di Salvatore
Claudio Sgroi
1. L'evento
Un
notevole intervento di Fabio Montermini A proposito degli asintomatici (posted on september 18, 2020 <https://fabiomontermini.altervista.org./>) offre lo
spunto per riflettere sul significato linguistico e 'ideologico' di un termine,
ormai diffusissimo con questa pandemia covidica, ovvero il sost. (e agg.) asintomatico.
2. Il
significato linguistico di asintomatico
Direi che sia pacifico che il sost. asintomatico si riferisca alle "persone infettate dal
coronavirus che non presentano sintomi" e che quindi è come dire che si
tratta di un "positivo
asintomatico al Covid". Ovvero l'asintomatico "designa una persona
che è stata infettata (contagiata) dal virus ma, sostanzialmente, si sente bene". Una persona
quindi "affetta dal coronavirus" che non presentando disturbi, di
conseguenza non è in cura".
2.1. L'asintomatico in quanto "pre-sintomatico"
Si può anche sostenere che "un
asintomatico può in realtà essere un ‘presintomatico’ che prima o poi
svilupperà i sintomi".
3. Asintomatico sì, ma pericoloso
per gli altri
L'asintomatico,
se è innocuo per sé (pur essendo contagiato da virus), è tuttavia pericoloso
per gli altri, perché "può contagiare altre persone", creando
problemi di varia gravità.
Si contrappone quindi al sintomatico,
che è invece contagiato dal virus e mostra vari sintomi al riguardo.
Come dire "asintomatico: pericolo latente VS
sintomatico: pericolo evidente".
3.1.
Gli asintomatici sono malati o no?
Detto ciò, se è vero che "i medici si sono divisi tra quelli
che sostenevano che gli asintomatici fossero da considerare malati e quelli che rifiutavano tale posizione", bisogna però chiedersi come mai.
4. Asintomatici o portatori sani?
Montermini
osserva, grafici alla mano, che, prima dell'apparizione del termine asintomatico, "per designare
una persona infettata da un virus e potenzialmente contagiosa, ma
esteriormente in buona salute", era piuttosto comune l'espressione portatore sano. Che poi fu sostituita a partire dalla metà degli anni '70 con
il termine asintomatico, secondo
"le consuetudini in uso nella letteratura specialistica di ambito
medico".
Per Montermini portatore sano sarebbe stata espressione "troppo poco tecnica" e anche
"troppo rassicurante", rispetto ad asintomatico invece dizione "più neutra e priva di connotazioni particolari".
A me sembra invece che asintomatico
è termine opaco, ed eufemistico
rispetto a portatore sano, a sua
volta un pò contraddittorio perché indicante a un tempo (i) "portatore di
un virus" e quindi 'ammalato' ma (ii) "sano" per chi? per il
portatore o per gli altri? In realtà ci si trova dinanzi a un individuo
contagiato, pericoloso potenzialmente per sé e soprattutto per gli altri
(anziani ecc.). Quasi un "untore potenziale", una "bomba ad
orologeria".
4.1. Una
esemplificazione giornalistica
Riportiamo solo alcuni ess. giornalistici di asintomatico, tratti da "Il Fatto Quotidiano":
(i)
"il virologo di Padova che a gennaio era l’unico a concentrarsi sugli
asintomatici" (mercoledì 16
sett. 2020 p. 8).
(ii)
"va valutato lo smart working per gli asintomatici che restano a casa perché positivi" (sabato 5 sett. 2020 p. 7).
(iii) "si aggiungono i non rilevati, asintomatici, poco sintomatici
ma comunque non certificati da tampone e contagiosi che sono dal doppio
al quadruplo a seconda delle stime" (sabato 21 marzo 2020 p. 4).
(iv) “Ma a fronte di una incubazione che può
durare fino a due settimane, i soggetti più pericolosi –spiega il
giovane ortopedico – sono proprio gli asintomatici. È così che
medici e infermieri si infettano tra loro, che contagiano pazienti e
viceversa" (ibid.)
(v) "Anche
uno studio cinese, pubblicato dalla rivista Lancet, conferma che gli asintomatici sono i più rischiosi"
(sabato 21 marzo 2020 p. 9).
Un uso
aggettivale:
(vi) "Tutti puntano l’indice contro l’articolo 7 del decreto del 9
marzo del premier Giuseppe Conte: impone
al personale sanitario asintomatico
di non interrompere il lavoro anche se è entrato in contatto con un
soggetto a rischio o positivo, anche senza
tampone" (ibid.).
E due neo-composti:
(vii) "Per quanto riguarda Milano, mi risulta da più testimonianze,
anche di medici, che quelli che potremmo
definire parasintomatici o iposintomatici
si sentono negare il tampone con inviti ad attendere il corso degli
eventi" (sabato 21 marzo 2020 p. 12).
4.2. Neologismi
à gogo
Due cari amici mi segnalano altri neologismi meritevoli di ulteriori
ricerche:
(i) "tra i neocomposti manca paucisintomatico
diffuso dal mio collega Brusaferro che presiede l’is sup. di Sanità".
(ii) "Colgo l'occasione per segnalarle antisintomatico".
(iii-iv) "e mi voglio rovinare con questi altri composti ipersintomatico e metasintomatico".
(v) "fra le neoformazioni ci sono i paucisintomatici, con suffisso latino, e
gli oligosintomatici. Ma chi ha la
precedenza cronologica?"
5. L'asintomatico: una scelta lessicale
"ideologica"
La scelta del termine asintomatico
con la sua opacità si configura alla fine come un eufemismo, falsamente
rassicurante, che tende a nascondere i pericoli per sé e per gli altri, appunto
degli individui definiti 'asintomatici'. Si tratta insomma di una scelta
lessicale "ideologica".
Sommario
1. L'evento
2.
Il significato linguistico di asintomatico
2.1. L'asintomatico in quanto "pre-sintomatico"
3. Asintomatico sì, ma pericoloso
per gli altri
3.1.
Gli asintomatici sono malati o no?
4.
Asintomatici o portatori sani?
4.1. Una esemplificazione giornalistica
4.2. Neologismi à gogo
5. L'asintomatico: una scelta
lessicale "ideologica"