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mercoledì 1 marzo 2017

La guida alla lingua di una “non-grammarnazi”


Un articolo di Salvatore Claudio Sgroi
(Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania)
La“Guida pratica all'italiano scritto”di Vera Gheno (Cesati ed.), destinato agli universitari (ma non solo), è non poco intrigante, non foss'altro che per il sottotitolo neologico: “(senza diventare grammarnazi)”. I 10 capitoli del volumetto (in 16°) comportano azzeccatissime “appendici”di autori diversi, che mettono a fuoco aspetti centrali del saper scrivere: da leggere quindi subito. C'è per es. Calvino sulla "Esattezza" (1988) e l'antilingua (1965); De Mauro 2006 autobiografico; Meneghello 1963; don Milani (1967) che denuncia: «ma voi avete più in onore la grammatica [prescrittivista] che la Costituzione» (p. 64); la poetessa ungherese Imre Oravecz 1972 con una “poesia in prosa”trasgressivamente scandita dalla sola virgola, tradotta dalla stessa Gheno; un divertente brano letterario di S. Benni 1976 “La Luisona”a confronto con una appetibile ricetta dell'Artusi (1891); un istruttivo art. di L. Carrada 2013 su “Il paradosso della lettura sul web”. M. Rigoni Stern 1999 in “Inverni lontani”ricorda gli “ex combattenti”che leggevano i libri presi in prestito dalla biblioteca «nelle lunghe sere invernali, magari a voce alta, (...) nelle stalle mentre si aspettava il parto delle vacche» e quando li restituivano «avevano odore di vacca e di letame» ed erano “un po' sciupati" (p. 120). Ironico e divertente è il dialogo di “Palombella rossa”di N. Moretti (1989), in cui Michele intollerante dinanzi al linguaggio della reporter non si trattiene da "nazigrammar" dallo schiaffeggiarla. A chiusura, una "Appendice comica" di malapropismi, normativamente "errati", es. “prostituta d'alto borgo”. I 10 capp. riguardano aspetti essenziali dello scrivere: "stesura", "revisione", "tecniche per leggere e prendere appunti" ("una vera e propria ginnastica cerebrale" p. 97), "costruzione del testo: coesivi e connettivi", "punteggiatura", "lessico", "ferri del mestieri", "ortografia", "bibliografia". Quanto al «concetto di norma linguistica», l'autrice malgrado il sotto-titolo rassicurante del volumetto, non riesce a trattenersi dal confessare di essere "grammarnazi". Così a proposito della ortografia morfologica "guadagn-iamo" (rispetto a quella fonetica "guadagnamo") dichiara: «Ma noi siamo grammarnazi, e continueremo a consigliarne l'uso» (pp. 52, 7). Nel definire i criteri della norma l'autrice invoca l'autorità dei grammatici, anziché l'uso degli scriventi colti. «Gli scrittori (...) non andrebbero presi come riprova della correttezza di un certo uso, avendo noi a disposizione dizionari e grammatiche» (p. 74). Per l'autrice è sbagliato citare uno scrittore (...) come riprova dell'uso corretto». L'atteggiamento (neo)purista emerge in più occasioni, per es. quando oppone i "prestiti di necessità" a quelli "di lusso" "innecessari" (p. 26) e ripropone i traducenti puramente logicistici di Castellani 1987, definiti «neocòni interessanti», quali "smog = fubbia"; "weekend = intredima", e ci fermiamo qui.
L'autrice non sempre distingue l'it. pop. ("sbagliato") da quello "medio" o "neostandard" (p. 40). Così "ci ho" è sì corretto ma non "ciò" (errato) (p. 41). L'es. con l'indicativo "io penso che è meglio" è invero "frase corretta" (pp. 7-8), come "penso che è bello" (p. 41), non meno di "io penso che sia meglio". Al di là di questi aspetti normativi non sempre condivisibili, la Gheno  però individua nella pratica della lettura «lenta, immersiva, profonda» (p. 108) la via ottimale sia per migliorare la competenza ortografica col «ricordo visivo» (p. 57) che per «per imparare lo stile corretto di un testo scientifico» (p. 126).


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Un giornale in rete titolava:
Liberi di nascere, liberi di morire
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A nostro avviso il titolo non è corretto sotto il profilo della logica: si è liberi di morire ma non di nascere. Non decidiamo noi di venire al mondo (altri decidono per noi). Corretto - secondo noi - liberi di vivere, liberi di morire. Il parere degli amici blogghisti?

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