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mercoledì 13 giugno 2018

«Grammaticando»... (5)


Da un giornale: «Gli odii razziali». Il plurale di odio è odi, con una sola i in quanto la grammatica prescrive la doppia i solo per le parole in -io con la i tonica, come, per esempio, addio che fa addii oppure oblio che diventa oblii. E a proposito di razziale, molti adoperano il sostantivo razzista con valore aggettivale: politica razzista. In buona lingua è preferibile solo l'aggettivo razzistico: teoria razzistica.

Molti  non concorderanno su quanto stiamo per scrivere, anche perché siamo smentiti dai vocabolari e da illustri Autori (primo fra tutti il Manzoni). Ma tant’è. A nostro avviso gli avverbi in -oni (cavalcioni, ginocchioni, ecc.) – come tutti gli avverbi – non debbono essere preceduti dalla preposizione “a”: Giulio camminava carponi per non farsi vedere. Diciamo, per caso, a lentamente? Perché, dunque, a carponi, a ginocchioni, a tentoni e via dicendo?

Abbiamo notato che molti  testi (se non tutti) di lingua, anche quelli di autorevoli esponenti della  “lingua ufficiale”, tralasciano la trattazione del complemento di circostanza. Questo complemento, invece – anche se poco conosciuto, perché  “snobbato” da molti autori, appunto – è importantissimo in quanto compare di frequente nel quotidiano linguaggio familiare. Va conosciuto, quindi, e adoperato in modo corretto. I complementi, dunque, chiamati anche  “espansioni” o  “determinazioni”, lo dice la stessa parola che viene dal latino  “complère” (completare), servono a "completare", a  “determinare”, a “espandere” in modo piú ricco e dettagliato lo schema-base della frase, costituito dal soggetto e dal predicato (verbo). Quando diciamo, per esempio,  “Franco legge un libro”, con la parola  “libro” completiamo o  “espandiamo” in modo dettagliato lo schema-base della frase  “Franco legge”. In questo caso abbiamo il complemento oggetto (libro). Tra i complementi, dicevamo, bisogna includere quello di  “circostanza” che indica in quali circostanze (temporali, fisiche, ambientali ecc.), appunto, si verifica l’azione espressa dal predicato. Si riconosce facilmente perché risponde alla domanda (sottintesa)  “in quali circostanze?”,  “in quali condizioni?” ed è introdotto dalla preposizione  “con”: ho letto quel libro  “col ” mal di testa. In quali condizioni (ero quando) ho letto il libro?  “Col ” mal di testa (complemento di circostanza). Dimenticavamo, per concludere, di raccomandarvi di prestare attenzione al fatto che, a volte, il complemento di circostanza si può confondere con quello di causa, essendo, il primo complemento, affine a quest’ultimo: cammina con la testa bassa (complemento di circostanza); con tutti quegli acciacchi (complemento di causa) non potrà uscire di casa.

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