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giovedì 21 maggio 2015

Metterci una croce sopra

Chi adopera, ovviamente in senso figurato, il modo di dire in oggetto? Colui che considera chiuso un argomento e non vuole (o non può) tornarci piú sopra. Questa locuzione, dunque, è nota a tutti. Pochi però, forse, sanno che l'espressione è presa in prestito dai registri contabili. Un tempo - sui registri della contabilità - le partite e i crediti non esigibili venivano segnati con una... croce a margine. Da registrare anche l'ipotesi che fanno alcuni autori secondo i quali l'espressione richiama il segno della croce che fanno i sacerdoti quando danno l'estremo saluto a un defunto. Di significato affine e di origine intuitiva la locuzione "metterci una pietra sopra": fa pensare, naturalmente, a una pietra con la quale si chiude definitivamente un sepolcro.


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Da "Domande e risposte" del sito Treccani:

È possibile scrivere l'avverbio "su" con l'accento? Esempio: “il caffè mi tira sù”; “vado sù” (al piano di sopra).

Non è corretto. Non c'è bisogno di distinguere su avverbio (come negli esempi presentati) da su preposizione (conto su di te, Alonso su Ferrari) facendo ricorso a un'accentazione differenziale, in quanto il contesto elimina ogni dubbio.
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Dissentiamo recisamente sull'apodittica risposta degli esperti della Treccani ("non è corretto"). Il "su", in funzione avverbiale, "si può" anche accentare e chi segna l'accento non commette alcun errore. Si veda, in proposito, il DOP. Lo stesso vocabolario Treccani contraddice i suoi esperti là dove si legge:
«2. avv. A differenza di su in funzione prepositiva, che è di solito atono perché in posizione proclitica, l’avv. su è pronunciato con accento vibrato, tanto che da taluni viene scritto con l’accento, , anche per distinguerlo dalla prep., soprattutto in casi in cui la posizione della parola può lasciare incerti sulla sua precisa funzione (per es., nella frase: hai messo su la pentola?)».

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