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sabato 10 ottobre 2015

Essere (o fare) l'oracolo

Questo modo di dire è particolarmente noto e adoperato a ogni piè sospinto dalle persone che - ironicamente - vogliono mettere in evidenza la presunzione di qualcuno: è l'oracolo! Si usa anche - e in questo caso senza ironia - in riferimento a una persona di grande autorevolezza:  ha parlato l'Oracolo. In questo caso - scrivendo - la "o" si mette maiuscola in segno di rispetto e di stima. Ma cos'è questo oracolo? È il latino "oracolum", dal verbo "orare" ('dare risposte'). Pur provenendo dal latino, però, l'oracolo era la tipica istituzione del mondo greco antico in quanto era il responso ('risposta') che una determinata divinità dava a chi l'interrogava.  Con il trascorrere del tempo, per estensione,  il vocabolo passò a indicare il luogo in cui venivano richiesti i "responsi",  la divinità stessa e la persona che faceva da mediatrice (oggi diremmo il "medium") tra il petente e la divinità "traducendo" le parole, generalmente oscure. Gli Oracoli, intesi come mediatori e, quindi, come sacerdoti erano, il piú delle volte, donne, chiamate Pizie o Sibille, donde il termine "sibillino", cioè oscuro, misterioso. Ciò che diceva l'Oracolo era considerato di indubbia verità e gli eventuali "ordini" che impartiva dovevano essere puntualmente eseguiti. Di qui, per l'appunto, l'uso figurato e spesso ironico  della locuzione: ha parlato l'oracolo, non contradditelo!

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Appena - avverbio e congiunzione che riguarda un'azione già compiuta e conclusa. È scorretto, o per lo meno improprio, l'uso  con un futuro semplice perché l'azione ancora non è stata compiuta. Non diremo, per esempio:  "Ti telefonerò *appena arriverò"  ma "ti telefonerò quando arriverò".

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