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martedì 7 aprile 2015

Insultare e denigrare


Sapete cosa facciamo metaforicamente quando denigriamo o insultiamo qualcuno? No? Vediamolo assieme, allora. Sappiamo benissimo - per "pratica" -  che denigrare significa "diffamare", "screditare", "togliere ad altri il buon nome con volontaria malizia". Quando denigriamo una persona, dunque, le togliamo il buon nome; ma come? Tingendolo di nero (metaforicamente). Denigrare propriamente vale, infatti, "tingere di nero" provenendo  pari pari dal latino 'denigrare', composto della particella intensiva "de" e "niger, nigri", nero. Adoperato estensivamente nel senso di "annerire il buon nome" il verbo in oggetto ha acquisito in lingua volgare (italiano) il significato figurato di "diffamare" tingendo di nero, appunto, il buon nome di una persona. Quando, invece, insultiamo qualcuno, vale a dire l'oltraggiamo, l'ingiuriamo, figuratamente gli "saltiamo sopra". Anche questo verbo è pari pari il latino "insultare", forma intensiva di "insilire", 'saltar su', formato con la particella "in" (su, sopra, contro) e "salire" (saltare). Non si dice, infatti, in senso figurato, che «quella persona mi è saltata addosso»? Vale a dire mi ha offeso, ingiuriato. E a proposito di ingiuria, cioè di offesa che lede moralmente, quando la "mettiamo in atto" non facciamo altro che una "cosa ingiusta"calpestando il diritto di una persona. Questo  vocabolo, infatti, è un derivato del latino "iniurius" ('ingiusto'), composto con il prefisso "in-" negativo e il sostantivo "ius, iuris", diritto. L'ingiuria. per tanto, è "tutto ciò che è fatto in onta al diritto di alcuno", quindi vale "danno", "oltraggio", "affronto". L'ingiuria, insomma, è ogni fatto detto o scritto dolosamente per "togliere il buon nome" a qualcuno ed è affine, quindi, ma non "uguale" alla denigrazione.

 

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