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martedì 15 marzo 2016

Torniamo a bomba con l'aggettivo

Caro Direttore,
dopo la preposizione  anch’io desidero salire agli onori dei... giornali, anzi della rete, perché  appartengo al gotha della lingua.
Le mie origini, come quelle dei cugini avverbio e preposizione, sono nobili; discendo, infatti, dal latino medievale “adiectivum” (aggiunto), composto di “ad” (presso) e “iacere” (gettare); propriamente significo “colui che si getta presso”; per questo motivo alcuni miei biografi amano definirmi “quella parte variabile del discorso che si ‘aggiunge’ al nome per indicare una qualità o per dargli una precisa determinazione”. Sono, quindi, l’aggettivo. E sempre per il motivo di essere “gettato” accanto al nome sono stato diviso in due gruppi: ‘qualificativo’, se aggiungo al nome o sostantivo una qualità e ‘determinativo’ se aggiungo al nome un preciso elemento che ne determini, appunto, la posizione o il possesso.
Prima di farvi degli esempi, per meglio chiarire questi concetti, mi preme rammentarvi che, essendo di nobili natali, non mi piace vedermi sempre “appiccicato” al nome; spesso la mia aristocratica presenza non è necessaria, per questo adoro moltissimo ciò che di me ha detto Alphonse Daudet: “L’aggettivo deve essere l’amante del sostantivo e non già la moglie legittima. Tra le parole ci vogliono legami passeggeri e non un matrimonio eterno”. Quando scrivete (o parlate), quindi, non abusate sempre di me.
''Tornando a bomba'', se io dico una casa bella aggiungo alla casa, cioè al sostantivo, una qualità, vale a dire la bellezza; “bella”, per tanto, è un aggettivo qualificativo. Se dico, invece, quella casa, specifico quale casa, cioè la determino; “quella”, quindi, è un aggettivo determinativo. Gli aggettivi determinativi si dividono, a loro volta, in quattro specie: dimostrativi (quella); possessivi (mia); numerali (una) e quantitativi (poco). Come mio cugino l’avverbio che può stare prima o dopo del verbo, anch’io posso essere collocato prima o dopo del sostantivo, non esiste una “legge” in proposito: posposto al sostantivo do maggiore “spicco” alla qualità che si intende mettere in evidenza. È una “donna bella” ha una “sfumatura” diversa, infatti, che non è una “bella donna”. Attenzione ai casi, però, in cui la collocazione dell’aggettivo può creare ambiguità: è una “buona donna” acquista un significato diverso da è una “donna buona”. Non finirò mai, dunque, di raccomandarvi di “piazzarmi” al posto giusto al fine di evitare incresciosi “incidenti di percorso” nelle vostre relazioni sociali.
Per quanto attiene alla concordanza, in linea di massima, devo essere dello stesso genere e dello stesso numero del sostantivo (o dei sostantivi) cui mi riferisco: il libro è bello; i libri sono belli. Quando sono in compagnia di due o piú sostantivi dello stesso genere seguirò, ovviamente, il medesimo genere e sarò plurale: i libri e i quaderni sono belli. Se, però, si tratta di esseri inanimati o di concetti astratti o strettamente affini, di genere singolare, posso restare anch’io singolare.
Mi spiego meglio con alcuni esempi: la franchezza e la generosità romane. Ma anche: la franchezza e la generosità romana. L’aggettivo singolare ‘romana’ si riferisce tanto a franchezza quanto a generosità. Ancora. Un cappello e un abito nero. Ma anche: un cappello e un abito neri. E a proposito di colori, si faccia attenzione all’ “aggettivo” marrone perché non è propriamente tale. So benissimo che i piú lo considerano un aggettivo e lo concordano, quindi, con il sostantivo cui si riferisce cadendo, però, in un madornale errore. Marrone, dunque, non è un aggettivo come ‘giallo’, ‘verde’, ‘rosso’, ‘nero’ ecc., ma un sostantivo che significa “color del castagno, del marrone” e resterà, quindi, invariato: guanti (del color del) marrone; giacca (del color del) marrone; scarpe (del color del) marrone. Nessuno, infatti, si sognerebbe di dire “camicie rose”; “capelli ceneri” ma correttamente: camicie rosa (del color della rosa); capelli cenere (del color della cenere). Perché il mio amico marrone deve essere violentato?
Grazie al direttore dell'ospitalità e grazie a voi dell'attenzione. Passo, ora, la “parola” al Pianigiani che vi “illuminerà” sull’origine della locuzione che ho adoperato prima: “tornare a bomba”.
Il vostro amico
  Aggettivo

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Ci spiace doverci sempre ripetere, ma non possiamo proprio non... farlo. Nella trasmissione televisiva di ieri sera, "Quinta Colonna", i responsabili hanno messo in onda un cartello con una parola barbara, ma tremendamente errata: bouvette. Insistiamo, liberissimi di adoperare forestierismi anche se ci sono i corrispettivi "omologhi" italiani, ma li usino e scrivano, perlomeno, in modo corretto. Il termine corretto è, dunque, buvette (senza la "o").

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