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venerdì 11 novembre 2016

Piú e però


Due parole, due, sulla congiunzione “però” e sull’avverbio e aggettivo “piú”. La prima ha due funzioni fondamentali: avversativa, con il significato di “ma” (è bellissimo, però (ma) è antipatico perché ha un carattere impossibile); concessiva, con il significato di “nondimeno”, “tuttavia” (se non desideri vederlo, devi però (tuttavia) telefonargli; infine esprime un valore causale conclusivo e sta per “quindi”, “perciò”. Quest’ultimo uso è ormai solo letterario. Molto spesso è rafforzata da “ma” e “nondimeno” con cui concorre a formare le locuzioni ma però e nondimeno però che non sono affatto errate come sostengono alcuni linguisti; abbiamo la “testimonianza” di due grandi, Dante e Manzoni. L’avverbio “piú” è il comparativo irregolare di ‘molto’ e si adopera per la formazione del comparativo di maggioranza e il superlativo relativo: piú buono, piú intelligente; il piú buono, il piú intelligente. È tremendamente errato, per tanto, il comparativo piú molto. È adoperato,  molto spesso, al posto di “maggiore”: ci vuole piú (maggiore) volontà. “Piú” viene anche usato con il significato di “inoltre”, “ancora”, “con l’aggiunta di” e simili: 250 euro piú le spese. A volte si adopera a mo’ di aggettivo o sostantivo con il significato di  “la maggioranza”, “la maggior parte”, “parecchi”: siamo stati insieme piú (parecchie) ore; bisogna sentire il parere dei piú.

  
Ieri



Probabilmente pochi sanno che l'avverbio di tempo, "ieri", se unito a "sera", "notte", "mattina" si può troncare formando un'unica parola: iersera, iernotte, iermattina. Si tratta di una sorta di "troncamento interno". A nostro modo di vedere queste forme hanno un "sapore" aulico se confrontate con le cosí dette grafie normali: ieri notte; ieri sera; ieri mattina.


Le legne e il mozzo

Alcune "precisazioni" sui succitati sostantivi. Il primo appartiene alla schiera dei nomi sovrabbondanti perché ha due plurali: le legna e le legne. Il più usato, però, è il primo. Ma nessuno potrà accusarvi di ignoranza se direte o scriverete "voglio un po' di legne per il mio camino". Il secondo cambia di significato a seconda del suono della "o" e della "z". Con la "o" chiusa e la "z" sorda (mózzo) sta per marinaio addetto ai servizi di pulizia e di cucina; con la "o" aperta e la "z" sonora (mòzzo) vale perno, centro della ruota.

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I lettori che ravvisino strafalcioni orto-sintattico-grammaticali in testi giornalistici possono scrivere a albatr0s@libero.it. Gli "orrori" saranno pubblicati ed esposti al  “pubblico ludibrio”.

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