venerdì 4 aprile 2025

Sgroi - 195 - Sull’uso indebito delle parole, gli anglicismi e il gruppo Explicit

  




di Salvatore Claudio Sgroi 

 

  

1..L’evento giornalistico  


Nando Dalla Chiesa in un articolo su “Il fatto quotidiano” di lunedì 31 marzo p. 11, suggestivamente intitolato “Povera lingua italiana da ‘meccia re’ all’Inps borbonica: ridateci Nanni Moretti”, ha denunciato il comportamento scorretto, una vera e propria sopraffazione, dell’Inps e un uso invero neopuristico di un anglicismo. 

 

  1. Sopraffazione linguistica 


Il noto sociologo, figlio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa assassinato dalla mafia, aveva ricevuto dall’Inps una ingiunzione di pagamento “entro 30 giorni” per “somme indebitamente percepite”. In realtà, l’Inps, sbagliando, gli aveva corrisposto circa 600 euro in più. Ma anziché scusarsi per il proprio errore col conseguente fastidio creato al contribuente per la restituzione, aveva, come si dice dalle mie parti, “preso di sopra”, attribuendogli un comportamento illecito, di cui era responsabile proprio l’Inps. 

 

1.2..L’anglicismo 


Da un altro punto di vista, lo stesso Dalla Chiesa ha lamentato (invero neopuristicamente) l’uso dell’anglicismo adattato mecciare, dall’ingl. to match ‘combaciare’, colto in bocca a uno studente durante una seduta di laurea: “se noi mecciamo questi due elementi”, che a lui ha fatto pensare quasi a un derivato del nome del cantante Gianni Meccia, autore di due noti brani quali “Il barattolo” e “il pullover”. 

 

1.3..Una invenzione non proprio recente 


Invero, il verbo mecciare, o matchare, non è un neologismo recentissimo. Stando a Google, il termine aveva attirato l’attenzione fin dal luglio 2012, in quanto vocabolo “coniato dall’ex-calciatore Beppe Dossena: “Dobbiamo mecciare le situazioni”, nelle telecronache calcistiche: “occorre mecciare i reparti”. E nel 1997 Beppe Severgnini ne L’inglese. Nuove lezioni semiserie (Rizzoli, pp. 42-43) aveva scritto: 

Nell’ottobre 1996 il presidente dell’Inter [Masimo Moratti] annunciò, che ‘non poteva mecciare l’offerta per Ronaldo”, nel senso di ‘far [coincidere] la stessa offerta per Ronaldo’. 

 

2..Il gruppo Explicit 


È di qualche giorno fa la notiziaNasce il gruppo Explicit per la restituzione dei prestiti linguistici di Antonio Zoppetti. <https://italofonia.info/nasce-il-gruppo-explicit-per-la-restituzione-dei-prestiti-linguistici/>, pubblicato nel blog Diciamolo in italiano. 

Invero Ri-nasce il gruppo Explicit, in quanto nato parecchio tempo fa.  

L’intento è quello di “esprimere un parere sulla sopportabilità – quantitativa e qualitativa – delle parole inglesi che stanno ibridando l’italiano, per es. whatsappare, computerizzare, clownterapia, libro-game, shampista. Attraverso la riflessione e lo sviluppo di una migliore coscienza linguistica e civile, [si] vuole de-anglicizzare il lessico degli operatori della comunicazione, dei giornalisti, dei politici e di tutti i collaborazionisti della dittatura dell’inglese imposta alle masse e alla lingua comune. 

Il gruppo Explicit rileva che “La maggior parte [degli anglicismi] arrivano dagli Stati Uniti, ma non mancano anche i vocaboli inglesi (come tunnel, meeting o sandwich) e altri ancora che provengono da Israele (green pass, Gaza City, West Bank) o da altri Paesi anglofoni o anglicizzati (come apartheid che proviene dal neerlandese o boomerang dall’Australia). E osserva ancora la duplice pronuncia, rispettivamente inglese e americana, nel caso di privacy: prìvasi” e “pràivasi. E pone anche il problema degli “pseudoanglicismi” quali beauty case, smartworking, autostop, autogrill, footing. Così nel caso di basket mentre  anglofoni parlano di basketball – noi lo usiamo al posto di pallacanestro; mobbing, che in inglese non indica affatto una persecuzione nell’ambiente lavorativo, o come dressing che sarebbe un condimento per l’insalata e non il modo di vestire (cioè il dresscode)”.  

 

2.1. I prestiti di necessità 


Dinanzi ai prestiti di necessità, che come tutti i linguisti sanno sono appunto necessari e dunque non se ne può fare a meno”, es. mouse, la trovata, puramente logicistica, del Gruppo Explicit, è contrabbandata come “soluzione rivoluzionaria”, ed è quella di creare nuove parole italiane; ovvero sostituirlo con “topo inglese”, sull’esempio di chiave inglese o zuppa inglese, se non quella  ditopo americano” sul modello di sogno americano. 

 

2.2. E i calchi? 


Invece, in maniera non poco contraddittoria il gruppo Explicit e i neopuristi non si scandalizzano dei calchi, ovvero prestiti semantici e strutturali, camuffati fono-graficamente e di più difficile identificazione, come il termine anglosfera nell’espressione Le reazioni dell’anglosfera” lì adoperata. Come indicato in Treccani, si tratta di un “composto dal confisso anglo- aggiunto al s. f. sfera, ricalcando l’ingl. anglosphere, attestato per la prima volta in quella lingua nel romanzo di fantascienza The Diamond Age di Neal Stephenson (1995). 

 

 

2.3. Auto-ironia 


Ma l’art. del gruppo Explicit non sembra privo di auto-ironia in più luoghi quando sottolinea “La trattativa sulla responsabilità dei prestiti tra il primo ministro inglese Keir Sturmer e Donald Trump” a proposito della pronuncia inglese e americana di privacy (ovvero privasi e praivasi). 

O quando presenta “L’accordo Italia-Albania per i centri di stoccaggio delle parole ibride come chattare (libro rosso) degli speudoanglicismi come autogrill (libro blu)”, con le foto della Meloni e del presidente dell’Albania. 

 

2.4. Auto-ironia al colmo 


L’auto-ironia sembra giungere al colmo quando lo stesso art. illustra “Le contromisure degli USA” ovvero “La risposta di Trump: il decreto di deportazione degli italianismi (poi sospeso per non aver raggiunto il numero legale)”, con la foto di Trump che mostra “Pizza, Mandolino, Cappuccino, Mafia .. back in Rome!”. 

“Per ogni anglicismo che sarà restituito, deporteremo dieci italianismi a Roma” ha dichiarato Trump che sta valutando l’idea di introdurre anche i dazi lessicali. I suoi consiglieri, tuttavia, premono per evitare questa soluzione che si esaurirebbe nel giro di pochi minuti, visto che a parte pizza, mandolino e cappuccino gli italianismi sono stati di solito adattati in inglese e dunque non sono tecnicamente restituibili. 

“La trovata di Trump rischia insomma di rivelarsi un boomerang, perché parole come design, sketch, novel, bank, mascara e tutte le altre derivano certamente da disegno, schizzo, novella, banca e maschera, ma dopo il restyling sono diventate a tutti gli effetti inglesi, e dunque se non si possono considerare parole “italian sounding” non possono essere restituite, anzi, a norma di legge siamo noi che dovremmo rispedirle al mittente, invece di farne il plus del made in Italy. Inoltre – mentre da noi tra gli addetti ai lavori dilaga l’idea che esistano i “prestiti di necessità”, il concetto di “italianismi di necessità” non trova corrispondenza nella mentalità anglofona. “Italianismi di necessità? Ma che cavolo state dicendo?” ha chiosato il responsabile della comunicazione di Eleno Mask – come da oggi si dirà in Italia – estremamente preoccupato dal fatto che dovrà cambiare tutta la terminologia delle sue interfacce a partire da X e tradurle in italiano, invece di colonizzare il mondo con i followers, gli hashtag, le newsletter e tutte le altre espressioni itanglesi con cui le multinazionali d’oltreoceano ci stanno rimbecillendo da decenni”. 

 

Sommario 

1..L’evento giornalistico  

1.1..Sopraffazione linguistica 

1.2..L’anglicismo 

1.3..Una invenzione non proprio recente 

2..Il gruppo Explicit 

2.1. I prestiti di necessi 

2.2. E i calchi? 

2.3. Auto-ironia 

2.4. Auto-ironia al colmo 






















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