sabato 19 febbraio 2022

La "nascita linguistica" del monello


 L' "origine etimologica" di "monello" secondo il vocabolario Treccani (in rete): monèllo s. m. (f. -a) [prob. der. di Mone, accorciamento fam. di Simone, incrociato per il sign. con mòna «scimmia»]. – 1. Ragazzo molto vivace, insofferente di disciplina, facile all’impertinenza, al chiasso e alle piccole mariolerie: un branco di monelli; un m. di strada. Come vezz. affettuoso, riferito a ragazzo vivace e spigliato: sei un caro m.; è un m. con due occhi vispi e maliziosi. 2. ant. a. Furfante, ladro: Se il m. ha le man fatte a oncino, Per gire a sgraffignar nel vicinato (L. Lippi); anche, mendicante che finge di avere un’infermità: per «monelli» intendiamo quei poveri che si fingono stroppiati, malati, impiagati, o morti dal freddo per muover le persone a far loro elemosine (P. Minucci). b. Con valore di agg., furbo, malizioso, scaltro: Sebbene i’ fo il merlotto Son di molto monello (F. Baldovini). c. Al femm., monella, baldracca. ◆ Dim. monellino, monellùccio; pegg. monellàccio.

E quella secondo il dizionario etimologico di Ottorino Pianigiani:



A chi dobbiamo dare ascolto? Per entrambi, comunque, l'origine è incerta.

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La lingua "biforcuta" della stampa

Il meglio è nemico del bonus. Il libricino per l'Isola deserta

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Per il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia, la grafia corretta è "libriccino" (con due 'c'):



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Foligno, l’ambasciatrice italiana a Camberra precipita dal terrazzo e muore

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La capitale dell'Australia si scrive con la "n" (Canberra), non segue le regole "orto-fonologiche" della lingua italiana. 


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IN AMERICA

Covid, Biden estende l’emergenza nazionale oltre il 1° marzo. Nuove accuse alla Cina sull’origine del virus in laboratorio a Wuhan

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Continuano a scrivere in modo errato il primo giorno del mese. Correttamente: il 1 marzo (1 senza esponente).



(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi: saranno prontamente rimosse)


venerdì 18 febbraio 2022

Andiamo in "ballería"

 


Ciò che stiamo per scrivere farà rabbrividire o sbellicarsi dalle risa linguisti e lessicografi, siamo consapevoli di ciò e se... ciò avverrà, la cosa ci lascerà nella "piú squallida" indifferenza. Intendiamo proporre un termine da sostituire a "discoteca", che, nel linguaggio comune,  indica un "ritrovo dove si può ballare al suono di una musica precedentemente registrata":  ballería. La discoteca, stando all'etimologia, è una "raccolta di dischi" e non un luogo dove si può ballare. Il termine, nell'accezione di "ritrovo per ballare", è stato coniato sulla scia del francese "discothèque". "Ballería" (in alternativa "danzería", anche se 'danza' è di provenienza barbara e ha una sfumatura diversa) ─ secondo chi scrive ─ ha tutte le carte in regola per salire agli onori dei vocabolari essendo un sostantivo composto con "ballo" e il suffisso "-eria", sulla scia di "birreria", "acciaieria", "distilleria", "furberia" ecc. 

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La stampa continua, "imperterrita", a "propinarci" articoli ricchi di frasi ambigue chiamate "anfibologie" (si veda qui). Poiché l'argomento ci sembra della massima importanza in quanto l'anfibologia "spiazza" il lettore non avvezzo ai fatti di lingua, vediamo qualche esempio di frasi ambigue ("anfibologiche") in cui il lettore può essere tratto in inganno. In parentesi la frase disambiguata ("deanfibolocizzata"):  lo scopo che si prefigge l'inchiesta è di scoprire il vero colpevole (... che l'inchiesta si prefigge...); nel fondo della stalla si trovava l'animale che prediligeva il piccolo Francesco (che il piccolo Francesco prediligeva); la piccola principessa che amava il re era di una bellezza indescrivibile (che il re amava); la bestia che aveva ucciso il cacciatore era una magnifica tigre (che il cacciatore aveva ucciso); i fiori che coltivano i giardinieri comunali, con maggiore cura, sono le rose e le violette (che i giardinieri comunali coltivano).


 

(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi: saranno prontamente rimosse)

giovedì 17 febbraio 2022

Vocaboli italiani adoperati "alla gallica"

 


Prima di vedere quali sono i costrutti (o parole) italiani adoperati "alla gallica" occorre fare una necessaria premessa: le parole che vedremo esistono sí, nella lingua di Dante, ma da noi hanno un significato diverso da quello che hanno nella lingua d'oltr'Alpe. E adoperarle in questa seconda accezione ─ a nostro modo di vedere ─ è un uso improprio, se non errato. Vediamo, dunque. In parentesi le parole "corrette": oggi quel ragazzo, un tempo timido e impacciato, è una celebrità (persona celebre); tutto il mondo (tutta la gente) parla dell'avvenimento; per arrivare puntuali dobbiamo sortire (uscire) di casa un'ora prima; fin da fanciullo Giacomo Leopardi mostrò di possedere un grande talento (ingegno); ti prevengo (avverto, comunico) che lo spettacolo è stato rinviato a data da stabilire; gli ospiti, gentilissimi, ci colmarono di attenzioni (cortesie); non merito il rilievo (rimprovero, accusa) che mi fai in quanto è assolutamente ingiustificato; fai vedere a Giovanni il piano (disegno) dell'appartamento che prenderemo in affitto; il bordo (l'orlo) dell'abito che indosso è già un po' consumato; mi sono procurato una buona piazza (un buon posto) per godermi lo spettacolo; il concerto è stato aggiornato (rimandato) per l'indisposizione del pianista. Pedanteria?

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La parola proposta da questo portale, tratta dal GDU (De Mauro): lacerío. Sostantivo deverbale, da lacerare, sul modello di mormorío, da mormorare: suono assordante e prolungato.

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La lingua "biforcuta" della stampa

IL CASO

La Scala rinuncia alla tournèe in Egitto dopo le proteste dei sindacati: “Non nel paese che nega le verità su Giulio Regeni”

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Correttamente: tournée (accento acuto). Paese (P maiuscola, trattandosi di una nazione).

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La lingua "biforcuta" della stampa

COVID / LE MISURE

Capienza al 75% negli stadi e ritorno del consumo di cibi e bevande nei cinema. Bocciata l'abolizione del Green Pass dal 1° aprile

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Correttamente: dal 1 aprile (1 senza esponente). Il primo giorno del mese è un numero ordinale, si scrive, pertanto, come si pronuncia (vale a dire: il numero si scrive con il cardinale ma si pronuncia “ordinale”). 

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BARI

Uomo di 55enne muore dopo attesa di sei ore al pronto soccorso: la famiglia denuncia ritardo nelle cure

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Correttamente: o uomo 55enne o uomo di 55 anni.




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mercoledì 16 febbraio 2022

Il palazzo, il palato e la garrota

 


Sembra strano, ma il palato, vale a dire ─ come recitano i vocabolari dell'uso ─ «la volta della cavità boccale sia nell'uomo sia nei vertebrati in generale» è strettissimo parente del palazzo che ─ sempre come recitano i vocabolari ─ è «un edificio di notevoli dimensioni, proporzioni e pregio architettonico, adibito a dimora di re, principi o sede di pubblici uffici». Ma donde viene questo "palazzo" e perché è imparentato con il "palato"? Andiamo, succintamente, con ordine. Il palazzo, dunque, è il latino "palatium", con evidente riferimento alla dimora dell'imperatore Augusto, che aveva fissato la sua "casa" sul colle Palatino (Palatium). In seguito fu chiamato palazzo, per estensione, qualunque tipo di costruzione per abitazioni e no. E il palato? È presto detto. Poiché la caratteristica architettonica del "palatium" era la volta fu chiamata "palato" la cavità a volta della bocca.

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Chissà per quale "oscuro" motivo le esecuzioni capitali eseguite mediante una scarica di fucile sono chiamate "fucilazioni"; quelle eseguite con l'impiccamento sono definite "impiccagioni" e quelle tramite strangolamento con la garrota sono dette "garrotamenti". Tutti e tre i lessemi sono dei deverbali provenendo dai rispettivi verbi (fucilare, impiccare, garrotare); i primi due con l'aggiunta del suffisso "-ione", il terzo con l'aggiunta del suffisso "-mento" (fucilazione, impiccagione, garrotamento). Perché, dunque, questa disparità di "trattamento"? Ancora. Perché si può dire, correttamente, "impiccamento" e non "fucilamento"? Quest'ultimo termine, comunque, si trova in numerose pubblicazioni. Dimenticavamo: il Tommaseo-Bellini lemmatizza "decapitamento", sinonimo di decapitazione, ma non, stranamente, garrotamento. Garrotazione, comunque, si può leggere qui. Se qualche linguista...

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La parola proposta da questo portale: ametodo. Si dice di docente che non segue alcun metodo d'insegnamento. Alla lettera: privo di metodo. Dalle voci greche "a privativo" e "methodos" (metodo).


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Ucràina o Ucraìna?

A proposito della crisi in Ucraina la cui accentazione oscilla (ora con l'accento sulla "a" ora con l'accento sulla "i"), chi scrive propende per l'accento sulla "a" (Ucràina) quando si parla della nazione (quindi sostantivo), con l'accento sulla "i" in funzione aggettivale (il problema ucraìno). Ma sentiamo il parere della Crusca.



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martedì 15 febbraio 2022

Un falso errore ("se non vado errato")


 Un cortese blogghista ci invita a condannare, da questo portale, le espressioni - piuttosto ricorrenti - entro e non oltre e se non vado errato. Per quanto attiene alla prima locuzione lo abbiamo già fatto - qualche tempo fa, se non ricordiamo male - in un intervento intitolato La tautologia. Con questo termine, che deriva dal greco e significa “ripetizione del già detto”, non si intende un ‘pleonasmo’ (parola superflua) ma una ripetizione, appunto e molto spesso è un vero e proprio errore di grammatica. È una tautologia, per esempio, il ‘classico’ requisiti richiesti. Requisito (“res quaesita”, cosa richiesta) significa già ‘richiesto’, come entro significa già ‘non oltre’. Gli annunci della Rai sono pieni di tautologie: “... la domanda va presentata ‘entro e non oltre’ il  cinque aprile...”. Riguardo alla locuzione “se non vado errato” - che secondo il nostro interlocutore è ‘sballata’ e va sostituita con ‘se non erro’, 'se non cado in errore' e simili - si tratta di una locuzione avverbiale perfettamente in regola con le leggi grammaticali - quindi non condannabile - e adoperata da fior di scrittori. Uno di questi è Giacomo Leopardi, come possiamo leggere in un intervento di Giovanni Nencioni sulla "Crusca".

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Un po' di "ortodossia linguistica"

Prosieguo e non proseguo, anche se in uso.
Quadricromia — questa la sola grafia corretta — non quattricromia né quattrocromia.
Quadrilingue — è un aggettivo. Nella forma plurale cambia la desinenza e in i: uomo quadrilingue al plurale sarà uomini quadrilingui.
Quadrumviro e quadrunviro — ambe (sic!) le grafie sono corrette
Qualcheduno è forma popolare, da evitare, per qualcuno
Qualora — congiunzione che significa se, quando, ogni volta che, dato che, ecc., si scrive senza apostrofo.
Quanto meno — errato l'uso di questa locuzione nell'accezione di almeno, per lo meno. Non diremo, quindi, gli scriverò o quanto meno gli telefonerò, ma, correttamente, gli scriverò o per lo meno (almeno) gli telefonerò.


 

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lunedì 14 febbraio 2022

Succubo (non succube) è l'uomo; la donna, invece, è succuba

 


 Sappiamo benissimo che alcuni vocabolari ammettono la bontà del termine succube tanto per il maschile quanto per il femminile; classificano, cioè, l’aggettivo (ma anche sostantivo) tra quelli che appartengono alla seconda classe la cui terminazione in -e è valida sia per il maschile sia per il femminile.

Per alcuni dizionari, insomma, succube sarebbe come gli aggettivi ambivalenti facile, difficile, forte, deteriore, ecc. Hanno anche l’'accortezza', però, di informare il lettore che la forma succubo è da preferire.

Il Dop, dizionario di ortografia e di pronunzia della Eri, avverte che succube è meno bene di succubo, il che significa che è meno corretto e in lingua una parola o è corretta o non lo è: non può essere corretta a metà.

La stampa, a nostro modesto avviso, essendo una dispensatrice di cultura dovrebbe adoperare solo termini corretti per intero, non a metà. Una mezza verità corrisponde a una bugia e una parola meno corretta corrisponde a uno strafalcione.

Scriviamo e diciamo, dunque, succubo per il maschile singolare, succuba per il femminile singolare, succubi e succube rispettivamente per il maschile e per il femminile plurale. Succube, insomma, anche se è la forma più comunemente adoperata – con l’imprimatur di alcuni vocabolari - è da ritenere errata; la sola forma corretta è succubo, e vediamo perché.

In latino esiste il verbo succubare (letteralmente: giacere sotto) dal quale è derivato il sostantivo femminile succuba che era uno spirito maligno dalle sembianze di donna, appunto. Questo spirito aveva il compito di disturbare il sonno delle persone. Con il trascorrere del tempo da questo femminile succuba è stato generato il maschile succubo, nel significato di uomo assoggettato al dominio di una donna e, per estensione, uomo di carattere debole, insicuro, che si sottomette alla volontà degli altri.

Succube, quindi, non ha motivo di esistere e ci meravigliamo del fatto che alcuni dizionari registrino questa voce, come lo Zingarelli, che recita testualmente:

succube, variante di succubo, modellata sulla grafia del francese succube.
Sostantivo maschile e femminile.
1) Nella demonologia cristiana, demonio che, assumendo aspetto fittizio femminile, si unisce sessualmente a uno stregone o a un invasato.
2) Est. Chi soggiace completamente al volere di un altro: è succube del marito. Succubo, forma maschile tratta dal latino succuba(m), concubina, composto di sub, sotto e di un corradicale di cubare, giacere, s.m. (f.-a)”.

Il vocabolario Sandron, invece, è 'più onesto' linguisticamente, non parla di una forma variata:

succubo (meno bene succube, che però è forma di più largo uso) s.m.
1) propriamente, demone che anticamente si riteneva assumesse gli aspetti di una donna, e che, durante la notte, avesse rapporti carnali con gli uomini.
2) (f.-a), est. persona che per mancanza di una ferma volontà si sottopone, soggiace alla volontà altrui. Usato anche con valore di aggettivo: è una donna debole, succuba del marito e dei figli.

Voi, gentili amici, se siete amanti del bel parlare e del bello scrivere ─ è proprio il caso di dirlo ─ non siate... succubi dei vocabolari o della stampa: adoperate sempre le forme corrette, cioè succubo, succuba, succubi e succube.

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La lingua "biforcuta" della stampa

Mega fuga di gas nel centro di Torino, salgono a 5 i palazzi evacuati

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Correttamente: megafuga. Quanto ai palazzi evacuati sarebbe interessante sapere quanti lassativi sono occorsi per tale operazione.

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INCIDENTI SUL LAVORO

Operaio 43enne muore nel beneventano

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Correttamente: Beneventano (B "maiuscolata", trattandosi di un territorio geografico).

 



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domenica 13 febbraio 2022

Lo stupido? Ha il cervello "fermo"

 


Stupido, nell'accezione comune  ─  come recita il vocabolario Treccani (in rete) ─  si dice di colui «(...) che ha, o mostra, scarsissima intelligenza, lentezza e fatica nell’apprendere, ottusità di mente, usato spesso come insulto (...)». Ma donde viene questo "stupido"? Dal verbo latino "stupere" (stupire), connesso con il verbo "stare", nel significato di "(re)stare fermo", quindi "rimanere attonito". La persona stupida, insomma, "sta ferma con l'intelletto, con la mente, con il cervello", e il cervello quando "sta" [(re)stare] fermo non è in grado di comprendere alcunché.

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Si presti attenzione all'uso corretto dell'aggettivo cospicuo che significa illustre, chiaro, notevole, ragguardevole, famoso, pregevole, vistoso evidente e simili. Viene, infatti, dal latino "conspicuus" derivato di "conspicere" (guardare, scorgere, 'dare nell'occhio). Spesso viene adoperato, erroneamente, con il significato di ingente: per quel lavoro ha ricevuto una cospicua (ingente) somma. Dal vocabolario Palazzi: cospicuo agg. visibile con facilità anche di lontano: fu collocato in luogo cospicuo II fig. chiaro, illustre, ragguardevole: esempio cospicuo, uomo cospicuo II M.E. erroneo detto di somma, patrimonio, invece di notabile, vistoso ll N. Notevole, pregevole, famoso.

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Due parole sulla corretta grafia dei sostantivi composti con il verbo guardare: guardacaccia (e simili). Molti ritengono, erroneamente, che i nomi di questo tipo sono formati con “guardia" e “caccia" e scrivono, per tanto, guardiacaccia. No, assolutamente, la vocale i, al centro della parola, è abusiva. Si tratta di un nome composto con un verbo (guardare) e un sostantivo (caccia). Diremo e scriveremo, quindi, guardacaccia, guardaspalle, guardalinee, guardaportone, guardaparco, guardafilo e via discorrendo. La sola eccezione dovrebbe essere “guardiamarina", dove i componenti sono il sostantivo guardia e l'aggettivo marina. Il termine, oltre tutto, è pari pari lo spagnolo guardia marina, trasportato nel nostro idioma in grafia univerbata. Negli altri casi, come abbiamo visto, è presente il verbo guardare nel senso di vigilare.

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La parola proposta da questo portale e non a lemma nei vocabolari dell'uso: cazzuoletta. Sostantivo femminile con il quale si indica un braciere per... bruciare i profumi.


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La lingua "biforcuta" della stampa

Esteri

Ian McDonald: morto per cancro a 75 anni il co-fondatore dei King Crimson

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Correttamente: cofondatore (senza trattino). Meglio: confondatore. Dop, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia:




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CASA E RISTRUTTURAZIONI

Superbonus, arriva il bollino anti-truffa

Ecco le condizioni per la cessione del credito

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Correttamente: antitruffa (senza trattino). I prefissi e i prefissoidi sempre "attaccati" alla parola che segue.


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venerdì 11 febbraio 2022

All'addiaccio (dormire)


 L'espressione "all'addiaccio" ─ chi non lo sa? ─ significa trascorrere la notte all'aperto, come ci informa il vocabolario Treccani (in rete): «(...) di persone in genere che dormono allo scoperto o sostano sotto il cielo della notte, e di alpinisti che trascorrono la notte in ripari di fortuna nella roccia (...)». 
  Di primo acchito la locuzione fa venire alla mente una notte fredda, con pioggia e vento. Ma non è cosí, perché potrebbe essere anche una notte di mezza estate, come recita una famosa canzone. Addiaccio, insomma, vale, potremmo dire, "all'aperto", tanto di giorno quanto di notte e viene dal verbo latino "iacere"  (stare disteso); chi sta all'addiaccio, quindi, giace a letto, sull'erba, in terra ecc. Ma come e dove è nata la locuzione? Ha origini contadine in quanto si riferiva, un tempo, alla vita bucolica, in particolare agli animali che si facevano pernottare nei recinti, all'aperto. Di qui, appunto, il modo di dire noto a tutti.

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La parola proposta da questo portale: botanomanzia. Arte, "scienza" di predire il futuro "studiando", "analizzando"  varie erbe. Sostantivo femminile composto con le voci greche "botane" (erba) e "manteia" (divinazione).

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La lingua "biforcuta" della stampa

svolte e stereotipi

Per la prima volta nella storia della Nba a raccontare una partita per radio tv ci sono solo giornaliste donne

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E pensare che eravamo convinti che ci fossero anche giornaliste uomini.

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Metà del Pil italiano può diventare fuorilegge

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Il Pil un bandito? Correttamente: fuori (della) legge.

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VIDEO

L'Italia pazza del curling: ecco i meme più divertenti sul web

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Meme è un normalissimo sostantivo maschile e in quanto tale si pluralizza regolarmente: i memi. E che dire del barbaro "curling"? Quanti lettori, anche colti, sanno che si tratta di "(gioco di) bocce sul ghiaccio"?



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giovedì 10 febbraio 2022

Una "carrellata" di strafalcioni (alcuni anche divertenti)

 


Rovistando in soffitta ci è capitato fra le mani un mensile di qualche anno fa; incuriositi, lo abbiamo sfogliato  e ci siamo sbellicati dalle risa: sfondoni a non finire (alcuni anche divertenti). Crediamo di far cosa gradita ai nostri lettori riportando alcune frasi; mettendo in parentesi le voci corrette: il giocatore sarà fermo per un po' di tempo perché ha offeso il nervo sciatico (ha il nervo sciatico offeso); l'addetto alla cura del giardino comunale ha piantato molti fiori, ma non hanno attaccato (attecchito);  siamo lieti di informarvi che il cugino di Giovanni è passato (è stato promosso) capitano; non è bello canzonare (burlare, schernire) gli ex amici; ti ringrazio dell'attaccamento (affetto) che mi hai dimostrato; in evasione (in riscontro) alla vostra ultima ci pregiamo informarvi che quanto richiesto sarà spedito al più presto; ci precipitammo subito verso dove (il luogo donde) proveniva quel grido d'aiuto; più che altro (più che d'altro) il conferenziere ci intrattenne con le sue brillanti battute; nei mesi invernali alcuni animali vanno in l'etargo (letargo); un commerciante ha perso tutto al casinò, lasciando sull'astrico (sul lastrico) tutti i congiunti.

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La parola proposta da questo portale: brizomante. Sostantivo maschile, indica la persona che, attraverso i sogni, "legge", "predice", "interpreta" il futuro. Dalle voci greche "brizo" (dormire, riposare) e "manthano" (interpretare).

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La lingua "biforcuta" della stampa

 "Irrispettoso con i colleghi": salta il super consigliere di Biden

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Correttamente: verso i colleghi.

















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mercoledì 9 febbraio 2022

Un ridicolo gallicismo


 Chi scrive chiede scusa a tutti coloro che usano nei loro discorsi e nei loro scritti frasi tipo "dal punto di vista letterario il libro non è interessante"; oppure, "dal punto di vista economico il Paese non ha fatto un passo avanti".

Perché chiede scusa? Perché frasi del genere lo fanno ridere. È un francesismo ridicolo. Come si può parlare di fatti, di oggetti, di cose che non hanno occhi? Dal punto di vista letterario: dove sono gli occhi? Dal punto di vista economico: dove sono gli occhi?

I
nsomma, secondo chi scrive, la locuzione dal punto di vista si può adoperare esclusivamente riferita a una persona (che ha occhi per vedere e, quindi, per giudicare): Dal punto di vista di Giovanni quel libro non ha nulla di letterario. Che cosa fare? Cambiare locuzione.

Q
uel libro non è interessante perché non ha alcun valore letterario; oppure: quanto a valore letterario quel libro non è interessante. In quanto all'economia questo Paese non ha fatto un passo avanti; oppure: per ciò che riguarda l'economia questo Paese non ha fatto un passo avanti (o locuzioni simili). Non si può mettere alla gogna, comunque, chi usa l'espressione su menzionata a discapito dell' "idioma gentil sonante e puro", per dirla con l'Alfieri: anche in fatti di Lingua c'è la democrazia.


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La parola proposta da questo portale: ampelurgica. Sostantivo femminile con il quale si indica l'arte (o la scienza) di coltivare le viti. Dalle voci greche "ampelos" (vite) e "ergon" (fatica, opera).

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La lingua "biforcuta" della stampa

IL CASO

Governo, busta con minacce di morte e un proiettile per il ministro Carfagna

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Secondo la "legge grammaticale": la ministra.

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IL PERSONAGGIO

La storia di Sergio che da dieci anni vive su un camper: “Il mio sogno? Trovare una casa”

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Correttamente: in un camper. Si vive su una casa o in una casa?

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Addio dopo vent’anni a Norberto Melis, il detective di carta più colto del mondo

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Quanto è ignorante il mondo!



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