giovedì 2 aprile 2020

I battitacchi ma i battiferro. Perché?


Sul plurale di "battitacco" e su quello di "battiferro" ci sono opinioni discordanti tra i lessicografi ("compilatori" di vocabolari). I vocabolari consultati (De Mauro, Devoto-Oli, Gabrielli, Garzanti, Treccani, Zingarelli) concordano, "all'unanimità", solo sul plurale di battitacco: battitacchi. Si dividono, invece, sul "battiferro". È invariabile per il De Mauro e il Devoto-Oli; non specificano il Gabrielli, il Treccani e lo Zingarelli (il che significa che il sostantivo in oggetto si pluralizza normalmente); sono "pilateschi" il Garzanti e il Sabatini Coletti (invariato o "pluralizzato"), quest'ultimo non mette a lemma "battitacco". Perché "due pesi e due misure"? Perché "battitacco" si pluralizza normalmente mentre "battiferro" può rimanere invariato? Entrambi i sostantivi non hanno la medesima "composizione" (una voce verbale, 'battere', e un nome maschile singolare, 'tacco' e 'ferro')? Perché uno segue la normale regola della formazione del plurale dei nomi composti e l'altro, invece, la può "violare"? Per quanto ci riguarda pluralizzeremo sempre il sostantivo battiferro: battiferri. Non intendiamo violare la legge grammaticale. Se qualche accademico della Crusca si imbattesse in questo sito potrebbe spiegarci questo mistero eleusino.


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La parola proposta da questo portale e non a lemma in tutti (?) i vocabolari dell'uso: alectorofobía. Termine "psicologico" con il quale si indica una paura per i polli e le galline. Dal greco "alectorís", pollo, gallina e "fobía", timore, paura.




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