sabato 19 gennaio 2019

Sgroi - Un tormentone: "Qual'è" e/o "qual è"?

di Salvatore Claudio Sgroi *

1. Giudizio tradizionalista prudente
Decisamente un tormentone la questioncella del "qual è" (senz'apostrofo, apocopato) e/o "qual'è" (con elisione), in cui non si poteva non tirare in ballo l'Accademia della Crusca. Che con un suo accademico, lo storico della lingua Paolo D'Achille, ha ora espresso nel "Tema del mese" di gennaio 2019 Qual è il problema? L’ortografia!  un giudizio normativo, prudente, quasi salomonico, in continuità con la posizione tradizionalista assunta in un intervento del 2002 da Raffaella Setti nel sito della Consulenza. L'amico e collega linguista D'Achille ritiene infatti di "poter continuare a consigliare (consigliare appunto, non imporre)", sottolinea, la "norma tradizionale" dell'apocope, "qual è", senza l'apostrofo. Implicitamente, D'Achille riconosce così come non errata la forma apostrofata "qual'è".


2. Una "quisquilia" ortografica 

  Nella sostanza, un problemino -- il qual(')è -- più che "marginale" dell'ortografia,  pur per altri aspetti importante, come conclude alla fine Paolo D'Achille. Una "distinzione [grafica] artificiale", quella tra "elisione" e "apocope", come riconosceva Bruno Migliorini, l'elemento comune essendo piuttosto la cancellazione fonologica di una vocale. Una "quisquilia" ortografica (avrebbe detto qualcuno) che rischia di far dimenticare che il problema centrale della lingua, per bambini e adulti, è piuttosto quello della verbalizzazione, della capacità cioè di tradurre i propri pensieri in parole chiare e comprensibili, situazionalmente adeguate, per i nostri interlocutori. 
Ma la discussione può essere rilevante se si "attenzionano" i criteri utilizzati di volta in volta per decidere se un uso linguistico rientra o no nella norma, ovvero se rientra nella "norma colta" o nella "norma popolare".

3. Il criterio del giudizio tradizionalista e gli usi degli italofoni e degli italografi colti
Il criterio alla base della norma "consigliata" da P. D'Achille è quello puramente quantitativo: la grafia "qual è" "sembra" all'A. "ancora maggioritaria".
Ma D'Achille sorvola o sottovaluta due aspetti del problema degli italofoni e degli italografi colti.
La forma apocopata ("quale + è" > qual è; "quale + era" > qual era) riflette innanzitutto l'uso dell'italiano antico, rimasta in forme cristallizzate come qual buon vento, in un certo qual modo, e univerbate come qualsivoglia, qualsiasi, mentre l'italiano contemporaneo nel caso di "quale" non apocopa più. Comunemente si dice per es. "con quale ragazzo" e non già "*con qual ragazzo", e si può elidere quale solo dinanzi ad è/era (qual'è, qual'era).
Poi, la forma apostrofata (qual'è) ha dalla sua non solo "la stampa" (già ricordata nel 2002 dalla Setti), ma non pochi italografi colti. Che costituiscono un criterio essenziale per legittimare come corretto un qualunque uso, non accennato dall'A. Nel 2010, e poi nel 2013 e nel 2016  ("qual'è" (sic!) laicamente con apostrofo) ricordavo il qual'è in R. Saviano, L. Pirandello, T. Landolfi, negli scrittori del premio Strega (G. Berto 1947, A. Palazzeschi 1948, C. Malaparte 1950, A. Moravia 1952, I. Calvino 1952, E. Morante 1957, M. Tobino 1962, G. Arpino 1964, G. Parise 1965). A cui è da aggiungere il duplice qual'è di L. Sciascia in Il contesto (1971, ried. 2012), indebitamente corretto in "qual è" dagli editori (Einaudi 1971 e Bompiani 1989), come evidenziato da P. Squillacioti (2012). E poi c'è la esemplificazione in L. Satta 1989, Matita rossa e blu. Lo stato della lingua italiana nell’esame spietato ma scherzoso compiuto su 110 scrittori contemporanei. Senza voler ricordare gli ess. ottocenteschi [1859-1892] in Una di lingua, una di scuola. Imparare l’italiano dopo l’unità, a cura di G. Polimeni (2012), o il "qual'era" del Mastro-don Gesualdo, non sono certamente senza significato gli usi degli stessi grammatici e linguisti del '900. La grammatica degl'Italiani di Trabalza-Allodoli (1934 e 1952) riporta come es.: "l'interpunzione, qual'è stata stabilita" (e non si tratta di un refuso, presente com'è in tutte le edizioni). E anche in G. Devoto (1955): "Qual'è la differenza tra dialetto e lingua?". Un es. appare in G. Nencioni: "Ma cos’è, in concreto la storia d’una lingua? Qual’è il suo oggetto, quali i suoi limiti?" (Lezioni di Glottologia 1945). Lo stesso testo nella rist. del 1951 viene ritoccato con la forma piena: "Quale il suo oggetto".

 Ancora Nencioni in La Crusca risponde osservava: "continua anche presso persone colte e scrittori professionali, l'apostrofazione di qual' in qual'uomo, qual'eroe, qual'idea, nonostante l'esistenza di qual fortuna e la dissuasione dei grammatici odierni".

Ancora due ess. affiorano nella trad. it. 1988 di L. Hjelmslev Principi di grammatica generale (con note autografe): (i) "Qual'è dunque la differenza tra un aggettivo e un verbo?"; (ii) "non sappiamo ancora qual'è la vera natura del morfema".

4. Conflitto tra l'inconscio (elisione) "qual'è" e il superego (apocope) "qual è"
Nel Tema del Mese interviene Luca Passani, collaboratore del giornale on line La Voce di New York, per ribadire la sua posizione sulla necessità della ristandardizzazione della grafia con apostrofo qual'è, di cui si dovrebbe far carico la Crusca. E poi il lettore Tommaso Petrolito, che col suo outing grammaticale, del 15 gennaio, costituisce, a mio giudizio, una sofferta testimonianza del dissidio tra la grammatica dell'inconscio del parlante ora affiorata nella sua coscienza, nel suo "io", e la grammatica del superego della scuola. Il dissidio tra le due grammatiche è risolto dallo scrivente (con soddisfazione per Paolo D'Achille, ritengo) a favore del superego grammaticale, ma con dubbio:
"non sono più sicuro -- dichiara -- che in 'qual è' la mia coscienza linguistica stia applicando un troncamento".
Ovvero: "Inizio ad avere la sensazione che mentalmente la mia coscienza linguistica abbia sempre di fatto compiuto elisione di 'quale' e che io mi stia solo forzando a fare uso della forma tronca 'qual'".
"Essendo stato abituato sin da piccolo ad applicare la regola senza troppe domande -- continua il lettore -- è possibile che mi risulti ovvio e scontato (oltre che graficamente gradevole al contrario di 'qual'è') il troncamento in 'qual è' più per abitudine alla corretta scrittura che per convinta applicazione del troncamento".
Alla fine prevale il superego:
"Nel dubbio continuo a scrivere lo standard 'qual è'. Ma il dubbio resta...".

5. I Grammatici prescrittivisti in contrasto (1918, 1951, 1964)
L’atteggiamento prescrittivista al riguardo è almeno già primo-novecentesco. Per P.G. Goidànich (1918) Grammatica italiana ad uso delle scuole, qual'è è un "errore grave".
Una posizione ‘morbida’, che richiama quella di Paolo D'Achille, è quella di Battaglia-Pernicone 1951: “si dirà […] qual era, qual amico, qual audacia, a preferenza di […] qual’era, qual’amico, qual’audacia”.
L'uso è invece “codificato” e difeso a spada tratta da un pur purista qual'è Franco Fochi fin dal 1964. Nel suo L’italiano facile. Guida allo scrivere e al parlare l'A. ritiene “giusta, aggiornata, legittima soltanto la grafia qual’è (eccetera)” (p. 97).

6. Conclusione
La diffusione della forma con apostrofo, su ampiamente documentata in testi colti, impedisce di ritenere "errata" tale grafia. Google 18 gennaio 2019 dà le seguenti cifre quanto alla diffusione delle due forme:
<qual'è> 52.100.000 "risultati";
<qual è> 10.600.000 "risultati".
Un rapporto quindi di quasi 5 a 1.
 La forma con elisione "qual'era" è invece leggermente inferiore a quella con troncamento:
<qual'era> 4.720.000 "risultati";
<qual era> 5.009.000 "risultati".
Gli italografi, se lo vorranno, potranno decidere di eliminare tale oscillazione o deriva ("drift") a favore di una sola grafia, realizzando così un cambiamento (orto)grafico (giusto le indicazioni di L. Renzi 2012, Come cambia la lingua), e stando a Google avvantaggiata sarebbe (5: 1) la forma apostrofata.

* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania












9 commenti:

Monmartre ha detto...

Buon giorno,
posso sapere dal porfessor Sgroi come sia risucito a cercare le occorrenze in Google per "qual'è"? Io ottengo per entrambi la stessa numerosità, circa 54 milioni.
Infatti cercando "dell orto" la quasi totalità dei risultati è per "dell'orto".

Monmartre ha detto...

Buon giorno,
posso sapere dal porfessor Sgroi come sia risucito a cercare le occorrenze in Google per "qual'è"? Io ottengo per entrambi la stessa numerosità, circa 54 milioni.
Infatti cercando "dell orto" la quasi totalità dei risultati è per "dell'orto".

Monmartre ha detto...

Ho fatto un po' di ricerche e in rete è detto sempre che i motori di ricerca non considerano gli acritici.
NGRAM di Google, invece, ne rileva la presenza e il collegamento sottostante mostra chiaramente un aumento del corretto "qual è" rispetto all'ignorante "qual'è". (Ignorante poiché chiedo apposta a chi lo utilizza di motivarlo e nessuno lo motiva come, correttamente, fa il professor Sgroi.)

https://books.google.com/ngrams/graph?content=qual+%C3%A8%2C+qual%27%C3%A8&year_start=1500&year_end=2000&corpus=22&smoothing=6&share=&direct_url=t1%3B%2Cqual%20%C3%A8%3B%2Cc0%3B.t1%3B%2Cqual%27%C3%A8%3B%2Cc0

Ines Desideri ha detto...

Intervengo, brevemente, sul "tormentone" ("Qual'è e/o qual è?"): un vero tormento...ne.
Non intendo esprimere la mia opinione - poca cosa rispetto a quanto autorevoli studiosi hanno scritto e continueranno a scrivere, a tale proposito - ma condividere la mia esperienza di studentessa, dalla prima elementare in poi.
Le/gli insegnanti - non una/uno: tutti - sostenevano che si potesse/poteva scrivere sia "qual è" sia "qual'è": a noi la scelta della forma che preferivamo.
Se ora qualcuno venisse a dirmi che i miei insegnanti erano incompetenti, mi offenderei, perché sono convinta che non lo erano. Non lo erano.

Per Monmartre.
Nel suo primo commento ho notato due refusi: "porfessor" e "risucito". Spero che li abbia notati anche lei.
Considero evidente che lei ritiene corretto "qual è" ed errato "qual'è". Potrebbe, però, gentilmente spiegarmi bene il significato reale (ossia non ambiguo, come a me sembra) del suo "ignorante qual'è"?
Non a colpi di occorrenze, per favore.
Mi perdoni l'ardire: trovo sgradevole, e persino un po' infantile, il vocabolo "apposta": meglio scrivere "di proposito", "intenzionalmente". Concorda?

Per il dottor Raso.
Non conosco e non comprendo il motivo per cui non vengono pubblicati i commenti anonimi.
Mi aiuti a conoscerlo e io proverò a comprenderlo.

Ringrazio e saluto cordialmente
Ines Desideri

Fausto Raso ha detto...

Gentilissima Ines,
i commenti anonimi non vengono pubblicati per scoraggiare le persone che non si assumono la responsabilità di quanto scrivono. So - è ovvio - che si può ricorrere a nomi inventati (come Poldo, che si definisce linguista ma non vuole mostrare la sua "faccia") però...
Un cordiale saluto
FR

Ines Desideri ha detto...

Nel mio commento ho trovato un errore: "ossia non ambiguo, come a me sembra".
Poiché la spiegazione data da Monmartre a me sembra ambigua, avrei dovuto scrivere: "che non sia ambiguo, come a me sembra".
Chiedo scusa.
Ines Desideri

Monmartre ha detto...

Buon giorno,
mi scuso per i refusi: non li avevo visti (altrimenti li avrei corretti).

Per Ines
Personalmente la locuzione "a bella posta" mi è sempre piaciuta. Rispetto ai sinonimi da lei suggeriti, mi dà l'idea di un'azione intenzionale, ma al contempo manifesta. (Non mi sembra di fatti d'usare "apposta" in frasi negative.)
Per quanto concerne "l'ignorante qual'è", l’aggettivo è dovuto al fatto che, a parte il professor Sgroi, nessuno ha mai motivato la scelta (sempre che sia una scelta). Di solito la prima risposta che ricevo è “Hai ragione” (probabilmente anche i loro professori dicevano che l’apostrofo era un errore), ma poi aggiungono qualcosa di simile a: “Ma tanto si capisce”, “Ma lo vedo scritto sui giornali”, “Quando lo scrivo non ci penso”... Ecco: non è una scelta ponderata, è ignoranza, mancanza di rispetto per la regola, per la maggioranza delle persone che non usano l’apostrofo e per l’intelligenza (la pigrizia non è una scusante quando si sa di sbagliare).

Luca ha detto...

Fatico a capire espressioni tipo "mancanza di rispetto per la regola".

Intanto è oramai chiaro che non esista nessuna istituzione in grado di emanare regole sulla lingua, ma solo la Crusca e grammatici che interpretano l'uso corrente. Riguardo al qual'è, è ovvio che la logica dell'apocope fa acqua da tutte le parti: dal momenti che si dice quale davanti a tutte le forme del verbo essere che inizino con consonante, la regola generale porta dritti dritti a indicare l'elisione come corretta!

Che problema c'è quindi se scriventi italiani decidono di usare quella forma? Trovo disdicevole che gente che magari non ha mai scritto neppure un raccontino si senta autorizzata a scagliarsi pubblicamente contro altri col ditino alzato in nome di una difesa di uno stile di scrittura desueto e ottocentesco. Tanto più se si considera che si parla di permettere entrambe le forme e non di cambiare la "regola" (parola ambigua che indica sia la legge che l'usanza).

Saluti

Luca Passani

Ines Desideri ha detto...

Gentile Monmartre,
la ringrazio per avermi risposto, ma le confesso che non concordo con lei.

A mio avviso, "a bella posta" e "apposta" non possono essere usati indifferentemente e, per quanto riguarda me, disdegno il vocabolo "apposta" persino nel linguaggio informale.
Non trovo gradevole la forma "Personalmente... mi è sempre piaciuta".
Quanto alle risposte da lei ricevute, in merito a "qual è/qual'è", ovviamente non posso metterne in dubbio la veridicità, ma le assicuro che sono moltissime le persone che - con assoluta consapevolezza e accurata ponderatezza - hanno scelto e adoperano la forma apostrofata "qual'è".
Personalmente non le considero ignoranti, non sono affatto convinta che manchino di rispetto alla regola (quale regola?) oppure alla "maggioranza delle persone che non usano l'apostrofo".
L'intelligenza è altro, tutt'altro. Per fortuna.
"La pigrizia non è una scusante quando si sa di sbagliare": non sono affatto convinta che scrivere "qual'è" sia un errore.

Cordialmente
Ines Desideri