domenica 31 maggio 2015

Battere la borra...

...vale a dire battere i denti per il freddo. Ancora un modo di dire desueto la cui origine l'apprendiamo dal Minucci, uno dei notisti al "Malmantile racquistato" (un poema burlesco, come abbiamo visto altre volte). La borra, dunque, è una sorta di lana triturata che serve per riempire i basti delle bestie da soma e che viene battuta, per liberarla dalla polvere, con corde adatte a questo scopo. La locuzione in oggetto è, dunque, un traslato derivato, per l'appunto, dalla battitura della borra. Battere la borra... battere i denti. Si veda anche questo collegamento.

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La parola proposta da questo portale e a lemma  non in tutti i vocabolari: direpzione. Sostantivo femminile che vale "rapina", "ruberia" e simili.

sabato 30 maggio 2015

L'incamiciata

La parola proposta da questo portale: incamiciata. Sostantivo femminile. Nel linguaggio militare si chiama cosí un assalto di sorpresa eseguito di notte. Dal Tommaseo-Bellini: Scelta di soldati per sorprendere, o uscire addosso al nemico di notte all'improvviso, detta così perchè, affine di riconoscersi nel bujo, metteansi una camicia, o sim., sopra l'arme. Varch. Stor. 11. 371. (C) Deliberato tra se stesso di fare un'altra incamiciata, e assaltare il campo. [Camp.] Zibal. maritt. mil. Incamiciate sono le uscite che si fanno la notte, nelle quali i soldati prendono alcun segno insolito, e si cuoprono di bianco o d'altro colore.

venerdì 29 maggio 2015

Mettere i tappeti

«Giovanni, guarda tua moglie, ha messo i tappeti». «Che cosa vuoi dire? Michele, non capisco». «Voglio dire che tua moglie, per la timidezza, è arrossita». Questa locuzione, "mettere i tappeti", che significa arrossire per la vergogna o per altri motivi, è stata relegata nella soffitta della lingua. La "rispolveriamo" perché ci sembra interessante la sua origine e vorremmo che tornasse di moda nei "salotti linguistici". Vediamo, dunque, come Ludovico Passarini - un maestro dei modi di dire - spiega l'origine dell'espressione. «È frase popolare graziosissima presa dall'uso antico di mettere fuori dei balconi i tappeti rossi in occasione di feste religiose, e quando si faceva la corsa del palio, come nel seguente esempio del Fagiuoli: "(...) il povero Orazio, innamorato dell'Isabella, al solo sentirla nominare, s'era fatto rosso, e la furbacchiotta di Lena lo canzona (...). Aveva poi cercato di dar nell'umore a coloro, a' quali non piacciono le Cicalate, se non odono in essere tagliare il giubbone al terzo o al quarto... mio danno se non gli aveva serviti dall'amico, perché aveva preso di mira cinque o sei e rivedeva loro le bucce, e lavava loro il capo sudicissimamente senza ranno e senza sapone, e senza risparmiargliene, gliele tirava giú alla peggio in modo tale, che non avriano potuto far di meno di non mettere i tappeti (cioè di non vergognarsene quelli)"».


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La parola proposta da questo portale: reclinatorio. Sostantivo maschile. Indica il luogo in cui si riposa e il riposo stesso.
Dal Tommaseo-Bellini: S. m. Riposo. Luogo dove si riposa. [Cerq.] Med. S. Bonav. Ebbe per reclinatorio questo venerabile petto. = Med. Vit. Crist. 184. (C) O Iddio benignissimo, come permettete voi, che questa vostra Madre, fra tutte l'altre del mondo per voi eletta e cara, specchio del mondo e vostro reclinatorio, sia così tribulata?

giovedì 28 maggio 2015

Il plurale di "plurilingue"


Alcune considerazioni riguardo a un quesito posto da una professoressa a "La posta del professore" del sito della Zanichelli.

Nelle nostre modeste "riflessioni linguistiche" abbiamo sempre sostenuto che la scuola di oggi è affidata, purtroppo, a docenti non sempre degni di tale nome e il quesito dell'insegnante è la "prova provata" (confermata dagli scritti dei giornalisti sfornati dalla scuola odierna) della nostra amara constatazione. Quest'insegnante non sa nemmeno consultare i vocabolari, altrimenti non sarebbe ricorsa all'esperto della Zanichelli. Questa docente, dunque, sostiene che "plurilingui" è termine scorretto e chiede lumi al professore della Zanichelli il quale le risponde portando come esempio il plurale di "bilingue" perché "plurilingue" è costruito sulla falsariga di bilingue il cui plurale è "bilingui". Quindi: un libro plurilingue, due libri plurilingui. Ciò che ci sorprende è il fatto che lo Zingarelli 2015 - come si legge nella risposta del professore - ammetta, al contrario dei vocabolari citati dalla professoressa, l'invariabilità di bilingue. Il De Mauro in rete, ahinoi, ci lascia scioccati: plurilingue è invariabile. Il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia è categorico: bilingui e plurilingui.

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La parola proposta da questo portale: lanista. Sostantivo maschile che non indica - come sembrerebbe "ad orecchiam" - il lavoratore di un lanificio, ma un insegnante di lotta e di scherma.

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"La partita della Liguria, il PD serra le fila". Questa mostruosità linguistica (le fila) faceva bella mostra di sé in un titolo della trasmissione odierna "L'aria che tira" dell'emittente televisiva La7. Si dice "serrare le file". Sarebbe bene che i redattori dell'emittente dessero un'occhiata a questo collegamento.

martedì 26 maggio 2015

Di riffa o di raffa

Prima di occuparci dell'origine della locuzione in oggetto, richiestaci da numerosi blogghisti e che, come si sa, significa "in un modo o nell'altro", "a tutti i costi", due parole sulla riffa. Il termine, dunque, è noto a tutti, se non altro basta aprire un qualsivoglia vocabolario e leggere: lotteria privata avente per premio un oggetto di valore. Ciò che invece, forse, non è nota a tutti è l'origine del vocabolo che non è italiano ma spagnolo: "rifa" (lotteria), divenuto "riffa" (in italiano). A questo proposito non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese, nel corso dei secoli, è stato terra di conquista di molti popoli, tra i quali gli Spagnoli, appunto; è normale, per tanto, che il nostro idioma abbia risentito dell'influenza iberica. Per quanto attiene all'espressione "di riffa o di raffa" occorre sapere che il termine riffa oltre al significato di lotteria ha anche un'altra accezione: prepotenza. L'origine, in questo caso, non è molto chiara. Alcuni fanno derivare il vocabolo dalla voce napoletana riffa nel senso di "baruffa", "contesa"; altri, invece, da una voce toscana che significherebbe "prepotenza". "Raffa" non è spagnoleggiante, viene dall'antico verbo "raffare" (aferesi di arraffare), vale a dire "afferrare", "strappare con violenza". Di riffa o di raffa: in un modo o nell'altro, sempre con prepotenza, quindi. Da notare che secondo alcuni insigni autori il vocabolo "raffa" non avrebbe di per sé alcun significato e sarebbe stato creato espressamente per la predetta locuzione. Ma tant'è. Ognuno ha le sue idee.

domenica 24 maggio 2015

"La" sosia?

Il vocabolario Treccani in rete al lemma sosia scrive: «sòṡia s. m. e f. [dal lat. Sosia, nome del servo di Anfitrione nella commedia Amphitruo di Plauto (e quindi dell’Amphitryon di Molière); di lui Mercurio prende l’aspetto, generando equivoci e scene comiche], invar. – Persona somigliantissima a un’altra, tanto da poter essere scambiata per questa: è proprio il suo s.; l’ho vista bene: a meno che non abbia una s., era proprio lei». Bene. Anzi male. Perché male? Perché come recita lo stesso vocabolario il sostantivo in questione è invariabile e in quanto tale deve restare invariato anche l'articolo: Maria è "il" sosia di Susanna. L'esempio del Treccani, quindi, là dove recita «l’ho vista bene: a meno che non abbia una s., era proprio lei», non è corretto perché c'è l'articolo indeterminativo femminile "una". Stupisce il constatare che anche il DOP cada nello stesso errore.

sabato 23 maggio 2015

Il cosmopolíta e l'agrofilàce

La parola proposta da "unaparolaalgiorno.it": cosmopolita. L'accezione del termine è nota: si potrebbe dire che significa "cittadino del mondo". È "sconosciuta" , invece, l'ortoepia, vale a dire la sua corretta pronuncia. Il vocabolo, dunque, ha l'accentazione piana: cosmopolíta. L'accento tonico, cioè, deve cadere sulla penultima sillaba (- lí -). E quella segnalata da questo portale: agrofilàce. Sostantivo maschile che vale "guardiano dei campi", "guardia campestre".

giovedì 21 maggio 2015

Metterci una croce sopra

Chi adopera, ovviamente in senso figurato, il modo di dire in oggetto? Colui che considera chiuso un argomento e non vuole (o non può) tornarci piú sopra. Questa locuzione, dunque, è nota a tutti. Pochi però, forse, sanno che l'espressione è presa in prestito dai registri contabili. Un tempo - sui registri della contabilità - le partite e i crediti non esigibili venivano segnati con una... croce a margine. Da registrare anche l'ipotesi che fanno alcuni autori secondo i quali l'espressione richiama il segno della croce che fanno i sacerdoti quando danno l'estremo saluto a un defunto. Di significato affine e di origine intuitiva la locuzione "metterci una pietra sopra": fa pensare, naturalmente, a una pietra con la quale si chiude definitivamente un sepolcro.


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Da "Domande e risposte" del sito Treccani:

È possibile scrivere l'avverbio "su" con l'accento? Esempio: “il caffè mi tira sù”; “vado sù” (al piano di sopra).

Non è corretto. Non c'è bisogno di distinguere su avverbio (come negli esempi presentati) da su preposizione (conto su di te, Alonso su Ferrari) facendo ricorso a un'accentazione differenziale, in quanto il contesto elimina ogni dubbio.
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Dissentiamo recisamente sull'apodittica risposta degli esperti della Treccani ("non è corretto"). Il "su", in funzione avverbiale, "si può" anche accentare e chi segna l'accento non commette alcun errore. Si veda, in proposito, il DOP. Lo stesso vocabolario Treccani contraddice i suoi esperti là dove si legge:
«2. avv. A differenza di su in funzione prepositiva, che è di solito atono perché in posizione proclitica, l’avv. su è pronunciato con accento vibrato, tanto che da taluni viene scritto con l’accento, sù, anche per distinguerlo dalla prep., soprattutto in casi in cui la posizione della parola può lasciare incerti sulla sua precisa funzione (per es., nella frase: hai messo su la pentola?)».

mercoledì 20 maggio 2015

La mereofilia

La parola proposta da "unaparolaalgiono.it": mereofilia. E quella segnalata da questo portale: vaquatto. Sostantivo maschile che sta per "ipocrita", "soppiattone", come si può leggere nel Tommaseo-Bellini: «S. m. [Fanf.] Soppiattone, Ipocrita; quasi dica che va quatto quatto. Panciat. Cical. 22.».

martedì 19 maggio 2015

Psicologhi o psicologi?

Ci dispiace immensamente di dover parlare sempre "male" di alcuni vocabolari (tra questi anche quelli cosí detti prestigiosi), anche perché conosciamo benissimo la "fatica" che comporta la loro compilazione. Ma sappiamo altrettanto bene che i "fruitori" hanno bisogno di notizie chiare, precise e non debbono essere "ingannati" da certi dizionari che riportano i famosi "ma anche" o "o"... come nel caso del plurale dei nomi in "-logo": psicologi o psicologhi. Come dicevamo alcuni vocabolari ammettono entrambe le forme: -gi e -ghi. L'estensore di queste noterelle non è assolutamente d'accordo, una regola ci sarebbe e andrebbe rispettata. Per non aggiungere confusione a confusione, tralasciamo i sostantivi in "-logo" e occupiamoci di quelli in "-co" e in "-go" (tra questi ultimi sono compresi anche quelli in "-logo"). Vediamo, dunque. Se i predetti sostantivi hanno l'accentazione sulla terzultima sillaba (accento che si "legge" ma non si segna), ossia se sono parole sdrucciole, faranno il plurale in "-ci" e in "-gi": canonico, canonici; astrologo, astrologi; psicologo, psicologi. Se, invece, sono parole piane, se hanno, cioè, l'accento sulla penultima sillaba, faranno il plurale in "-chi" e in "-ghi": buco, buchi; mago, maghi. Non mancano, naturalmente, delle eccezioni a questa "regola", basti pensare ad amico che, pur essendo una parola piana, fa il plurale amici e non amichi; oppure a valico che fa valichi e non valici. Abbiamo voluto mettere in evidenza la possibilità di una "regola", che nella maggior parte dei casi può "funzionare". I vocabolari dovrebbero essere tutti concordi, quindi; rispettando questa "regola" darebbero alla lingua quella "omogeneità" di cui abbisogna. In casi di dubbi, amici, consultate piú vocabolari: se tre su quattro sono concordi sarete sicuri di non incorrere in madornali errori.