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domenica 3 gennaio 2016

«Imperfezioni grammaticali»

Speriamo che l'anno che se n'è andato abbia portato con sé anche qualche strafalcione o alcune "imperfezioni grammaticali" che gli amanti della buona lingua devono assolutamente evitare. Cominciamo con il verbo "tenere" adoperato, il piú delle volte, con il significato di "possedere", "avere". Tale uso è da evitare essendo di... uso prettamente dialettale. Il significato proprio del verbo suddetto è "sostenere". Non si dica, per tanto, "tengo una bella casa", ma "possiedo una bella casa". Da evitare anche - se si vuole scrivere e parlar bene - la locuzione "tenere il letto" nel senso di "stare, rimanere a letto". Il verbo tenere, inoltre, non è sinonimo - come molti erroneamente credono - dei verbi "reputare", "stimare", "giudicare" e simili. Le espressioni comuni, quindi, "tenere in molto o poco conto"; "tenere in molta o poca considerazione" una persona sono da gettare decisamente alle ortiche (se l'anno vecchio non le ha portate con sé). Sí, sappiamo benissimo che molte "grandi firme" le adoperano a ogni piè sospinto, ma sappiamo anche altrettanto bene che costoro, non tutte, per la verità, usano la lingua a loro piacimento: non rispettano assolutamente le elementari norme grammaticali. Voi, amici che amate la lingua, non seguite questi esempi negativi. Non adoperate - come abbiamo letto in una cosí detta grande firma della carta stampata, che non menzioniamo per carità di patria - il verbo tenere nelle accezioni di: "importare", "desiderare", "volere", "premere" e simili. Sono tutte forme dialettali e, di conseguenza, orrendamente scorrette. Ancora. Il verbo "marcare", che etimologicamente vale "segnare, contrassegnare con un marchio, bollare", non si può adoperare - sempre che si voglia scrivere e parlare correttamente - come sinonimo di "annotare", "prendere nota", "registrare" o con il significato, obbrobrioso, di "rimarcare con la voce". In questi casi ci sono altri verbi che fanno alla bisogna: caricare, accentuare, rafforzare. E finiamo con l'aggettivo "marrone" che non si deve mai pluralizzare. Diremo correttamente: guanti marrone, scarpe marrone, pantaloni marrone (non "marroni") ecc. Perché non si pluralizza? Perché si sottintende "del colore del marrone" (cioè del frutto del castagno): guanti (del colore del) marrone.

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La parola proposta da questo portale: arcaliffo. Sostantivo maschile: "gran califfo". Nella forma femminile, arcaliffa, secondo il vocabolario Palazzi acquisisce l'accezione dispregiativa di "donna vecchia e brutta". Si veda anche qui.

1 commento:

ANGELO ha detto...

C'è il castagno selvatico (o selvaggio?) e il MARRONE che è un INNESTO.
La castagna è color TESTA di MORO, mentre il MARRONE è molto più CHIARO. Certi sono VENATI.
Il sapore lo dà il castagno mentre il marrone serve solo per sbucciarle prima.
Le castagna che non si sbucciano facilmente mi stanno sui MARRONI.