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domenica 21 maggio 2017

Insolentire e prorogare


Due parole su un verbo non comune: insolentire. Questo verbo, deaggettivale, può essere tanto intransitivo quanto transitivo e a seconda del significato, nei tempi composti, prende lausiliare essere o avere. Quando sta per diventare insolente” si coniugherà con essere”: Giovanni, crescendo, è insolentito. Prenderà lausiliare avere” quando vale adoperare parole insolenti, “inveire contro qualcuno”: Giuseppe, essendo stato contraddetto, ha insolentito contro tutti i presenti. In questultimo caso si può costruire anche transitivamente significando, appunto, offendere, oltraggiare” e simili: Giuseppe, essendo stato contraddetto, ha insolentito tutti i presenti.


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Abbiamo notato che molte persone danno al verbo “prorogare” un significato che non ha: rimandare, differire, aggiornare, rinviare e simili. Il verbo in oggetto significa “prolungare nel tempo, continuare oltre il tempo stabilito. È usato correttamente, quindi, in frasi tipo “i termini di scadenza sono stati prorogati al 5 settembre” (prima il termine fissato era il 28 agosto, per esempio). Non è usato correttamente, invece, in espressioni tipo “ludienza è stata prorogata a data da destinarsi (come si legge spesso sulla stampa). In questi casi il verbo corretto da usare è “rinviare, “rimandare, aggiornare. Voi, amici cari, cercate di non cadere in questo...  trabocchetto tollerato da certi vocabolari.

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E sempre a proposito di verbi, alcuni vocabolari attestano "mancare" intransitivo, altri transitivo e altri ancora "ambivalente", ovvero transitivo e intransitivo. Da parte nostra seguiamo le indicazioni del vocabolario Palazzi, che lo attesta esclusivamente intransitivo specificando che «essendo intransitivo è errore usarlo col complemento oggetto; perciò non dirai: mancare il colpo, ma fallirlo ; mancare lo scopo, ma non riuscire allo scopo; mancare una promessa, ma venir meno alla promessa, mancare alla promessa; mancare una speranza, deluderla. Sulla stessa linea il "Dizionario Grammaticale" di Vincenzo Ceppellini.

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La parola proposta da questo portale e non "lemmata" in buona parte dei vocabolari dell'uso: acanino. Aggettivo, non schiettamente italiano, che vale bello, dolce, caro, amato, soave e simili. È tratto dal siciliano "acaninu" e questo dall'arabo "hanin" (caro).




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Sempre per la serie "la lingua biforcuta della stampa"


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Il verbo "vantare" è transitivo, regge, quindi, il complemento oggetto: vantare qualcosa. Nella forma riflessiva deve essere seguito da un infinito preceduto dalla preposizione "di": si vantava di...

(Nella pagina interna il titolo è stato opportunamente emendato)











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