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venerdì 30 marzo 2018

Tendicollo e tendifilo: invariabili?


Sí, siamo pronti a schivare tutte le frecce avvelenate che ci arriveranno perché siamo consapevoli del fatto che quanto stiamo per scrivere susciterà - se ci leggeranno - «l'ira funesta» dei "grandi linguisti". Ma noi, convinti della bontà delle nostre idee, andiamo avanti per la nostra strada. Intendiamo parlare  di due sostantivi sulla cui invariabilità  dissentiamo totalmente dai linguisti: tendicollo e tendifilo. Il primo sostantivo indica quella sorta di stecchetta di plastica o altro materiale che si introduce in una apposita "tasca" nella parte interna del colletto delle camicie per renderlo rigido; il secondo indica quello strumento o macchina che serve per tenere tesi i fili durante una lavorazione. Ebbene, entrambi i termini sono ritenuti - dai linguisti e dai lessicografi - invariabili. A nostro avviso questa "invariabilità" grida vendetta agli occhi della grammatica italiana. Perché? Perché entrambi i sostantivi sono nomi composti di una voce verbale e di un sostantivo maschile singolare e in quanto tali si pluralizzano normalmente. Se da passaporto si ha passaporti, da grattacapo grattacapi, da parafango parafanghi, non si capisce per quale motivo "strategico-linguistico" non si possa avere tendicolli e tendifili. Quanto a tendifilo, in particolare, il DOP e lo Zingarelli sono gli unici dizionari che ammettono "anche" il plurale. Da parte nostra pluralizzeremo sempre i due sostantivi.

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