Visite dal primo febbraio 2017

mercoledì 18 gennaio 2017

Baci "sessisti"


Attenti ai baci per gli auguri si rivelano "sessisti"

di Salvatore Claudio Sgroi*

«Auguri a tutti e baci!» è il saluto (tuttomaiuscolo) di commiato dell'email di un conoscente inviata a me, e contemporaneamente ad altri 8 destinatari tutti maschi, a fine anno. «Baci. N.N.» è invece il saluto (anche questo in maiuscolo) con firma siglata in un'altra e-mail di una collega, che è solita chiudere con questa formula i nostri scambi mailari. Le formule di saluto in italiano sono assai diversificate, non certamente riconducibili a un inventario chiuso. Chiara è la funzione pragmatica di mediazione sociale dei saluti: il non salutarsi tra conoscenti sarebbe infatti considerato una scortesia. Come caratterizzare brevemente i due messaggi, in oggetto, cogliendone caratteristiche comuni e individuandone la loro specificità? Il "momento della giornata" in questo caso è certamente irrilevante (non così nel caso della scelta per es. di "buongiorno" versus "buonasera"). Si tratta poi di un saluto a un tempo "di gruppo" (nel primo caso) e "individuale" (nel secondo). E di "commiato", quanto alla "posizione", non già "di approccio" o "di passaggio". Quanto ai rapporti socio-personali (età, ruolo e sesso), non sembrano rilevanti le differenze di età tra mittente e destinatari (tra i 30 e i 70 anni) nei due testi; né tanto meno il ruolo personale (conoscenti e amici) e sociale (con titolo di istruzione superiore: tutti laureati, e colleghi a vario titolo). Quello che invece sembra costituire - in maniera inaspettata - la specificità dell'e-mail n. 1(del conoscente con pluri-destinatari  tutti maschi) rispetto alla n. 2 (della collega con uni-destinatario maschio) è invece il sesso. Quando ho infatti ricevuto l'e-mail n.1 ho istintivamente e freudianamente pensato che il mio interlocutore fosse Omo (peraltro da accertare!). Il lettore -se maschio- si chieda se lui manderebbe a un amico (maschio) un saluto con "Baci!". Io sinceramente, no, direi: "Un abbraccio", magari "forte, caloroso", ma "Baci" proprio no! Ovvero i "Baci" li manderei mailarmente a una donna, con cui si condividono rapporti d'amore (filiale, maschio o femmina, per la consorte) o anche d'affetto (per un'amica). Volendo saggiare la "oggettività" di tale uso linguistico - i baci di un uomo sono destinati in esclusiva a una donna e "proibiti" a un uomo - ho posto a più colleghi ed amici se ricevevano (da uomini) o inviavano (a uomini) via e-mail "Baci"come saluto di chiusura. La risposta dei sette informanti è stata univoca: tutti (i maschi) ricevono baci (mail-ari) solo da donne e non li inviano a uomini. Uno ha così commentato: «Molto di rado, per fortuna, mi farebbe un effetto abbastanza sgradevole...». E mi ha salutato con: «Quindi auguri senza baci (e ci mancherebbe...)». Un altro:  «Ovviamente non ricevo baci elettronici da uomini, né tanto meno ne invio. Resto fedele ai vecchi ideali!». Un altro collega ancora, a proposito degli "omo-baci", mi ha mailato: «Certo un articolo sulle formule maschili e femminili nei saluti sarebbe interessante!» salutandomi (ironicamente):«Baci! F.». E allora non ho potuto fare a meno di commentare: «Mio caro, il tuo saluto, sinceramente, mi ‘fa senso’. O è da interpretare - freddamente - come segno/indizio di un mutamento...? ciao! s.claudio». Morale della favola. Con la parola "baci" la lingua si rivela, sul versante lessicale, inaspettatamente "sessista", in quanto lascia trasparire il sesso (maschio/femmina) del parlante o almeno le sue pulsioni omo- od etero-sessuali.

* Docente di linguistica generale presso l'Università di Catania


***
I linguisti Valeria Della Valle e Giuseppe Patota scrivono nel loro volumetto "Ciliegie o ciliege?" che "insegniamo" (e crediamo si riferiscano anche a tutti i  verbi in "-gnare") si può scrivere con o senza la "i" nel presente indicativo; tassativamente con la "i" nel presente congiuntivo. La cosa ci stupisce, e non poco: la desinenza  "-iamo" (con tanto di "i") è la medesima per entrambi i modi (indicativo e congiuntivo). Non scriviamo, infatti, "noi amiamo" nel presente indicativo e "che noi amiamo" nel presente congiuntivo? Il distinguo che fanno i due linguisti - a nostro modestissimo avviso - è fuorviante e può indurre in errore le persone sprovvedute in fatto di lingua, perché potrebbero scrivere, per esempio, "noi amamo" (presente indicativo) e "che noi amiamo" (presente congiuntivo).



iniquità o inicuità? iniquità iniquo o inicuo? iniquo iniziativa o inizziativa? iniziativa innaffiare o annaffiare? tutt'e due ... insalùbre insapore o insaporo? meglio insapore noi insegnamo o noi insegniamo? tutt'e due al presente indicativo, noi ...




3 commenti:

Ines Desideri ha detto...

Considerazioni personali sull'articolo di S. C. Sgroi, "Attenti ai baci per gli auguri si rivelano sessisti".

“I miei baci”, “Mille baci” e l’iperbolica “Mille e mille baci” furono le formule di commiato epistolare più usate da Ippolito Nievo (1831-1861) nella corrispondenza con le donne amate, Matilde Ferrari (lettere del 1850) e Caterina Curti Melzi (lettere del 1858).

Ciò confermerebbe quanto affermato dal prof. Sgroi: "... i ‘Baci’ li manderei mailarmente a una donna, con cui si condividono rapporti d'amore (filiale, maschio o femmina, per la consorte) o anche d'affetto (per un'amica)”.
Ritengo tuttavia opportuno precisare che, da allora, è trascorso oltre un secolo e mezzo, durante il quale la lingua e i linguaggi hanno subito continui mutamenti.

Tali mutamenti hanno coinvolto anche le formule di commiato: piaccia o no, “abbracci, abbraccioni, baci, bacioni”, spesso “affettuosi, grandi, forti, calorosi, fraterni,...”, ricorrono frequentemente sia nella corrispondenza elettronica sia nelle conversazioni telefoniche (ivi comprese quelle di lavoro), a prescindere dal sesso di chi ne faccia uso.

Mi sembra capzioso tanto l’interrogarsi sull'orientamento sessuale – “omo” o “etero”?: “peraltro da accertare!” (?!) – del mittente, quanto il riferimento al “sessismo” , evidente nella frase conclusiva: “Con la parola ‘baci’ la lingua si rivela, sul versante lessicale, inaspettatamente ‘sessista’, in quanto lascia trasparire il sesso (maschio/femmina) del parlante o almeno le sue pulsioni omo- od etero-sessuali.”

Non occorre la parola “baci” per rivelare il sesso (maschile o femminile) del parlante o dello scrivente: le sue caratteristiche anatomiche (ivi compresa quella che comunemente definiamo “voce”) rivelano il sesso di chi parla; il nome proprio (maschile o femminile), che solitamente chiude un messaggio, rivela il sesso di chi scrive.

Mi sembra fuori luogo – se non di cattivo gusto – soffermarmi sulle “pulsioni omo- od etero-sessuali”.
A tale proposito mi limito a una breve constatazione: le parole “bacioni” e “abbraccioni” sono oggi adoperate sia dagli uomini sia dalle donne, ma soprattutto dai giovani di entrambi i sessi, a prescindere dalle loro “pulsioni omo- od etero-“.

Cordiali saluti
Ines Desideri

Salvatore Claudio Sgroi ha detto...

L'idea centrale dell'intervento riguarda se l'uso del termine BACI (e non "abbracci" e neanche "bacioni") come formula di commiato in una e-mail (o aggiungiamo in un s.m.s.) o più in generale in una interazione tra due o più interlocutori, quale che sia il canale cui si fa ricorso, da parte di un uomo rivolto a un altro uomo sia indizio del suo orientamento sessuale.
Questa idea è emersa quando io sono stato destinatario di un'e-mail maschile con BACI finali. E mi sono subito reso conto che -- istintivamente -- io non avrei mai adoperato il termine BACI rivolgendomi a un uomo.
Questo mio comportamento è stato peraltro confermato dalla decina di persone più che trentenni, ma anche da altrettanti ventenni universitari, a cui ho proposto il test linguistico.
Che esistano altri indizi ricordati dalla lettrice per individuare il sesso (voce, nome...) è naturalmente una banalità. Le sue obiezioni non riescono sinceramente a convincermi, anche perché dai BACI è passata agli
ABBRACCI(ONI) (certamente non discriminanti sessualmente, come peraltro avevo subito detto).
Sarei invece curioso di conoscere le reazioni di lettori maschi e sapere, per es., se loro mandano (e ricevono) BACI a (da) interlocutori maschi.
Se è confermato il non-uso del termine BACI da parte di maschi rivolti ad altri maschi, resta da spiegare come mai altri uomini invece non lo escludono. Il ricorso alle "pulsioni" non piace alla lettrice? Ma per conto mio, ognuno può avere le pulsioni che meglio lo realizzano.
Con cordialità
Salvatore Claudio Sgroi

Ines Desideri ha detto...

Per il prof. Sgroi

Sarò telegrafica, poiché non amo dilungarmi quando si rischia - come in questo caso - che uno scambio di opinioni sfoci nella polemica.
Se permette, non condivido diversi aspetti del suo articolo: dagli spunti offerti (buona parte dei quali è tratta dalla sua posta privata) al riferimento al "sessismo" (vocabolo di cui oggi si abusa e a mio avviso inappropriato qui), dalla trattazione di un solo saluto di commiato ("baci") - trattazione che non reputo esauriente - all'idea di "banalità".

Cordiali saluti
Ines Desideri