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giovedì 9 luglio 2015

Il "complemento di differenza"


Da "Domande e risposte" del Treccani in rete:
Gli aggettivi "diverso" e "differente", che complementi reggono sintatticamente? Per esempio, "io sono diverso da lui", "da lui" che complemento è? Si potrebbe fare la stessa domanda per gli aggettivi "simile", "uguale", "identico", "eguale", ecc. ("io sono uguale a te"). Naturalmente il discorso vale anche per gli avverbi derivati da questi aggettivi ("diversamente", "ugualmente", "analogamente", ecc.).

 Forse, più che andare a caccia della denominazione del complemento, può essere utile, sulla scorta di quanto scrive Luca Serianni (con la collaborazione di A. Castelvecchi) nella grammatica Italiano (una garzantina del 1997, più volte ristampata), soffermarsi sui «valori semantici» che la preposizione di assume in questo caso. Nel cap. VIII (dedicato per l'appunto alla preposizione), par. 58 VI. troviamo scritto: «Dissomiglianza e differenza: ('diverso da' si contrappone a 'simile a'): “si era sempre sentita differente da tutti” (Levi, L'orologio); “sono abbastanza simile a mio padre, ma del tutto diverso da mia madre”».
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Gli esperti non hanno risposto alla domanda. Lo facciamo noi, a costo di attirarci gli strali dei linguisti "ufficiali". Siamo in presenza di un "complemento di differenza". Sí, questo complemento non è riportato nei sacri testi grammaticali, ma esiste ed è simile al complemento di abbondanza (o privazione). Si veda qui.

 

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