venerdì 10 ottobre 2014

Dare un aghetto per avere un galletto

Questo modo di dire è simile al detto - conosciutissimo e non abbisognevole di spiegazioni - "nessuno fa niente per niente" e si tira in ballo quando "disinteressatamente" si offre un piccolo dono contando di riceverne un altro di valore superiore. L'espressione - che oggi ha acquisito anche una connotazione maligna - trae origine dalla vita monacale femminile. Un tempo le religiose - al contrario dei frati - non andavano in giro per la questua, ma offrivano i loro lavori fatti con l'ago o l'uncinetto ('aghetto') in cambio di generi alimentari ('galletto') o altri beni. Con il tempo è nata la variante - dal "sapore" maligno - "fare come le monache che danno un aghetto per avere un galletto" riferita a una donna che si serve delle proprie grazie per fini lucrativi. L'aghetto di quest'ultimo modo di dire - oggi poco adoperato - è chiaramente una metafora: sta per il laccio che stringeva i capi d'abbigliamento femminili, tra cui il busto.

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Due parole, due, sull'uso corretto degli aggettivi numerali "frazionari". Occorre tenere presente che nella numerazione decimale la parte frazionaria deve essere separata dall'intero da una virgola: Luigi è alto m 1,75 (e i metri, i centimetri e via dicendo non debbono essere seguiti dal punto). Nei sistemi non decimali - come il caso delle ore - la virgola deve essere sostituita dal punto o, meglio ancora, dai due punti: sono le 10.45 (o 10:45). È errore madornale, dunque, dividere le ore dai minuti mediante una virgola. Siamo sicuri, però, che la nostra "predica" non sarà ascoltata. Continueremo a leggere, o meglio a "vedere" sulla stampa e sugli schermi televisivi le ore scritte in modo errato: la riunione del governo si terrà alle 16,30. Ma tant'è.

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