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sabato 22 ottobre 2016

Possedere il sigillo diplomatico

Chi possiede questo sigillo? La persona che si trova in situazioni di privilegio e non è obbligata a dare spiegazioni circa il suo comportamento. L'espressione è adoperata in senso figurato e,  per lo più, con intenti ironici o scherzosi. Il sigillo diplomatico è un timbro in dotazione ai diplomatici, appunto, con il quale si attesta l'autenticità e l'ufficialità di documenti atti a garantire particolari trattamenti e privilegi. Ne sono depositari, ovviamente, il ministro per gli affari esteri e le varie rappresentanze diplomatiche.

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Due parole su un verbo che - a nostro modo di vedere - viene molto spesso adoperato se non in modo errato, impropriamente: "guadagnare". Il significato del verbo è - come si può leggere in un qualsivoglia vocabolario della lingua italiana - "ottenere o ricevere come utile o profitto da un lavoro, da una prestazione o da uno scambio commerciale". Il verbo, insomma, implica una 'fatica' fisica o morale. È adoperato correttamente, quindi, in frasi tipo "guadagnare 250 euro il mese; "è riuscito a guadagnarsi la simpatia di tutti gli astanti"; oppure, "guadagnare terreno", vale a dire conquistarlo avanzando con fatica; "guadagnare tempo", ottenerlo, cioè, con qualche artificio. Come si può vedere, dunque, negli esempi sopra citati c'è sempre l'idea del lavoro, della fatica. Non è corretto usarlo in frasi - come si legge spesso sulla stampa - "ha guadagnato 300 mila euro nel gioco delle scommesse". Dov'è la "fatica"? In questo caso e in altri simili il verbo appropriato è 'vincere'. Insomma - non vogliamo essere ripetitivi - in frasi in cui non è sottintesa l'idea della fatica, l'uso del verbo guadagnare è errato o, per lo meno, improprio. Non si dirà, quindi, "guadagnare l'uscita"; "guadagnare in fretta la fuga"; "la nave ha guadagnato il porto in nottata" e frasi simili. In buona lingua ci sono verbi propri che fanno alla bisogna: raggiungere, arrivare, entrare, giungere e simili.

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La parola che segnaliamo all'attenzione dei lettori è: topotesía. Sostantivo femminile composto con le voci greche "tòpos" (luogo) e "titemi" (collocare, mettere): descrizione di un luogo immaginario.

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