martedì 31 maggio 2016

Confarrare

Perché i lessicografi non rimettono a lemma nei vocabolari un bel verbo dal "sapore" aulico, vale a dire confarrare? È un verbo denominale che significa "unire in matrimonio". È tratto dal verbo latino "confarreare" e questo da "farreum" (farro). Per una maggiore comprensione si veda anche qui e qui.

lunedì 30 maggio 2016

«I carceri»


Per la serie "La lingua biforcuta" della stampa segnaliamo questo titolo - che grida vendetta -  di un quotidiano in rete:


Via le prigioni dai centri storici, i nuovi saranno solo in periferia e all'avanguardia: istituti comprati da Cdp


Va da sé che "i nuovi" deve essere emendato in "le nuove" tanto se riferito a prigioni quanto se riferito a carceri. Carcere nella forma plurale è tassativamente femminile: il carcere / le carceri. In proposito si veda questo nostro vecchio intervento. Si veda anche qui (Dizionario di Ortografia e di Pronunzia).


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La parola di ieri proposta da "unaparolaalgiorno.it": campagna.

domenica 29 maggio 2016

Il sospetto...

«Nulla ispira a un uomo tanti sospetti quanto il fatto di saper poco». Questa massima di Francesco Bacone, capitataci, per caso, sotto gli occhi ci ha dato la stura per proseguire il viaggio attraverso la foresta del vocabolario italiano alla ricerca di parole di tutti i giorni, quelle che adoperiamo "per pratica" il cui significato nascosto non è noto a tutti. Il sospetto è una di queste parole. Il significato "scoperto", dunque, si  può apprendere consultando un qualsivoglia vocabolario dell'uso e "scoprire" cosí che detto termine può essere tanto sostantivo quanto aggettivo e che è tratto dal verbo sospettare che significa "dubitare", "supporre", "temere", ma l'accezione "principe" resta quella piú conosciuta, vale a dire "ritenere qualcuno colpevole di qualche misfatto, senza, tuttavia, alcuna prova certa": la polizia sospettava quell'uomo di essere l'esecutore dell'omicidio. Questo, dunque, il significato "scoperto"; e quello "nascosto", vale a dire il significato intrinseco della parola, del verbo? Per scoprirlo occorre rifarsi all'etimologia che ci rimanda al verbo latino "suspectare", intensivo di "suspicere", composto con "su(b)" (sotto) e "specere" (guardare), in senso proprio "guardare dal basso". Chi ha un sospetto, dunque, guarda la persona sospettata dal "basso in alto" e - in senso figurato - la "guarda fissamente a lungo". Insomma, come fa notare Ottorino Pianigiani, «il sospettare sembra "quasi dica guardar sotto la veste per scoprirvi il pugnale nascosto, ma che invece ha il senso originale di "guardar dal basso in alto", presa la similitudine dalla fiera che a muso alzato fiuta il vento, o dal guardar sottecchi proprio di chi guarda con diffidenza». Diffidare, infatti, non è sinonimo di sospettare, anche se meno "forte" di quest'ultimo? E la persona che sospetta non "teme", non "dubita", non "prende ombra"?
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Forse quasi nessuno dei nostri 25 lettori (rubiamo le parole al principe degli scrittori, Alessandro Manzoni) ha mai sentito parlare della topotesía perché pochissimi vocabolari attestano questo termine. Che cosa è, dunque? È un sostantivo femminile di origine greco-latina e vale "descrizione di un luogo non reale, immaginario". È composto con le voci greche "topos" (luogo) e "tithemi" (io colloco,metto, pongo).

sabato 28 maggio 2016

Fare la marionetta

Vi  è mai capitato, gentili amici, di dire o sentir dire da qualcuno «non fare la marionetta», comportati, cioè, da persona seria, assennata? Certamente sí. La marionetta, infatti, come recitano i vocabolari è un «piccolo fantoccio articolato che viene fatto muovere con alcuni fili collegati alle varie parti (braccia, gambe, testa ecc.)» e, in senso figurato o traslato, «persona che agisce meccanicamente, con scarsa serietà o solo perché guidata e incitata da altri». Colui che fa la marionetta si comporta, per tanto, come un fantoccio. Ma vediamo - perché è ciò che ci interessa in questa sede -  l'origine della marionetta da cui è stato tratto il modo di dire. Occorre tornare indietro nel tempo e fermarsi a qualche secolo fa, quando - in onore della Madonna - nelle processioni si portavano grossi e altissimi simulacri rappresentanti la Vergine Maria. Questa usanza era particolarmente sentita a Venezia. Il popolo "battezzò" quei semisacri pupazzi "Marione", vale a dire "grosse Marie"; mentre quelli piú piccoli, indipendentemente dal fatto che rappresentassero la Madonna o altri santi, furono chiamati "marionette", ossia "piccole marione".

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Un'altra parola - che segnaliamo ai nostri cortesi lettori - non a lemma in tutti i vocabolari: diversorio. Sostantivo maschile che vale "alloggio", "ospizio", "albergo".

venerdì 27 maggio 2016

L'aspetto "piú deteriore"

Due parole su un aggettivo che non si può "comparativizzare": deteriore. Molti (tutti?) lo adoperano al grado comparativo, "piú deteriore", non sapendo, probabilmente, che di per sé è di grado comparativo significando "piú cattivo", "peggiore". Viene, infatti, dal latino "deterior", comparativo dell' aggettivo (non documentato) "deter" (cattivo). Coloro, quindi, che dicono (e scrivono) "piú deteriore" cadono in un madornale errore in quanto è come se dicessero "piú peggiore". Questo "piú deteriore", insomma, è quanto di... deteriore si possa leggere in alcuni critici cinematografici che non provano vergogna nello scrivere frasi del tipo «l'attore ha messo in luce l'aspetto piú deteriore di sé». Queste firme eccellenti mettono in luce, invece, l'aspetto "piú deteriore" della loro lingua.

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La parola che proponiamo da questo portale  - non registrata in tutti i vocabolari dell'uso - è il sostantivo deverbale temmirio. Sta per argomento certo, inoppugnabile quindi prova certa, sicura. È tratto dal verbo greco "tecmaíro" (io provo).

giovedì 26 maggio 2016

Essere il portavoce (di qualcuno)

Tutti conosciamo quest'espressione che, in senso figurato, si dice di persona che rende noto il pensiero altrui parlando in sua vece e si adopera, per lo piú, con connotazione spregiativa , con riferimento alla persona che ripete le malignità altrui. La voce non è schiettamente italiana, ma un prestito dal francese "porte-voix" e nel gergo marinaro sta a indicare il megafono, vale a dire quel tubo metallico con l'imboccatura concava alle due estremità, con cui si trasmette la voce da un punto all'altro della nave. Il vocabolo sembra sia del secolo XVII, ma è arrivato a noi solo due secoli fa . Il "Dizionario Enciclopedico Italiano" lo attesta, infatti, nel 1871. Alcuni linguisti ritengono, però, che il vocabolo era in uso da noi già mezzo secolo prima, anche se il significato di "persona maligna" è datato molto piú in là.

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La parola che portiamo all'attenzione dei nostri cortesi lettori è: pappaceci (o pappacece). Sostantivo maschile che sta per "fannullone", "buono a nulla", "scansafatiche". Da questo sostantivo sono nati alcuni modi di dire, si veda qui.

mercoledì 25 maggio 2016

Che amicaglia!

Segnaliamo un sostantivo snobbato dai vocabolari dell'uso (si trova solo qui): amicaglia. Sostantivo denominale femminile. Indica un gruppo di persone che ostenta (o ostentano) amicizia. Si usa, per lo più, in senso spregiativo. È composto con il sostantivo "amico" e con il suffisso "-aglia".

lunedì 23 maggio 2016

I verbi famulatori


Non crediamo di peccare di presunzione se affermiamo che la stragrande maggioranza (tutti?) dei lettori che seguono le nostre modeste noterelle - sul buon uso della lingua italiana - non ha mai sentito parlare dei "verbi famulatori" in quanto l'argomento è snobbato dai sacri testi grammaticali, quelli in nostro possesso, per lo meno. Sono cosí chiamati, dunque, i verbi servili o modali (volere, dovere, potere). Famulatorio è un aggettivo deverbale, non attestato in alcuni vocabolari, e vale "servizievole", "servile" e simili. Viene dal latino "famulatorius", da "famulatus", participio passato di "famulari" (essere disponibile, servizievole). I verbi dovere, volere e potere, dunque, sono famulatori perché sempre "servizievoli" nei confronti degli altri verbi.

domenica 22 maggio 2016

Guarisci? Ti difendi...

Riprendiamo il nostro viaggio attraverso il ricchissimo lessico italiano alla ricerca di parole "di tutti i giorni", quelle che adoperiamo per pratica il cui significato "nascosto", però, non è noto a tutti, fermandoci al verbo guarire. Il significato "scoperto"  - tutti lo sappiamo -  è "recuperare la salute", "rimettersi", "tornare a essere sano" e simili. Quello che non tutti sanno - probabilmente -  è il fatto che il suddetto verbo non è di origine squisitamente latina o, se si preferisce, italiana. Prima di vedere il suo significato "nascosto" ci sembra interessante rilevare che il verbo in oggetto può essere tanto transitivo quanto intransitivo: nel primo caso sta per "rimettere in salute" (guarire qualcuno da o di una malattia, si possono adoperare, indifferentemente, le due preposizioni); nel secondo caso vale "riacquistare la salute", "ristabilirsi": sono guarito ora di (o da) una malattia. E la persona che è guarita, per esempio, dall'influenza che cosa ha fatto? Si è difesa.  Sí, questa l'accezione "nascosta" del verbo che - come dicevamo - non è di provenienza "italo-latina" ma germanica, per l'esattezza longobarda: "warian", alla lettera 'tener lontano', quindi 'difendere'. In origine, infatti, il verbo in esame era adoperato nel significato di "preservare", "salvare", "difendere"; oggi si usa, per lo piú, nell'accezione nota tutti: "far tornare in salute chi è malato". Da guarire - ci sembra superfluo ricordarlo - sono nati i derivati "guaribile" (che può guarire), "guaritore" (la persona che opera una guarigione) e "guarigione" (il ristabilirsi in salute). E a proposito di quest'ultimo termine, è interessante ricordare una massima di Seneca: «Nulla è piú contrario alla guarigione del cambiare spesso i rimedi».

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La parola che segnaliamo "odora" un po' di volgare, ma non lo è: cacume. È cosí denominata anche una montagna dei monti Lepini, nel Lazio.



giovedì 19 maggio 2016

Che taffio ricco!

Ecco un termine - a nostro giudizio poco aulico - non attestato in alcuni vocabolari dell'uso: taffio. Sostantivo deverbale che sta per "ricco banchetto". Proviene, infatti, dal verbo taffiare.