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giovedì 1 giugno 2017

Star coi frati a zappar l'orto


Prima di occuparci del modo di dire, ci preme mettere in evidenza - ancora una volta - la lingua biforcuta della stampa che, nonostante le reiterate nostre puntualizzazioni, continua a "confondere" la prognosi con un reparto ospedaliero.

Il giovane, di nazionalità albanese, non ha precedenti. Ora è in prognosi riservata all'ospedale Sant'Andrea

Ribadiamo: la prognosi non è un reparto ospedaliero (in cardiologia, in ostetricia, in ortopedia ecc.) ma la "previsione" circa il decorso e l'esito di un trauma o di una malattia. Dal Treccani: In medicina, previsione sull’ulteriore decorso e soprattutto sull’esito di un determinato quadro morboso in esame: fare, formulare una p.; p. esatta, errata; indovinare, sbagliare la p.; p. immediata, quella che si riferisce all’evoluzione prossima del quadro morboso in atto; p. lontana, quella riguardante l’esito finale (con terminologia latina, prognosi quoad vitam, relativa alla vita del paziente, che comprende la p. immediata e la p. lontana; e p. quoad valetudinem, che riguarda la capacità di recupero funzionale dell’organismo); p. benigna (o fausta), riservata (cioè sospesa, che non si pronuncia), infausta, non benigna.

Il titolo corretto, dunque, è «... Ora è con prognosi riservata all'ospedale Sant'Andrea»

 E veniamo alla locuzione in oggetto che dovrebbe essere di facile intuizione anche se, per la verità,  non molto adoperata. Che cosa si intende, dunque, con questa espressione?  Si vuole sottolineare il fatto che una persona si limita a eseguire quanto le viene ordinato dai superiori, senza discutere o porsi tanti problemi;  si dice anche di colui/lei che si rimette sempre alle decisioni degli altri. Oggi l'espressione si usa, in particolare, nei confronti di una persona furba, che non si compromette  ma attende gli eventi  per prendere una decisione. Questo "comportamento" - un tempo - era proprio di quei poveretti (senza tante risorse di braccia e di spirito) che si "rifugiavano" nei conventi e vi trascorrevano il resto della vita adattandosi a ogni sorta di piccoli lavori, primo fra tutti la coltivazione dell'orto, appunto.

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