato’, ‘maniaco’, secondo noi questa parola va bene, anche perché è italiana. Si dica pure, dunque, “patito del calcio, di un’attrice, del ballo” e cosí via; che è fra l’altro ottima toppa invece degli stranieri ‘fan’ e ‘aficionado’. Ma per carità si faccia a meno, in questi significati, di ‘passionista’, come purtroppo si ode spesso in bocca toscana (noi abbiamo letto un “passionista” su un giornale; il giornalista, forse, era toscano? Ndr). Passionisti sono i frati di San Paolo di Ovada, che portano appesa al collo la croce della Passione; cosicché dire “passionista dei fumetti” farebbe pensare che una ventata di frivolezza abbia pervaso quegli austeri religiosi».