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venerdì 26 febbraio 2016

Inferto e inferito

Entrambi i termini sono participi passati del verbo "inferire", che ha due accezioni diverse: causare danni o ferite, sia morali sia fisiche e arrivare a una conclusione, quindi dedurre, desumere. La coniugazione è la medesima tranne che nella prima persona singolare e nella terza plurale del passato remoto e, appunto, nel participio passato. Avremo inferto, quando il verbo sta per "provocare danni" e inferito quando vale "dedurre": il malvivente gli ha inferto cinque coltellate; dalle indagini svolte la polizia ha inferito che l'uomo era estraneo ai fatti. Quanto al passato remoto avremo infersi e infersero nell'accezione di "cagionare danni" ; inferii e inferirono nel significato di "dedurre". Un'ultima annotazione. Inferire è un "quasi sinonimo" di infierire in quanto i due verbi hanno sfumature diverse; inoltre il primo è transitivo, il secondo intransitivo. Interessantissima, in proposito, l' «opinione» del Tommaseo.

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Dappresso e davanti

Il primo vocabolo si può scrivere anche in due parole: da presso. Mai con l’apostrofo (d’appresso). Il secondo, preposizione impropria, si costruisce regolarmente con la a: abito davanti a lui. Si sconsiglia l’impiego della preposizione unita direttamente al sostantivo: passavo davanti la casa; meglio davanti alla casa. La medesima “regola” vale per dinanzi e checché ne dicano certi vocabolari la "di" non è geminante, vale a dire non fa raddoppiare la "n" (*dinnanzi). L' "errore" è dovuto, probabilmente, per un accostamento analogico con “innanzi” il cui rafforzamento sintattico (raddoppiamento della “n”) è solo apparente perché la doppia “n” risulta dalla fusione di “in” e dalla locuzione latina “in antea” già contratta in “nanzi” (in + in antea = in nanzi = innanzi); dinanzi deriva, invece, dalla fusione di “di” e di “nanzi” = dinanzi).                           

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