venerdì 14 gennaio 2022

Sgroi - 121- Non dire mai "non esiste". A proposito di "splenduto"


 

di Salvatore Claudio Sgroi

 

 1. L'evento mediatico

Nel corso della domenicale trasmissione su Rai-3 "Le parole per dirlo" del 12 dic. 2021, 10h20, Geppi Patota, grammatico e storico della lingua, -- oltre a giudicare esig-ito part. pass. del verbo esigere come errato, in quanto forma analogica non-etimologica, diversamente dal corretto esatto (su cui cfr. l'intervento 119 del 10 gennaio) -- ha anche ricordato il pp. di splendere ovvero splend-uto, giudicandolo non meno errato, anzi affermando che "non esiste" proprio.

 2. La disconferma di "splenduto"

L' espressione "non esiste" in bocca spesso ai (neo)puristi per giudicare -- senza alcuna esplicita motivazione -- "errato" un uso linguistico, richiama la modalità indicata dai teorici della pragmatica della comunicazione umana nel rapporto con gli altri con il termine "disconferma", quando cioè si ignorano del tutto gli interlocutori, nei cui riguardi si nega anche il giudizio esplicito di dire "non sono d'accordo con te".

Nel caso specifico il "non esiste" equivale a dire non che splenduto è "errato", ma se ne nega l'esistenza, tout court. Il che è paradossale, perché in realtà la forma esiste, solo che non la si giudica degna di un esplicito giudizio di condanna.

 3. Vitalità di "splenduto"

Il ricorso a Internet e a "Google libri ricerca avanzata" consente in realtà di documentarne una certa vitalità e polisemia, tra usi propri e usi figurati, in  testi anche di personaggi illustri.

Intanto, la forma participiale splenduto è databile almeno dal 1598 con il noto John Florio: "SPLÉNDERE, SPLENDO, SPLENDEI, SPLENDUTO, to shine, to glister, to glitter, to be bright and beautifull. Also to have a very good grace or become passing well" (A Worlde of Wordes, a critical edition by ‎Hermann W. Haller, University of Toronto Press·2013, p. 674).

           3.1. Usi del '900 e del terzo millennio

Tra gli usi propri e figurati del '900 riportiamo:

 (i) Giuseppe Cosentino·1906: "‎coi loro incantesimi corruttori avevano sperato di poter sedurre la generosa coppia di amanti che è qui, e che aveva profferito il voto di non libare alle dolcezze del letto coniugale prima che splenduto avesse per loro la fiaccola d'Ismeneo" (Le commedie di Shakespeare, L. Beltrami, p. 237).

 (ii) Friedrich Nietzsche 1888 tr. it. 1908, 1910, rist. 2019: "«Ci sono tante aurore che non hanno ancora splenduto»; questa scritta indiana sta sulla soglia del libro. Dove cerca il suo autore quel nuovo mattino, quel rosso tenero non ancora scoperto, con cui comincia ancora il nuovo giorno, ah! tutta una serie, tutto un mondo di giorni nuovi?" (Ecce Homo. Come si diventa ciò che si è, Bocca p. 89, e Blowing books 2019).

(iii) Andrea Sorrentino 1927: "La vetta del suo nuovo edifizio, canta i funerali per l'idolo che sempre vivo era splenduto durante i travagli della sua mente. Si presenta, così , il problema di quanto Vico dovesse ad Aristotele e di quanto lo spogliasse" (La retorica e la poetica di Vico: ossia, La prima concezione, Milano, Bocca, p. 160).

(iv) Renato Serra 1938 [av. 1915]: "coeli ardentis species affulserat, il cielo aveva splenduto come un mare di fuoco, Liv." (Scritti di Renato Serra, a c. di Giuseppe De Robertis, ‎Alfredo Grilli, Firenze, Le Monnier, vol. 2, p. 152).

(v) Ernesto Balducci 1940-1945: "chi comincia a nutrirsi della sua riflessione immagina di scoprire ciò che non era conosciuto per lo innanzi; un nuovo sole ha splenduto" (Diari 1940-1945, ed. Maria Paiano, Firenze, Olschki 2002, vol. 1, p. 197).

(vi) Eugenio Pennati 1945: "se la questione etica e religiosa si fosse risolta in una suprema rinunzia , quella che fu la grande civiltà moderna dei popoli d'Occidente non avrebbe mai splenduto" (Fondamenti di una filosofia della politica, Istituto Editoriale Italiano, p. 144).

 (vii) Anne Fiedler Nossing 1948: "nel voltare in italiano 'noch in aller Glorie der Poesie blühte und glänzte' usa il participio passato “splenduto” che soltanto un Italiano del Trentino è capace di scrivere, ma che urta l'orecchio d'un Toscano" (Heine in Italia nel secolo decimonono, S.F. Vanni, p. 257).

(viii) 1955: "sui monti della Tracia e ai piedi dell'Olimpo, da quella civiltà che ha splenduto di sfolgorante luce sull'Acropoli , all'ombra del primo olivo, e che rifulse mirabilmente sull'Agorà, incamminandosi poscia per la stessa via sacra" (Redia, vol. 40, p. xvi).

(ix) Accademia toscana di scienze e lettere La Colombaria 1961: "Il sole coi raggi ha diffuso le vacche, la terra si è stesa ampia col dorso, il fuoco è splenduto sulla vasta superficie" (Atti e memorie, Firenze, Olschki, vol. 26, p. 110).

(x) Marialuisa Cicalese 1973: "l'insegnamento hegeliano - spaventiano sarà compreso nella sua parte migliore che «ha splenduto invano» innanzi alle menti di Marx e Labriola pur discepoli di Hegel e Spaventa" (La formazione del pensiero politico di Giovanni Gentile, Marzorati, p. 58).

 E per quanto riguarda il 2000:

(xi) Maurice Fay 2015: "I maghi avevano creato un nuovo sole per illuminare il mondo magico che avrebbe splenduto per sempre, alimentando il cristallo che la imprigionava" (L'Occhio di Alfin: La Saga dei Mondi Gemelli, Lulu com, p. 246).

(xii) Pier Francesco De Rui 2018: "Le perdite, le sconfitte morali, le sofferenze, li avevano segnati togliendo loro quel bagliore innocente di cui avevano sempre splenduto. La pelle del viso era dura, graffiata dal vento e segnata dalle ferite" (Il sentiero delle lacrime, Youcanprint, p. 430).

(xiii) Aldo Parisi 2018: "Il sole delle tenebre non avrebbe splenduto su questa terra. Né ora né mai" (Sumus Tenebris Solem, Youcanprint, p. 170).

(xiv) Angelo Santoro 2019: "Loro ti vendevano il sole, ti dicevano per te sarebbe splenduto un sole raggiante, anche se non riuscivi a fare a meno di vedere sopra la tua testa solo le nuvole di un cielo che più plumbeo non si può (Gattopardi. 70 storie di neosatira, Goware).

(xv) Alessandro Moscatelli 2020: "Sono certo che dopo la tempesta il sole tornerà a splendere come sempre ha spleso...splenduto... credo pioverà ancora un pochino, ma se dovesse accadermi qualche cosa [...] Quale ricordo lascerei?" (L’albero degli smartphone, Gruppo Albatros il Filo, e-book).

Ecc.

 3.2. Usi letterari del '400 e del '900

Quanto agli usi letterari, col Battaglia (vol. XVI, 1992) riportiamo un es. del '400 e due dannunziani del '900 (sub risplendere), presenti questi ultimi anche nella BIZ (Biblioteca Italiana Zanichelli):

 (i) G. D'Annunzio 1905: "La luce è risplenduta / a noi per la tua forza" (La nave) (accezione n. 12).

(ii) G. D'Annunzio 1907: "Necessità del fuoco, hai risplenduto" (Canzone per la tomba di Giosue Carducci) (accezione n. 2).

 (iii) Amabile di Continentia '400: "È stata la iustizia che in te sempre è resplenduta" (accezione n. 7)

 4. E i puristi?

Qual'è al riguardo la posizione dei puristi e neopuristi?.

V. Ceppellini, Dizionario grammaticale (Istituto Geografico De Agostini 1962, VI ediz.) sotto splèndere riporta: "Part. pass.: splendúto (usato raramente)".

G. L. Messina, Dizionario dei neologismi, dei barbarismi e delle sigle (Angelo Signorelli 1983per splèndere fa presente che "È un verbo difettivo, perché non ha il p.p. e quindi i tempi composti"; al pari di incombere "difettivo, perché non ha il p.p. e quindi i tempi composti". Ma per risplendere osserva che "non si adopera nei tempi composti, perché il p.p. risplenduto è ormai disusato".

Per S. Novelli, Si dice? Non si dice?. Dipende (Laterza 2014), la risposta iconica riservata a "Splenduto, risplenduto" è invece prescrittiva: non sono né da scrivere né da dire (p. 108).

 4.1. La lezione anti-puristica del purista Aldo Gabrielli

Per converso stupisce 'alla grande' A. Gabrielli [1898-1978] in Si dice o non si dice? (Milano, Club degli Editori 1976) che, ampliando l'analisi ad analoghi verbi presuntivamente "difettivi" come risplendere e soccombere, e altri, non si può non apprezzare, su tutta la linea:

"come tutti gli altri verbi della seconda coniugazione [...] hanno il participio passato in -uto: quindi, [...] splendúto, risplendúto [...], soccombúto" (p. 210): forme "corrette [...], non ci son santi" (ibid.); "e fanno male, malissimo i dizionari e le grammatiche a ignorarle, e peggio a dire che non esistono affatto" (ibid.).

L'autore è peraltro attento anche agli usi reali, sottolineando che "Esempi di questi 'brutti' participi, non mancano, soprattutto presso gli antichi, ma neppure i moderni li hanno sempre ignorati" (ibid.). E ricorda che "Il D'Annunzio usò moltissime di queste forme; una per tutte, dalla Canzone per la tomba di Giosue Carducci: 'Necessità del fuoco, hai risplenduto!" (p. 211).

Conclude con un monito: "i dizionari smettano di dar l'ostracismo a questi participi" (ibid.).

Ma prima, nell'ambito dell'educazione linguistica, suggerisce agli studenti la strategia dell'evitamento per non farsi "fregare" da insegnanti iper-tradizionalisti:

"Capisco che un ragazzo di dodici anni rifacendosi a questi esempi letterari potrebbe andare incontro, nel migliore dei casi, a un fregaccio rosso dell'insegnante: ma per uno scolaro c'è sempre modo di evitar questi rischi. Nel vocabolario italiano c'è tanta varietà di parole e di forme che resta solo l'imbarazzo della scelta: 'Il sole ha risplenduto tutto il giorno': diciamo che 'ha brillato' e siamo a posto" (ibid.), ecc.

Nell'omonimo, ma diverso, Si dice o non si dice? (Mondadori 1969), Gabrielli si sofferma solo su soccombuto, con diversa opinione. Alla domanda "se esiste il participio passato del verbo soccombere" (p. 245) la risposta è: "Sì, esiste, è soccombúto", seguito dall'osservazione "Ma nessuno, credo, lo ha mai usato" (ibid.), con la precisazione del criterio perché tali forme possano essere giudicate corrette: "non credo che abbiamo esempi letterari per sostenersi" (ibid.). In realtà, usi letterari al riguardo non mancano, come i 2 seguenti dell'800, riportati nel Battaglia (vol. XIX, 1998), che cita il "part. pass. rar. soccombuto":

(i) A. Rosmini av. 1855: "quella loro volontà (....) sarebbe soccombuta"; e

(ii) F. Petruccelli della Gattina av. 1890: "Il suo fez di velluto ha soccombuto alla fine (...), ed è scomparso".

In maniera sobria lo stesso Gabrielli nel suo Dizionario linguistico moderno (Mondadori 1956, 19693) aveva scritto sotto splèndere: "splendúto, raro nell'uso" (p. 1123); risplèndere: "risplendúto, raro" (p. 1062); soccόmbere: "soccombúto, raro" (p. 1108).

Il Grande Dizionario Illustrato della lingua italiana di A. Gabrielli, a cura di Grazia Gabrielli (Mondadori 1969) sub splèndere indica: "pp. splendúto, ma rariss., e perciò rari anche i tempi composti"; sub risplèndere: "risplendúto, raro"; sub soccόmbere: "pp. raro soccombúto".

Sulla stessa linea A. Gabrielli, Si dice o non si dice?. Guida all'italiano parlato e scritto, nuova ediz. a c. di Paolo Pivetti, con la coll. di Grazia Gabrielli (Hoepli 2009): "verbi col participio passato, diciamo così, raro" (p. 266) sono splenduto, risplenduto, soccombuto, che "non sono forme sbagliate: sono soltanto così poco frequenti da metterci in imbarazzo" (ibid.).

A. Gabrielli, Dizionario della lingua italiana (C. Signorelli 1993) sub splèndere: "raro splendúto; raro nei tempi composti"; risplèndere "si coniuga come splèndere"; sub soccόmbere: "raro soccombúto".

A. Gabrielli, Grande dizionario Hoepli italiano, a c. di Massimo Pivetti e G. Gabrielli (Hoepli 2008): splendere: "raro splendùto; raro nei tempi composti"; risplendere "si coniuga come splèndere"; sub soccόmbere: "raro soccombùto".

 

5. Altri dizionari


A metà strada è lo Zingarelli 2021 sub risplèndere: "rari e lett. il part. pass. risplendùto e i tempi composti"; per soccombere: "part. pass. raro †soccombùto"; invece per splèndere: "difett. del part. pass. e dei tempi composti".

E analogamente Sabatini-Coletti 2007 sub risplèndere: "non com. il part. pass. risplenduto"; sub soccombère: "part. pass. ant. soccombuto, oggi non in uso"; invece sub splèndere: "manca del part. pass.".

 

         Sommario

1. L'evento mediatico

2. La disconferma di "splenduto"

3. Vitalità di splenduto

3.1. Usi del '900 e del terzo millennio

3.2. Usi letterari del '400 e del '900

4. E i puristi?

4.1. La lezione anti-puristica del purista A. Gabrielli


5. Altri dizionari







(Le immagini sono riprese dalla Rete, di dominio pubblico, quindi. Se víolano i diritti d'autore scrivetemi: saranno prontamente rimosse)



 

 

                                                                                         

2 commenti:

Luca ha detto...

Questo articolo ha tutto l'aspetto di una bella "sputtanade" (perdonate il francesismo un pò ircocervo) delle "lezioni" di fantagrammatica italiana impartite dal Patota a spese dei tassati Rai.

A cosa servono le lezioni di Patota sulla Rai? A promulgare una visione personale di cosa secondo lui dovrebbe essere l'italiano? Lo hanno eletto re dell'italiano a insaputa di tutti?

L'unica nota positiva della trasmissione in cui il professore si esibisce è la presenza della splendente Noemi Guerrero, che vedrei bene nel ruolo di Beatrice in un film sulla Divina Commedia. Per Patota un ruolo come dannato all'inferno. Ottava Bolgia. Consiglieri fraudolenti.

Anonimo ha detto...

Io sono del parere che se c'è una parola italiana, regionale, dialettale, che può essere usata per comunicare in italiano, ebbene la uso.

Poi, chi l'ha detto che per usare una parola questa debba essere per forza fatta con tutti i crismi?

Da qualche parte, nelle menti dei parlanti o attestate in letteratura ci sono splenduto, spleso, esigito, esigiuto, penduto, e consimili, e possono essere usate per la comunicazione in italiano? Io le uso.

Lunauta -mi si dice da sommi esperti- è sostantivo sì ma non è fatto con tutti i crismi? Chi se ne frega. Se tale parola italiana mi evita di usare barbarismi, eccome se la uso!

Lo sbotto non è diretto agli autori degli interessanti articoli sui participi irregolari né agli interventi dei lettori ma a coloro che fanno le pulci alle parole italiane e nel contempo aprono i cancelli ai barbarismi.

Renato P.