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sabato 24 febbraio 2018

Corbellerie "linguistiche"


LE GRAMMATICHE  sostengono - a spada tratta - che “dunque” essendo una congiunzione deve ‘congiungere’, appunto, due proposizioni ed è adoperata correttamente solo se serve per concludere (un discorso) o per trarre una conseguenza: glie l’ho promesso, ‘dunque’ non posso esimermi. Corbellerie, corbellerie. Dunque pur essendo una congiunzione si può adoperare benissimo - ed è un uso correttissimo - all’inizio di una frase o di un periodo quando si vuole riprendere un discorso interrotto, anche se è trascorso molto tempo dall’... “interruzione

SEMPRE in tema di corbellerie linguistiche, vorremmo che le grammatiche finissero di riportarne una dura a morire. Ci riferiamo al famoso “sé” pronome che perde l’accento quando è seguito da stesso e medesimo. È una corbelleria, appunto. Il pronome sé si accenta sempre. Non lo diciamo noi, umili linguai. Lo hanno stabilito fior di linguisti, tra i quali Amerindo Camilli, certamente molto più autorevole di alcuni “illustri sconosciuti”, autori di grammatiche varie.

UN'ALTRA corbelleria, questa sostenuta da tutti (?) i vocabolari dell'uso, riguarda l'invariabilità del sostantivo "prestanome". Per quale oscuro motivo non si può pluralizzare? Giovanni è il prestanome di Marco; Lucio e Claudio erano i prestanomi dei due arrestati. Prestanome, insomma, non è un nome composto con una voce verbale (presta) e un sostantivo maschile singolare? E i nomi cosí formati non si pluralizzano regolarmente? Restano invariati solo se si riferiscono a un femminile: Maddalena e Susanna erano le prestanome.



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La parola proposta da questo portale: insonte. Aggettivo non attestato nei vocabolari perché desueto ma dal "sapore" aulico. Significa innocuo, che non fa del male, innocente e simili.




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