Visite dal primo febbraio 2017

giovedì 3 maggio 2018

Attenzione a "indurre" e a "indulgere"


Molto spesso questi due verbi vengono confusi perché ritenuti l’uno sinonimo dell’altro. Sono, invece, due verbi a sé stanti con significati completamente diversi. Il primo – come recitano i vocabolari – significa “spingere a un determinato atteggiamento o comportamento”, quindi “incitare”, “convincere”, “persuadere” e può essere seguito tanto dalla preposizione ‘in’ quanto dalla preposizione ‘a’: indurre qualcuno ‘in’ tentazione; indurre ‘in’ errore; il suo comportamento mi ha indotto ‘a’ lasciare la comitiva. L’uso di questa o quella preposizione dipende, naturalmente, dal contesto. Il secondo sta per ‘accondiscendere’, ‘acconsentire’ e simili e si costruisce esclusivamente con la preposizione ‘a’: indulgere ‘agli’ errori; indulgere ‘alla’ tentazione; indulgere ‘ai’ desiderata di qualcuno. Alcuni vocabolari, forse per analogia con indurre, consentono l’uso della preposizione ‘in’, ma è un uso “arbitrario” che non trova riscontri nei testi letterari.

***

C'è dato e... dato...

... e con significati distinti, perché può essere sia sostantivo sia aggettivo. Come sostantivo maschile viene adoperato nel linguaggio giuridico con l'accezione di "fatto vero", "fatto accertato". Molti lo adoperano "abusivamente" dandogli il significato di "notizie", "dimensioni", "misure", "elementi" e simili: si attendono i dati del referendum. Chi ama la lingua aborrisca da questo uso. Come aggettivo sta per "dedito", "propenso", "appassionato", "incline", "interessato", "consentito", "determinato" e simili (ovviamente secondo il contesto): è un ragazzo dato (dedito) solo allo studio; quella porta si apre solo in date occasioni.  

Nessun commento: