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venerdì 17 aprile 2015

Una "mostruosità linguistica"

Sí, ha ragione un cortese lettore che ci ha inviato una lettera nella quale definisce una "mostruosità linguistica" l'uso errato che la stampa (ma non solo) fa dei verbi "giustiziare" e "assassinare". Ma il lettore non deve meravigliarsi piú di tanto; dovrebbe aver fatto il callo, ormai, a questo "assassinio linguistico", anche se sappiamo benissimo di pretendere molto da una persona "linguisticamente onesta". Come si fa, infatti, a restare insensibili di fronte a un delitto? Soprattutto quando gli autori dell'assassinio non danno prova alcuna di pentimento? Questa gente dovrebbe essere "giustiziata" o "assassinata"? In senso metaforico, ovviamente. Giustiziata, senza ombra di dubbio. Giustiziare significa, infatti, "punire eseguendo una condanna a morte". E chi può punire, quindi "giustiziare", se non un'autorità costituita? Se esistesse, per assurdo, la pena capitale contro i colpevoli di lesa lingua lo Stato (autorità costituita) avrebbe il diritto-dovere di... giustiziarli, non di "assassinarli", anche se ai fini pratici purtroppo non cambierebbe nulla. È un gravissimo errore, quindi, scrivere in un articolo di cronaca nera che «il malvivente è stato giustiziato dai suoi complici»; è stato assassinato, non giustiziato, in quanto gli autori del delitto o, se preferite, della "punizione" non sono un'autorità costituita, la sola, ripetiamo, "abilitata" a giustiziare. Vediamo, ora, sotto il profilo prettamente linguistico, come sono nati i due verbi che la stampa ritiene sinonimi ma che tali non sono. Il primo, giustiziare, è la traduzione del francese medievale "justicier", tratto dal latino "iustitia" (da "iustum", secondo il diritto; e chi ha il dirìtto se non, appunto, un'autorità?). L'altro, assassinare, è tratto dalla voce turca "hasciashin", non dal latino, come ci si aspetterebbe. Vediamo, per sommi capi, la storia di queto verbo. Nel secolo XIII gli aderenti a una setta musulmana, nata in Persia, divennero "famosi" per le loro azioni violente e terroristiche perpetrate ai danni della Siria, della Palestina e della Mesopotamia. Questi "eroi" si macchiavano dei piú atroci delitti, impensabili in persone normali: non erano banditi ma belve assetate di sangue umano che uccidevano anche quando nessuno li contrastava. Per "caricarsi" prima di compiere le loro imprese sanguinarie facevano uso di una droga arrivata, purtroppo, fino a noi: l'hashish. I malcapitati, quando li vedevano arrivare, li chiamavano "hasciashin", 'bevitori di hashish". Il termine, giunto a noi, è stato adattato in "assassini", donde il verbo "assassinare". Giustiziare e assassinare sono sinonimi dunque? Sotto il profilo linguistico no, sotto quello "pratico" sí.  

1 commento:

Marco Bertoli ha detto...

In punto di logica e di rigore lessicale, è ovvio, nessun assassinio se non quello sciaguratamente prescritto dalla legge può dirsi giustiziare.

In senso connotativo e nel contesto riportato ("il criminale è stato giustiziato dai suoi complici"), tuttavia, giustiziare rende con buona evidenza la decisione meditata, l'organizzazione e poi la cerimoniale esecuzione dell'omicidio, del tutto simile a quella dell'omicidio di Stato comminato dalla pena capitale.