domenica 13 settembre 2026

Sgroi – 228 - Il linguista tra descrittivismo e prescrittivismo neo-purista

 

     


di 
Salvatore Claudio Sgroi


1. Il post di Fabio Marri

Un caro amico e collega, Fabio Marri (Università di Bologna), con riferimento al mio intervento 227 - Sul perché della pronuncia sdrucciola (anziché bisdrucciola) di Papa Francesco

(lunedì 7 settembre), ha postato (11 settembre) il seguente commento:


“Non è la prima volta che è dimostrata la matrice ispano/argentina delle "stranezze" di papa Francesco. Almeno in questo caso, non si potrà dire che sia/fosse un modello da suggerire agli italiani”.


2. Descrizione laica non neo-puristica

In realtà, da linguista laico non ho mai detto che questo o quell’uso dovesse essere “un modello da suggerire agli italiani”. Mi sono sempre limitato a individuare la regola (spesso inconscia) di un certo uso e a rilevare che quell’uso in virtù del prestigio del suo parlante poteva essere imitato dagli italiani.

Così nel caso degli usi marcati di Papa Francesco: (i) “In bocca a un locutore di tale prestigio il dialettalismo [spuzzare] è stato promosso, come dire, direttamente a voce ‘italiana’, e se si diffonderà, diventerà voce pan-italiana, superando la fase di regionalismo a cui era relegata” (Il Papa è infallibile: lo dice la grammatica, Accademia della Crusca 2025, p. 52); -- (ii) “misericordiare […] è rinato nel 2013 grazie al Pontefice, con tutto un ‘avvenire’ dinanzi a sé” (ivi, p. 56); -- (iii) “Che quest’uso [commosso ‘turbato’] creativo della lingua del Papa possa diffondersi è naturalmente più che probabile in considerazione del prestigio del Sommo Locutore” (ivi, p. 62); -- (iv) “prima dell’uso del Papa, nostalgioso esisteva potenzialmente, nel sistema, in virtù della regola di derivazione condivisa con lo spagnolo, ma è grazie all’uso di Papa Francesco, che si è realizzato in italiano, diventando quindi, come direbbe Eugenio Coseriu (1952), ‘norma’ e con un avvenire assai promettente dinanzi a sé grazie al prestigio del Sommo Locutore” (ivi, p. 92); -- “L’anglicismo influencer […] acquista grazie all’uso di un parlante autorevole, istituzionale, quale è Papa Francesco, un potente impulso ad affermarsi come neologismo ‘dall’alto’ nella nostra lingua” (ivi, p. 119), ecc.


3. Uso errato degli allofoni

Trattandosi di un italofono straniero, ovvero allofono, Papa Francesco può naturalmente commettere degli errori, nel senso di Eugenio Coseriu (1990), ovvero realizzare interferenze della Lingua-1 sulla lingua-2 quando, a livello di rango storico-idiomatico, produce forme estranee ai nativi, per es. in spagnolo dire traer anziché llevar o ir anziché venir da parte di italiani o catalani.


4. Diffusione in italiano della pronuncia sdrucciola?

Nel caso delle pronunce sdrucciole di Papa Francesco di cui nel citato intervento: /litìgano/, /comunìcano/, /interrògano/, /mormòrano/, /insanguìnano/, /fabbrìcano/ per interferenza con lo spagnolo, non potrei scommettere per una loro diffusione in italiano, malgrado il prestigio di Papa Francesco, perché strutturalmente antitetiche rispetto alla fonologia dell’italiano.


5. Pronuncia piana in friulano

Come sanno i dialettologi, nel caso dell’italiano regionale friulano nell’ambito familiare è possibile dire come calco sul friulano “non ti pettìni?”. "Tutte le radici verbali, in quanto unità lessicali, condividono in friulano una caratteristica particolare legata alla posizione dell’accento, il quale, nelle forme rizotoniche, può trovarsi solo nell’ultima sillaba della radice: si veda ad es. [pe’tɛne] ‘(lui) pettina’, [pre’dice] ‘(lui) predica’, [se’mɛne] ‘(lui) semina’, [re’gɔle] ‘(lui) regola’, rispetto ai rispettivi nomi collegati lessicalmente, che hanno invece l’accento sulla sillaba precedente [‘pjɛtiƞ] ‘pettine’, [‘prɛdice] ‘predica’, [‘sɛmine] ‘semina’, [‘rɛgule] ‘regola’” (Paola Benincà e Laura Vanelli, Morfologia e sintassi, in Sabine Heinemann, Luca Melchior (eds.), Manuale di linguistica friulana (Manuals of Romance Linguistics, edited by G. Holtus and F. Sánchez Miret, Volume 3), Berlin/Boston, de Gruyter 2015, pp. 184-206, a p. 193).

Epperò “Questa restrizione non si applica ai prestiti entrati recentemente nel friulano: ad es. [te’lɛfone] ‘(lui) telefona’ e non *[tele’fone], [‘vizite] ‘(lui) visita’ e non *[vi’zite], ecc.".

E non vale nel caso degli ess. sdruccioli (e non bisdruccioli) di papa Francesco, che in quanto prestiti in friulano sono tutti sdruccioli (e non piani): a lîtighin = lìtigano, a comùnichin = comùnicano, a intèrroghin = intèrrogano, a mòrmorin = mòrmorano , a insànguinin = insànguinano = a fàbrichin = fàbricano, ecc.

E tuttavia non manca chi, friulanofono, applica in italiano la regola friulana in tutti i casi, con una forzatura quasi per gioco dicendo, come il Pontefice: litìgano, comunìcano, interrògano, mormòrano, insaguìnano, fabrìcano.


Sommario

1. Il post di Fabio Marri

2. Descrizione laica non neo-puristica

3. Uso errato degli allofoni

4. Diffusione in italiano della pronuncia sdrucciola?

5. Pronuncia piana in friulano




2 commenti:

  1. Amico in ogni caso carissimo e dottissimo, non vorrei sembrare pignolo ma nel tuo penultimo libro su Papa Francesco l'hai più volte citato come modello di lingua (e i modelli, notoriamente, sono tali in quanto degni di imitazione): ad esempio nell'intervista pubblicata a pp. 24-27, nel capitolo "A lezione di lingua da papa F." (pp. 57-59), e nel dibattito cruscante (pp. 93-96) sull' "eleggibilità" in Accademia del fu-Pontefice, capace di "arricchire la lingua" italiana (certo, anche il "corrigerete" mitico di papa Wojtyla arricchì la lingua, e a differenza di molti "franceschismi" vive tuttora). Ometto i richiami testuali perché sono facilmente reperibili. Con stima, non dirò immutata (che sarebbe frase fatta, con sentore di ipocrisia) ma moltiplicata al pari degli evangelici pani e pesci, ringrazio della citazione e discussione.

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  2. Col carissimo amico concordo in toto che gli usi marcati di Papa Francesco, quando non sono anti-strutturali, sono “degni di imitazione”, possono essere dei “modelli”, ma questo non vuol dire che “devono” essere imitati. Il parlante ha, grazie al Pontefice, una possibilità in più di arricchire il proprio eloquio.

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