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martedì 17 maggio 2016

(Fare le cose) Alla carlona

Chi non conosce questo modo di dire che vale "grossolanamente",  "alla buona", "senza cura", "in modo trasandato"? Fare una cosa, insomma, senza impegno, approssimativamente, come viene: lavorare alla carlona, vestire alla carlona, studiare alla carlona. Pochi, forse, ne conoscono l'origine. Vediamola assieme. "Carlona", innanzi tutto, è l'adattamento italiano del francese "Charlon", nome dato al re Carlomagno, detto, per l'appunto, re Carlone . Con "carlona" si intendeva "all'antica", "alla patriarcale", "alla buona" in quanto Carlomagno veniva descritto, nei tardi poemi cavallereschi, come un uomo molto semplice, alla buona, quasi "rustico". Un aneddoto spiega magnificamente l'origine dell'espressione. Una mattina Carlomagno aveva invitato a una battuta di caccia - che amava moltissimo - il "gotha" dell'aristocrazia. All'ora convenuta tutti i nobili si presentarono agghindati di tutto punto, con completi appena usciti dalle piú  note sartorie francesi; tutti, insomma, erano vestiti "all'ultima moda". Tra la sorpresa degli astanti, il buon Carlone si presentò, invece, vestito di un abito di taglio contadinesco e di stoffa molto rozza. Da quel momento si disse "vestire alla carlona", per vestire alla buona e, in seguito, per estensione, nacque l'espressione "fare le cose alla carlona", alla buona, appunto, senza il minimo impegno.

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Ecco un altro vocabolo che sarebbe da "rispolverare" e rimettere a lemma: chiamoso. È un aggettivo deverbale, tratto dal latino "clamare" (gridare) e vale "clamoroso", "che fa rumore".

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