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lunedì 28 settembre 2015

Il medico e l'ingenuo

Avreste mai immaginato, gentili amici, che il termine “ingenuo” – il cui significato è a tutti noto – in origine indicava il neonato “preso dal padre sulle sue ginocchia”? Come si è arrivati all’accezione di “persona poco accorta”, “persona priva di malizia”? Vediamo assieme i vari passaggi semantici risalendo, come sempre, alla lingua dei nostri padri: il latino. Ingenuo, dunque, è il latino “ingenuu(m)”, derivato di “genu” (ginocchio) e aveva il significato suddetto, valendo “riconosciuto autentico” (dal padre che lo aveva preso sulle sue ginocchia). Con il trascorrere del tempo il vocabolo fu interpretato come formato da “in” e “genus” (casato, stirpe) mantenendo press’a poco il significato originario: “nato da casato interno” (non da schiavi o barbari) e, per tanto, "franco", “libero”, “nobile”. Passato in italiano, il termine, attraverso il significato di “schietto”, “genuino”, “libero nel parlare” ha acquisito l’accezione di “esageratamente spontaneo” e, quindi, “poco accorto”, “senza malizia”, quindi... ingenuo. Ma le sorprese non sono finite. Prima che la parola approdasse in Italia (si fa per dire) anche in latino “ingenuus” era adoperato, talvolta, come sinonimo di “limitato”, “delicato”, “sprovveduto”, “debole” (di carattere). E veniamo al medico perché - contrariamente a quanto si è portati a credere - colui che medita non è tanto il filosofo quanto (e soprattutto) il... medico. Sotto il profilo strettamente etimologico - naturalmente - il medico si può definire il "meditabondo". Se ricerchiamo l'origine del termine vediamo, infatti, che esso non è altro che il latino "medicu(m)", derivato del verbo "mederi", 'riflettere', 'meditare' per cercare di sanare, quindi curare (dopo aver riflettuto, meditato).

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