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lunedì 8 gennaio 2018

Sgroi - Politica linguistica suicida... del ministro della P.I.


  di Salvatore Claudio Sgroi*

1. Provocazione del MIUR: bando PRIN (in italiano) con domande da redarre (o redigere?) però "in lingua inglese"

Il 27 dicembre 2017 il MIUR (leggi "Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca"), con a capo il ministro (o la ministra?) Valeria Fedeli, ha pubblicato il bando per il nuovo Prin (leggi "Progetti di Rilevante Interesse Nazionale" per la ricerca universitaria).

Il cui art. 4 comma 2 così recita: "La domanda è [leggi: va] redatta in lingua inglese; a scelta del proponente, può essere fornita anche una ulteriore versione in lingua italiana."

La frase eufemisticamente all'indicativo in realtà con valore imperativo è sinceramente preoccupante. Che il ministro imponga l'uso di una lingua straniera (estranea cioè agl'italiani, non-nativa) in casa propria, scavalcando la lingua nazionale e ufficiale (cfr. art. 9 della Costituzione), lascia decisamente senza parole.

2. Morte di una lingua annunciata?

La morte di una lingua non è determinata dal suo uso e dalla sua trasformazione al contatto con altri idiomi con accoglienza, secondo i propri bisogni e gusti, di voci straniere adattate o meno, ma dalla sua rinuncia ad essere usata nelle diverse situazioni comunicative, soprattutto poi se si tratta di contesti culturalmente alti, per essere sostituita con un'altra.

Il processo che si innesca con atti del genere -- sostituendo alla lingua nazionale l'anglo-americano --- è quello della riduzione degli ambiti d'uso scientifici dell'italiano. Si tratta di una forma di "diglossia", di bilinguismo di serie B, per l'italiano confinato agli usi Bassi, rispetto all'inglese riservato agli usi Alti, in attesa magari di un totale spiazzamento dell'italiano in tutti i contesti.

3. Ferdinand de Saussure (1891) aveva già previsto le condizioni di morte di una lingua

Il processo in atto ricorda insomma quello già indicato dal Saussure autore della "Première Conférence" all'Università di Ginevra nel novembre 1891:

"Una lingua non può morire di morte naturale. Non può morire che di morte violenta. Il solo modo che abbia di cessare, è di vedersi soppressa per forza, per una causa del tutto esterna ai fatti di linguaggio.

Cioè ad esempio per lo sterminio totale del popolo che la parla, come succederà prossimamente per gli idiomi dei Pellerossa dell'America del Nord.

Oppure per imposizione  di un nuovo idioma appartenente a una razza più forte; generalmente ci vuole non soltanto una dominazione politica, ma anche una superiorità di civilizzazione, e spesso ci vuole la presenza di una lingua scritta che viene imposta dalla Scuola, dalla Chiesa, dall'amministrazione... e attraverso tutti i canali della vita pubblica e privata. È un caso che si è ripetuto cento volte nella storia [...] Ma queste non sono cause linguistiche.

Non accade mai che una lingua muoia di consunzione interna, dopo aver portato a termine la carriera che le era destinata. In se stessa è immortale, cioè non vi è alcuna ragione per cui la sua trasmissione si arresti per una qualche causa relativa all'organizzazione di quella lingua stessa".

4. Ravvedimento in vista

Ma abbiamo motivo di ritenere che al ministero, grazie anche al consiglio di saggi glottologi, verrà apportato l'utile correttivo nel bando per un uso naturalmente obbligatorio della lingua nazionale, affiancato caso mai facoltativamente da quello della lingua inglese.

L'italiano per realizzare le sue potenzialità linguistico-culturali non può rinunciare ad essere usato, in casa propria, cedendo a idiomi di comunità più forti, se non prepotenti, come l'anglo-americano, se non vuol rischiare di scomparire.

P.S.  Naturalmente si potenzi l'apprendimento dell'inglese -- lingua veicolare, internazionale e idioma di uno Stato, culturalmente, economicamente ecc. avanzato come gli USA -- a scuola, all'università, con corsi anche in TV o alla radio (come nei decenni del secolo scorso).


* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania

Tra i suoi ultimi libri Il linguaggio di papa Francesco (Libreria editrice Vaticana 2016), Maestri della linguistica otto-novecentesca (Edizioni dell’Orso 2017),  Maestri della linguistica italiana (Edizioni dell’Orso 2017).

1 commento:

Anonimo ha detto...

Punto 2: "annunciata" - la morte oppure la lingua?