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lunedì 13 marzo 2017

Cittadino sí. Urbano?...


Di primo acchito i due termini sembrerebbero l’uno sinonimo dell’altro, derivando il primo dal latino “urbe(m)” (città), il secondo dal greco “polis” (città); entrambi significano, quindi, “cittadino”. Le cose, però, non sono cosí semplici perché sappiamo benissimo che  “urbano”, in senso stretto, significa  “che appartiene alla città”, mentre  “cittadino” – sempre in senso stretto – significa  “politico”. Nell’uso, però, i due termini hanno finito con l’essere  sinonimi. Ma donde deriva la differenza di significato che i due vocaboli avevano quando sono  “nati”? Deriva dalla diversità di funzioni che svolgevano le città nel mondo latino e in quello greco. Nello Stato romano, accentratore e unitario, le varie città non erano delle entità  “politiche”, ma semplici agglomerati di abitazioni con limitatissime autonomie amministrative; nel mondo greco, invece, non si ebbe mai uno Stato unitario, le città corrispondevano ciascuna a un piccolo Stato autonomo e indipendente, tant’è che queste città vengono definite dagli storici  “città-Stato”. L’aggettivo  “politico” (o cittadino) acquisí, quindi, l’accezione di  "che ha rapporto con la città-Stato"; mentre  “urbano” quella di  “che ha rapporto con una semplice città”. Oggi, però, come si è visto, i due aggettivi si possono considerare sinonimi. Ma c’è di piú. Poiché si ritiene, a torto o a ragione, che coloro che vivono nelle città abbiano comportamenti piú  “raffinati” di coloro che, al contrario, abitano nelle campagne, il termine  “urbano” ha finito con l’acquisire anche il significato di  “educato”, “civile”, “raffinato”, in contrapposizione a  “rustico” (dal latino “rus”, campagna) e a  “villano” (da  “villa” che originariamente significava campagna). Oggi però, se possiamo esprimere un parere, non sappiamo se siano  piú  “villani” i... villani o i cittadini che abitano città sporche e violente dimostrando di non essere, poi, tanto... “urbani”.  Non possiamo concludere  questa modestissima chiacchierata sul cittadino senza ricordare – sotto l’aspetto grammaticale – che questo termine può essere tanto sostantivo quanto aggettivo: come sostantivo si adopera per indicare l’abitante di una città, per l’appunto, o l’appartenente a una comunità statale (cittadino italiano, cittadino iberico e via dicendo); come aggettivo si usa per definire tutto ciò che abbia “riferimento alla città”: vita cittadina; manifestazione cittadina; negozio cittadino. Dimenticavamo: oltre a cittadino esiste anche  “civico”. Quest’ultimo termine, però, si riferisce a qualcosa che riguarda la città visto, però, come ente che gode di autonomia amministrativa: ospedale civico; Palazzo civico; Civica Azienda Trasporti e via dicendo. Civico, insomma, ha, press’a poco, la medesima accezione dell’aggettivo “municipale”: Polizia Municipale.

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L’aggettivo “deleterio” che significa ‘dannoso’, ‘nocivo’ è adoperato correttamente solo se riferito a cose concrete, materiali: questo luogo inquinato è “deleterio” per l’uomo. È improprio riferirlo a cose “ideali”, “intellettuali”: queste letture sono “deleterie” per i giovani. Si dirà “piú correttamente”, ‘nocive’, ‘dannose’ per i giovani. I vocabolari, però...

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