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lunedì 3 luglio 2017

Sgroi - Perché mai un "giudizio impressivo"?


di Salvatore Claudio Sgroi *



 1. L'evento. Nella rubrica «Il Tema» del mese di giugno, nel sito dell'Accademia della Crusca, dedicato a «I luoghi comuni sulla lingua sono duri a morire: meglio però sarebbe non insegnarli alla RAI», l'Autrice, nota accademica e storica della lingua, a un certo punto della sua più che opportuna denuncia si è così espressa:

«definire una lingua come più o meno raffinata, o anche più o meno pura, significa esprimere solo un giudizio impressivo, non dimostrabile sulla base di analisi linguistiche».

L'espressione «giudizio impressivo» in tale contesto -- ha fatto subito rilevare un lettore -- risulta adoperata col significato di «giudizio impressionistico», cioè basato «sull'impressione», «superficial[e], non comprovat[o] da alcun dato documentario». Tale uso è stato quindi ritenuto errato, sbagliato, (eufemisticamente) «poco accorto» sia perché a lui non familiare sia perché non confermato da un testo di riferimento come il dizionario di De Mauro (2000). Il termine "impressivo", raro, ovvero di basso uso, vale infatti dizionaristicamente: (i) «atto a comunicare un impulso o a trasmettere un movimento» e (ii) «fig., capace di suscitare un'impressione; impressionare, commuovere». E non già (iii) "impressionistico". Conclusione secca del lettore sulla scelta lessicale dell'Accademica: «mi pare che "meglio però sarebbe" avere anche più accortezza nell'uso del lessico, tanto più per un recensore accademico di puntate sbagliate, tanto più alla Crusca».

2. Un'analisi "laica". Il giudizio del lettore può essere definito "neopuristico", in quanto, come accennato, basato sul duplice criterio dell'autorità del dizionario (che non conferma l'accezione "impressionistico") e della competenza del parlante che non si riconosce in tale uso.

Quanto al costrutto «giudizio impressivo», il linguista (laico) si chiede però se si tratta di un uso strettamente personale, idiolettale dell'Accademica, un fatto "di parole" per dirla con Saussure (ovvero "di habla" secondo E. Coseriu), oppure di un uso "di langue", documentabile in altri parlanti.

Grazie a "Google (libri)", è in realtà possibile citare almeno tre precedenti esempi, in testi e di utenti non proprio incolti:

(i) Giorgio Bárberi Squarotti 1965: «il Manzoni appone continuamente il suo giudizio impressivo accanto agli eventi che ne vengono serrati in una necessità di [...]» (in Teoria e prove dello stile del Manzoni, Genova, Silva, p. 116).

(ii) Adriana Chemello 1995: «Un giudizio impressivo e fortemente sintetico si esplica attraverso il sensorio degli occhi» (Libri di lettura per le donne. L'etica del lavoro nella letteratura, Alessandria, Edizioni dell'Orso, p. 11).

(iii) Fabio Sangiovanni [2012]: «Si tratta della "chanson la plus enchanteresse en ancien français" – e classificata tra le reverdies – secondo il giudizio impressivo di Rosenberg che si accosta alla serie avviata da Gaston Paris per cui ci si troverebbe di fronte ad un "chef d’oeuvre de cette poésie printanière"» (Stati di imperfezione Indagini metriche (ed ecdotiche) sull’anisosillabismo nella versificazione romanza medievale con particolare riferimento alla lirica oitanica, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Padova, p. 278).

Se poi ci si interroga sull'origine di tale costrutto, il sospetto che possa trattarsi di un adattamento-calco sull'inglese "impressive judgment" è più che giustificato sia dalle numerose attestazioni in Google, che dal giudizio di una anglo-nativofona, da noi interpellata, per la quale "an impressive judgement" vale «che colpisce positivamente», ovvero «forte», anche «autorevole».

E se tale è l'accezione positiva di «giudizio impressivo» nei tre ess. di Google, il confronto con quello dell'Accademica fa emergere invece la differenza semantica, quasi idiolettale di quest'ultima. A questo punto, si può ipotizzare il processo, inconscio, della sottile pressione esercitata dall'inglese sulla storica della lingua. Percependo «giudizio impressionistico» come banale, la parlante è stata attratta dall'inglese "impressive judgement", di cui ha adottato il solo significante /impressive/ adattato fonicamente come [impressivo]. Un calco quindi fonico «giudizio impressivo», che ha sostituito il "giudizio impressionistico". Strutturalmente impress-ivo è aggettivo departicipiale (cfr. persuas-ivo, aggress-ivo, offens-ivo, permiss-ivo, ecc.) vs impression-istico aggettivo denominale.

Se questo è il possibile processo di formazione del sintagma nella grammatica inconscia della parlante, in termini strettamente normativi, c'è da chiedersi se tale uso idiolettale sia corretto. A nostro giudizio, sì: perché il significato è contestualmente chiaro, e perché il processo è proposto da un parlante non certamente incolto. Che poi tale uso possa diffondersi, lo deciderà la «massa parlante» della comunità.



* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania

Autore tra l'altro di
--Per una grammatica ‘laica’. Esercizi di analisi linguistica: dalla parte del parlante (Utet 2010);
-- Scrivere per gli italiani nell'Italia post-unitaria (Cesati 2013);
--Dove va il congiuntivo?  (Utet 2013);
-- Il linguaggio di Papa Francesco. Analisi, creatività e norme grammaticali (Libreria Editrice Vaticana 2016)


2 commenti:

Monmartre ha detto...

Mi spiace, ma i io continuerò a dissentare: il fatto che il significato sia comprendevole, non vuol dire che sia correggiuto.

Non solo: nella citazione 2 il giudizio di chemello {posso scriverlo minuscolo tanto si capisce a chi mi riferisco} può essere correttamente "impressivo" = che suscita impressione; non credo intendesse personale. E anche nell'1 e dal 3 non è cosí palese che s'intenda il giudizio personale di Manzoni e Rosenberg: l'autore avrebbe potuto voler intendere che i commenti di mAnZoNi e rosenBerg sono coinvolgenti.
Detto cio, non mi piace neanche il termine impressionistico (nè mi sembra particolarmente chiaro).

Cordialmente (e scherzosamente)

Monmartre

Monmartre ha detto...

Buon giorno,
aggiungo una considerazione. Partendo dal presupposto che le tre citazioni hanno usato “impressivo” in modo non tradizionale, tale usa è errato sotto tutti i punti di vista: è tradizionalmente errato per definizione, il presupposto di cui sopra; ed è errato sgroinamente, poiché io (come altri) non ne ho inteso il significato nuovo – in altrui parole “perché il significato NON è contestualmente chiaro” –. Ripeto quanto detto nel commento precedente: salvo ulteriori chiarimenti da parte dei tre autori, si può benissimo intendere che loro vogliono dire che le tre citazioni/commenti di altri suscitano impressione, non c’è nulla che dia per certo che intendessero che loro sono rimasti impressionati dai commenti/citazioni.

Buone vacanze