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lunedì 22 giugno 2015

Non capire un acca (o un'acca)


Chi non conosce questa locuzione che significa "non capire nulla"? Ma perché si adopera l'«acca» come sinonimo di "nulla", "niente"? La spiegazione ci sembra intuitiva e non abbisognevole di... spiegazioni. Coloro che sanno un po' di "latinorum" sanno anche che l'identificazione della consonante con "nulla", "niente" si deve al fatto che la predetta consonante in origine si pronunciava aspirata, poi, con il trascorrere del tempo si attenuò fino a perdere completamente il "valore" di aspirazione  non incidendo piú sulla pronuncia, non valendo, quindi, nulla. Anche in italiano, del resto, la consonante è presente in alcune voci del verbo avere e in alcune esclamazioni - che testimoniano la derivazione latina - ma non vale nulla agli effetti della pronuncia. A questo proposito ci è venuta alla mente un'altra locuzione - ormai desueta e, per tanto, poco conosciuta - "non valere un ette", in cui 'ette' sta per nulla, niente. Anche qui occorre rifarsi al latino per capire la 'meccanica' dell'accezione di 'ette' come sinonimo di nulla. "Ette" è, infatti, la pronuncia italianizzata della congiunzione latina "et" (e) con il significato di "parte del discorso priva di importanza e, quindi, di nessun valore".

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Ci piacerebbe che i lessicografi o vocabolaristi prendessero in considerazione il neologismo sprimaverare e lo mettessero a lemma nei dizionari. Come da inverno si ha "svernare" (trascorrere l'inverno in un'altra località), cosí da primavera possiamo avere "sprimaverare".

 

2 commenti:

Eletta Senso ha detto...

Sempre interessanti questi approfondimenti : grazie per il lavoro che fate

Fausto Raso ha detto...

Grazie a lei, gentile Eletta.
Cordialmente
FR