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domenica 3 giugno 2018

«Grammaticando»... (2)

Due parole due sull’uso corretto di alcune preposizioni: “sotto”; “sopra”; “contro” e “dopo”. Tutte e quattro sono preposizioni improprie che “esigono”  la  “collega”  ‘di’ quando sono seguite da un pronome personale: sotto ‘di’ me; sopra ‘di’ voi; contro ‘di’ noi; dopo ‘di’ loro. Quando, invece, sono seguite da un sostantivo rifiutano categoricamente la “di ” o qualunque altra preposizione: sopra  “la” casa; contro  “il” nemico; sotto  “il” letto. Si uniscono, insomma, direttamente al sostantivo tramite, naturalmente, l’articolo. Alcuni vocabolari, però... e alcuni scrittori, per mero  “snobismo linguistico” adoperano la preposizione  “a” e scrivono, per esempio, sopra  “a” noi; sotto “al” letto e via dicendo. Chi vuole scrivere correttamente non segua questi esempi poco ortodossi linguisticamente.

È improprio l’uso del termine conseguente nell’accezione di coerente e simili (anche se questo “uso” ha la benedizione di qualche vocabolario). Il vocabolo significa che vien dietro a qualcosa. Non scriveremo o diremo, quindi, sii conseguente con quello che dici ma, correttamente: sii coerente con quello che dici.

Due parole due sul verbo “perdonare” perché abbiamo notato che non tutti sanno che può essere transitivo e intransitivo e con accezioni diverse. Nel primo caso ha il significato di condonare e si costruisce con il complemento oggetto: la legge non perdona le infrazioni. Nel secondo caso sta per risparmiare, avere riguardo e si costruisce con il complemento di termine: la morte non perdona a nessuno.



Giusta, preposizione impropria e prefisso. Come preposizione vale conformemente, secondo ed è di uso burocratico: giusta (secondo) la disposizione ministeriale; in funzione di prefisso significa vicino, accanto e richiede tassativamente il raddoppio della consonante della parola iniziale alla quale si unisce: giustapposto, participio passato di giustapporre (messo accanto, messo vicino).

  

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La parola proposta da questo portale e non a lemma nei vocabolari dell'uso: etrioscopio. Sostantivo maschile con il quale si indica un apparecchio per "misurare" la frescura del primo mattino. Si veda anche qui.

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