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martedì 8 marzo 2016

Il "plurale di modestia"

I lettori assidui di questo portale, se hanno letto i commenti all'articolo un "codino linguistico", avranno notato lo "scontro" tra l'estensore di queste noterelle e un anonimo lettore . Quest'ultimo contestava al titolare del portale l'uso errato del "plurale di modestia". Scriveva il lettore: «Il dilemma sta in accusandoci (accusando noi, plurale) di essere un codino (singolare), il nostro (di noi, plurale) mestiere di censore (singolare)». Crediamo opportuno fare un po' di chiarezza in merito. Si adopera il plurale di modestia (ma oggi l'uso sta quasi scomparendo) quando lo scrittore non vuole far "pesare" la sua autorevolezza, come se non fosse lui a parlare o a scrivere. E qui nasce il problema della concordanza. Gli aggettivi e i sostantivi si mettono al plurale? Il problema si risolve con la concordanza a senso, cioè si concordano con il soggetto logico e non grammaticale (noi). Un esempio di questa concordanza si ha con il "plurale maiestatis" (che è lo stesso di quello di modestia). Nei diplomi di laurea possiamo, infatti, leggere: «Noi, professor Pinco Pallino, rettore dell' Università di...». Come si vede tanto il sostantivo professore quanto il sostantivo rettore sono nella forma singolare perché si riferiscono al soggetto logico Pinco Pallino e non a quello grammaticale noi. Possiamo dire (o scrivere) «Noi, *professori Pinco Pallino, rettori...»? Assolutamente no. Quindi... Un bellissimo esempio di plurale di modestia si ritrova nei «Promessi Sposi» del principe degli scrittori, Alessandro Manzoni: «E, per la verità, anche noi, con questo manoscritto davanti (...) anche noi, dico, sentiamo una certa ripugnanza a proseguire» (XXVI 1). L'anonimo lettore vuole correggere anche Alessandro Manzoni?

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Tanti, tanti cari auguri alle gentili Lettrici di questo sito.

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3 commenti:

Anonimo ha detto...

Il mio diploma di laurea recita: Il Rettore della Università degli studi di... conferisce la laurea di Dottore in... a... (notare l'assenza di noi e la concordanza soggetto-predicato verbale).
Invito Fausto Raso ad astenersi dal riportare pedissequamente esempi letterari e, per la seconda volta, a documentarsi sui contesti d'uso del plurale maiestatis, tra i quali è contemplato l'ambito narrativo.
Definisce scontro l'esposizione di due differenti punti di vista e polemiche sterili le mie confutazioni.
Mi rallegro per l'apertura mentale.
Smetta la caccia alle streghe, oltremodo sterile.

Fausto Raso ha detto...

Il mio anonimo interlocutore forse non sa che non tutte le Università usano la medesima formula stampata sui diplomi di laurea. Quanto allo scontro sui due differenti punti di vista, il lettore, probabilmente, non ha visto che è "virgolettato". Infine, e chiudo con ciò tutte le "polemiche", gli esempi letterari a cosa servono se non a esplicare?
IN NOME DELLA LEGGE, NOI PROFESSORE ***, RETTORE DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA, VEDUTA LA DELIBERAZIONE ADOTTATA DAL CONSIGLIO DI FACOLTÀ DI SCIENZE MATEMATICHE FISICHE E NATURALI NELLA SEDUTA DEL GIORNO 24 MARZO 2009 DI CONFERIRE LA LAUREA SPECIALISTICA “HONORIS CAUSA” IN INFORMATICA A...

Ines Desideri ha detto...

Caro dottor Raso,
a proposito dell'argomento di cui si è ampiamente discusso, mi permetta di riportare un'interessante citazione dello scrittore Giuseppe Pontiggia (1934-2003).

"Diciamo – Plurale humilitatis, diverso da quel 'noi' maiestatis a cui gli studenti contrappongono un 'io' insicuro. 'Diciamo' è pacioso e bonario, tende a cooptare gli ascoltatori in affermazioni che riguardano solamente chi le pronuncia.
Sornionamente democratico, modestamente capzioso, è usato da tutti, atleti, clinici, capiservizio. È il coro delle individualità negli anni Novanta."
("Le sabbie immobili", 1991)

Cordiali saluti
Ines Desideri