Povera lingua nostra, maltratta, calpestata, anzi “sconosciuta”. Facciamoci quattro risate – amare – sugli strafalcioni dei medici.
Si invia per accertamenti: la paziente è affetta da tutti i dolori di questo mondo. (referto)
Riferisce di essere stata colpita accidentalmente alla bocca dal telecomando del televisore sfuggito involontariamente di mano al marito. (referto)
Non appena abbiamo iniziato a prestare le prime cure, il paziente è deceduto. (referto di guardia medica)
AVVISO: PER EVITARE PERDITE DI TEMPO TENETE PRONTI I VOSTRI SINTOMI.
Si richiede Rx cranio senza cervello.
Aulin buste. Due buste al giorno per quattro giorni. Velamox compresse. Due compresse al giorno per cinque giorni. Dal quinto giorno continuare alternando due giorni l'uno e due giorni l'altro per altri cinque giorni.
Pronto, dottore, mi scriva qualcosa per l'alito cattivo e più tardi passo in studio a prendere la ricetta.
No, non occorre, gliela lascio in portineria!
I DENTI VANNO SPAZZOLATI DAL BASSO VERSO L'ALTO E DALL'ALTO VERSO IL BASSO E MAI VICEVERSA.
Si richiede Rx articolazioni sacro-iliade.
In questi giorni c'è in giro molta gente a letto con l'influenza.
(www.exmontevecchio.com)
venerdì 26 ottobre 2012
giovedì 25 ottobre 2012
Acchinare e addopare
Tra le parole che ci piacerebbe fossero rispolverate e rimesse a lemma nei vocabolari segnaliamo i verbi “acchinare” e “addopare”, ed entrambi si possono coniugare nella forma intransitiva pronominale. Il primo sta per “umiliare”: Giovanni, per favore, non acchinare quella povera donna indifesa. Il secondo vale “nascondere”: Giulio ha addopato quanto non voleva che stesse in bella vista.
http://www.dizionario.org/d/index.php?pageurl=acchinare&searchfor=acchinare&searching=true
http://www.dizionario.org/d/index.php?pageurl=addopare&searchfor=addopare&searching=true
mercoledì 24 ottobre 2012
Sul corretto uso della punteggiatura
Segnaliamo, sull'argomento, gli articoli di Giuseppe Antonelli, Luca Serianni, Sandro Veronesi, Francesca Serafini.
Si clicchi su:
http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/uso_punteggiatura/mainSpeciale.html
domenica 21 ottobre 2012
Ad alcuni la fortuna capita dormendo
Chissà quanti amici blogghisti vorrebbero che questo modo di dire “prendesse corpo” anche per loro. L’espressione, di origine francese, non abbisogna assolutamente di spiegazioni tanto è intuitivo il significato: molte persone hanno tutto ciò che desiderano senza la minima fatica, senza muovere un dito, come usa dire. La locuzione – probabilmente non molto conosciuta – è tratta da un episodio che alcuni autori attribuiscono a Enrico III, altri a Luigi XI. Un giorno il sovrano (Enrico III? Luigi XI?) entrato nella chiesa di Nostra Signora di Aléry per assistere ai Vespri, fu avvicinato da un invadente prelato, che chiedeva benefizi. Il re, seccatissimo di quell’invadenza, si guardò attorno e notò un prete che dormiva tranquillamente in un angolo della chiesa. Il sovrano, a quella vista, chiamò uno del suo seguito e ordinò che fosse concesso quanto aveva chiesto il prelato a quel pretino, che nulla aveva preteso, ovviamente, perché dormiva.
sabato 20 ottobre 2012
Sul complemento di specificazione
L’argomento, forse, è stato già trattato, onestamente non ricordiamo; nel caso ci scusiamo. Vogliamo parlare del complemento di specificazione, definito dai grammatici «un sostantivo che si unisce a un altro nome generico per “specificarlo” meglio, per meglio determinarne il significato»; è sempre preceduto dalla preposizione “di” (semplice o articolata) e risponde alla domanda sottintesa “di chi?”, “di che cosa?”: abbiamo letto le poesie di Giovanni Pascoli. Come si può facilmente evincere “Giovanni Pascoli” è il complemento di specificazione. E fin qui, nulla di… “strano”. Ciò che, probabilmente, molti non sanno è che il complemento di specificazione a sua volta si divide in altri complementi (che non tutti i “sacri testi” riportano) denominati “specificazione dichiarativa”, “specificazione attributiva”, “specificazione possessiva”. Gli esempi che seguono renderanno il tutto piú chiaro. Quando diciamo “il vizio del bere è dannoso” oppure “l’albero del melo è fiorito”, adoperiamo la “specificazione dichiarativa” in quanto “dichiariamo”, appunto, che è dannoso “il bere” ed è fiorito “il melo”. Se diciamo, invece, “la vittoria dei nemici” o “i re di Spagna” abbiamo una “specificazione attributiva” perché “nemici” e “ Spagna” possono essere sostituiti con un attributo: la vittoria “nemica” e i re ”spagnoli”. “Il gatto del mio vicino è bello”, “il libro di Giovanni è interessante” sono, invece, complementi di “specificazione possessiva” – e si intuisce facilmente – perché indicano, per l’appunto, il possesso (il vicino possiede il gatto, Giovanni possiede il libro). Stavamo per dimenticare la “specificazione soggettiva” e quella “oggettiva”. Rimediamo subito. “Il lavoro dell’insegnante è faticoso”; dell’insegnante, si capisce subito, è specificazione soggettiva. “Il vento è foriero di pioggia”; di pioggia è complemento di specificazione oggettiva perché la frase si può benissimo trasformare in “il vento ‘annuncia’ la pioggia”. Forse siamo stati un po’ troppo pedanti, ma non possiamo sottacere il fatto che molti studenti della “scuola di oggi” non riescono a cogliere nel complemento di specificazione le varie sfumature, quelle testé viste, appunto. Ciò, a nostro modo di vedere, va a discapito del buon uso della lingua italiana.
giovedì 18 ottobre 2012
L' «elmintofilo»
Gentilissimo dott. Raso,
le sono veramente grato per la sua tempestiva ed esauriente risposta al mio quesito su “mezzo ubriaca”. Approfitto della sua non comune disponibilità per un’altra domanda. Esiste un termine atto a indicare la persona che ama i vermi? Il mio bambino ci va letteralmente a caccia. Ho cercato nei vari dizionari in mio possesso, ma non sono approdato a nulla. Confido in lei.
Grazie e cordiali saluti
Fulvio Q.
Como
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Cortese amico, sí, c’è un termine anche se non attestato nei vocabolari: ELMINTOFILO. È tratto da “elmintologia”, la scienza che si occupa dello studio dei vermi. Dal “Treccani” in rete: « elminto- [dal gr. ἕλμινς -ινϑος «verme»]. – Primo elemento di parole composte formate modernamente nel linguaggio scient., che significa «verme, vermi» o indica comunque relazione con vermi, soprattutto quelli parassiti. Nella terminologia lat. scient., gli corrisponde helmintho-. È usato anche, al plur., come secondo elemento per la formazione di alcuni termini della classificazione zoologica, per es. nematelminti, platelminti, ecc. (corrispondente al lat. scient. -helminthes)».
le sono veramente grato per la sua tempestiva ed esauriente risposta al mio quesito su “mezzo ubriaca”. Approfitto della sua non comune disponibilità per un’altra domanda. Esiste un termine atto a indicare la persona che ama i vermi? Il mio bambino ci va letteralmente a caccia. Ho cercato nei vari dizionari in mio possesso, ma non sono approdato a nulla. Confido in lei.
Grazie e cordiali saluti
Fulvio Q.
Como
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Cortese amico, sí, c’è un termine anche se non attestato nei vocabolari: ELMINTOFILO. È tratto da “elmintologia”, la scienza che si occupa dello studio dei vermi. Dal “Treccani” in rete: « elminto- [dal gr. ἕλμινς -ινϑος «verme»]. – Primo elemento di parole composte formate modernamente nel linguaggio scient., che significa «verme, vermi» o indica comunque relazione con vermi, soprattutto quelli parassiti. Nella terminologia lat. scient., gli corrisponde helmintho-. È usato anche, al plur., come secondo elemento per la formazione di alcuni termini della classificazione zoologica, per es. nematelminti, platelminti, ecc. (corrispondente al lat. scient. -helminthes)».
mercoledì 17 ottobre 2012
"Mezzo" ubriaca e "tutta" nuda
Cortese dott. Raso,
ho scoperto per caso il suo prezioso blog, mi permetta di complimentarmi per il “servizio” che offre a noi blogghisti. Mi rivolgo, dunque, a lei per un quesito. Ho letto su un giornale locale che «la donna fermata dalle forze dell’ordine era ‘tutta’ nuda e ‘mezzo’ ubriaca». Quel “mezzo” mi lascia perplesso. Perché ‘mezzo’ e non ‘mezza’, trattandosi di una donna? Grazie in anticipo, se mi risponderà.
Fulvio Q.
Como
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Quel “mezzo”, gentile Fulvio, è correttissimo. E la ragione sta nel fatto che “mezzo” può essere tanto avverbio quanto aggettivo, a differenza di “tutto” che è solo aggettivo. Mezzo, dunque, come aggettivo concorda nel genere e nel numero con il sostantivo al quale è preposto: mezza mela; mezzi sigari; mezze pagine; mezzi fogli. Quando, invece, è posposto al sostantivo al quale è unito con una ‘e’ resta invariato in quanto diventa ‘sostantivo’ con il significato di “una metà”: due ore e mezzo, cioè due ore e “una metà” di un’ora; cinque chili e mezzo, vale a dire cinque chili e “una metà” di un chilo. Resta altresì invariato, con valore avverbiale e significato di ‘a metà’, quando (mezzo) è unito a un aggettivo per attenuarne il significato: ragazze ‘mezzo’ matte, cioè matte ‘a metà’; la casa era ‘mezzo’ diroccata, ossia diroccata ‘a metà’; le luci sono ‘mezzo’ spente, spente a metà. “Mezzo ubriaca”, quindi, rientra perfettamente nella ‘regola’ sopra citata. Nell’uso, però, queste distinzioni non vengono osservate, anche se è un errore scrivere, per esempio, le “cinque e mezza”, in luogo delle “cinque e mezzo”.
martedì 16 ottobre 2012
Trovare la quadratura del cerchio
A proposito della “quadratura del cerchio”, il prof. Michele Caiafa ci ha inviato questa lettera autorizzandoci a pubblicarla.
In riferimento a "quadrare il cerchio" del 2 luglio 2010 non è come dice
Lindemann. Le risposte definitive le può dare solo il Padre Eterno. Lindemann
era un matematico che ha strafatto. Visto che siete così precisi nel parlare
della lingua italiana, secondo me, avrebbe dovuto dire che lui non era in grado
di quadrare il cerchio. Io dico semplicemente questo: la Matematica è una
disciplina, la Geometria è un'altra e il disegno non è nè matematica e nè
geometria, è un'altra materia.
Per quadrare il cerchio occorre una costruzione geometrica; se un matematico è
bravo può dimostrare se la costruzione geometrica è esatta. Ma siccome sono
presuntuosi, arroganti e saccenti, con queste doti possono solo dimostrare e
dichiarare il falso. Una costruzione geometrica è un disegno anche se in questo
caso si usano solo rette e circonferenze, alla maniera purista dei greci. Il
bel parlare e il bello scrivere è necessario quando (però) non si fanno errori
di contenuto. La forma è importante ma il contenuto non è da meno. Quadrare il
cerchio non è impossibile anzi .....
Distinti saluti
Michele Caiafa
Professore Emerito di disegno e storia dell'arte
San Severo (FG)
lunedì 15 ottobre 2012
Un errore "mortale" e un errore "veniale"
Scartabellando tra le nostre cose, ci è capitato tra le mani un inserto linguistico, curato da Paolo Granzotto, del quotidiano "Il Giornale" di qualche anno fa. L'inserto, a fascicoli settimanali, era "Perché parliamo italiano". Visto l’interessantissimo argomento, abbiamo cominciato a sfogliare qualche pagina, ravvisandovi due errori: uno veniale (matita rossa), l'altro mortale (matita blu).
Cominciamo dal veniale. Scrive Granzotto: L'associazione è "a" delinquere, non "per" delinquere. Volendo sottilizzare la forma "piú corretta" è proprio quella che lui dà come errata. Errore mortale: Supplettivo. Mi raccomando la doppia "p". Giustissimo. Raddoppia la "p", non la "t". La grafia corretta è: suppletivo.
Cominciamo dal veniale. Scrive Granzotto: L'associazione è "a" delinquere, non "per" delinquere. Volendo sottilizzare la forma "piú corretta" è proprio quella che lui dà come errata. Errore mortale: Supplettivo. Mi raccomando la doppia "p". Giustissimo. Raddoppia la "p", non la "t". La grafia corretta è: suppletivo.
domenica 14 ottobre 2012
Esser doppio come le cipolle
Ecco un modo di dire – forse sconosciuto ai piú – che rende magistralmente l’idea di una persona falsa, ipocrita. Si dice, in particolare, di colui (o colei, ovviamente) che non fa mai capire ciò che realmente pensa, che nasconde sempre qualcosa. L’origine della locuzione – adoperata in senso figurato, naturalmente – ci sembra quanto mai intuitiva: la persona ipocrita viene paragonata alla cipolla, che si compone di molteplici strati sovrapposti. E a proposito di cipolla, come non accennare a un altro modo di dire, anche questo, forse, poco conosciuto, ma messo in atto da tutti (soprattutto nelle giornate fredde invernali): “coperto come una cipolla”? Si dice cosí, infatti, di una persona che, per ripararsi dal freddo, indossa molti indumenti, uno sopra l’altro. In questo caso, ci sembra evidente, gli indumenti alludono ai vari strati della cipolla.
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