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martedì 29 marzo 2016

«Pedanterie linguistiche»?

Colare — nei tempi composti si adopera l’ausiliare essere se si prende in considerazione il liquido che cola: il vino è colato tutta la notte dall’otre; l’ausiliare avere, invece, riferito al contenitore: l’otre ha colato tutta la notte.

Dentro — avverbio e preposizione. In funzione di preposizione, con il significato di in, nel, si unisce direttamente al nome o si accompagna alle preposizioni a o di: dentro la casa, dentro al cassetto. Se segue un pronome personale l’uso della preposizione di è obbligatorio: voglio leggere dentro di te.

Deprezzare — verbo da lasciare al linguaggio commerciale. Diremo, correttamente: svalutare, svilire e simili.

Derisore — aggettivo e sostantivo. Come aggettivo, terminando in -e, nel femminile singolare resta invariato. In funzione di sostantivo, invece, nella forma femminile singolare muta la e in a: derisora.


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Un articolo di Giuseppe Patota sui verbi "bollire" e "cucire".

Il verbo bollire, però, nei tempi andati accettava le diverse forme in -isc- o senza (fa parte della schiera dei verbi cosí detti sovrabbondanti, con più forme per una stessa funzione), anzi la forma incoativa era preferibile per non confondersi con alcune voci del verbo "bollare"; ma adesso le moderne grammatiche consigliano solo l'alternativa senza l’infisso  "-isc-". Va tenuta presente, poi, la distanza tra le grammatiche e l'uso. Certo, oggi, nessuno direbbe piú che l’acqua “bollisce”, però... guardate questo coniugatore.

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