Un piccolo segno che crea un grande errore
Nella scrittura italiana gli errori più insidiosi non sono sempre quelli clamorosi: spesso si nascondono nelle abitudini, nelle forme che “sembrano giuste” e che per questo sfuggono anche a chi ha una buona padronanza della lingua. Tra questi inciampi discreti rientra l’uso dell’apostrofo in parole come talora e finora, un errore sorprendentemente diffuso che merita di essere chiarito alla radice.
L’apostrofo, in italiano, serve a segnalare un’elisione, cioè la caduta di una vocale finale davanti a un’altra vocale iniziale. Ma talora e finora non contengono alcuna elisione: sono forme univerbate, nate come composti ormai stabilizzati e diventate veri e propri avverbi. La loro struttura non prevede alcuna vocale caduta, e dunque non richiede alcun segno grafico.
L’etimologia lo conferma. Talora discende dal latino talis hora, “in tale ora”, poi fuso in un avverbio che significa “a volte”. Finora nasce dall’unione stabile di fino e ora, già attestata come parola unica nella lingua antica. Entrambi i lessemi appartengono alla famiglia degli avverbi in ‑ora - come allora, ancora, talora, finora - che non prevedono l’apostrofo perché non derivano da un’elisione ma da una composizione ormai cristallizzata. Nessuno scriverebbe all’ora per allora o anc’ora per ancora: lo stesso vale per talora e finora.
Scrivere tal’ora o fin’ora significa dunque introdurre artificialmente una frattura dove la lingua ha costruito un’unità. Gli esempi d’uso mostrano la naturalezza della grafia corretta: “Talora capita di distrarsi”, “Finora tutto è andato bene”. L’apostrofo, in questi casi, non chiarisce nulla: disturba, appesantisce e tradisce la storia della parola.
Curare questi dettagli non è pedanteria, ma rispetto per la logica interna della lingua. Ogni forma ha una sua genealogia, e scriverla correttamente significa riconoscerne la fisionomia autentica.
In proposito riportiamo un aneddoto. Un celebre professore universitario, durante una conferenza, proiettò una diapositiva con scritto: Fin’ora i risultati sono incoraggianti. Alla fine dell’intervento, uno studente gli fece notare l’errore. Il docente sorrise e rispose: «Vedi? La lingua ci ricorda che nessuno è immune dalle abitudini».
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La lingua “biforcuta” della stampa
Un fulmine si abbatte sul corteo pro-Bolsonaro a Brasilia: 72 manifestanti feriti, 8 gravi
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Correttamente: pro Bolsonaro (senza trattino).
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