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sabato 18 aprile 2015

Una "mostruosità linguistica" (2)

Riallacciandoci alla "mostruosità linguistica" di ieri (uso "distorto" dei verbi giustiziare e assassinare) ce ne sono altre che la stampa ci "propina" a ogni piè sospinto. Vediamone qualcuna. Cominciamo con il verbo "comminare", adoperato sempre a sproposito, soprattutto dai cronisti sportivi. Leggiamo spesso sulla stampa (ma l'ascoltiamo anche nei notiziari radiotelevisivi) che «la commissione disciplinare ha comminato due turni di squalifica al calciatore Sempronio», mettendo in allarme i tifosi. Costoro, invece, se sono ben ferrati in lingua (al contrario dei cronisti) debbono rimanere tranquilli: la commissione disciplinare ha solo "minacciato" di squalificare il giocatore. Sí, questo il significato proprio del verbo. Comminare non significa affatto "dare", "erogare", "infliggere" come la maggior parte degli operatori dell'informazione e, ahinoi, anche "gente di cultura" ritengono. Il verbo in questione è il latino "comminari", formato con "cum" e "minari" che significa "prevedere", "minacciare". Comminare una pena significa, per tanto, "minacciarla collettivamente" ('cum', "prefisso collettivo"), "prescriverla", "prevederla", non infliggerla. Alla luce di quanto sopra chi può comminare una pena, vale a dire stabilirla, prevederla, prescriverla, sancirla non può essere che la legge, e per questa il codice: per il delitto di rapina a mano armata il codice "commina" (prevede, stabilisce) la reclusione da 10 a 20 anni. Il codice, dunque, commina; il giudice (la commissione disciplinare), invece, applica ciò che il codice, appunto, prevede (commina). La commissione disciplinare, quindi, non può comminare una squalifica, può solo applicare ciò che i regolamenti sportivi comminano, "prevedono" per coloro che si rendono colpevoli di atti illeciti. E che dire dell'espressione "essere nell'occhio del ciclone" volendo significare che una persona si trova nei guai? Altra mostruosità linguistica. Perché? Perché la locuzione vale esattamente il contrario. L' "occhio del ciclone" è la regione centrale dell'anello dell'uragano, dove il vento è molto moderato e la pioggia quasi inesistente. Chi si trova dentro l' "occhio" sta molto meglio, quindi, di chi sta fuori.

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Il nuovo vocabolario De Mauro in rete al lemma comminare dice anche "infliggere una pena", ma come abbiamo visto non è questo il significato del verbo.
Il medesimo "errore" nel vocabolario Treccani in linea.

2 commenti:

Teo ha detto...

Sarà un errore, ma una grande linguista e accademica della Crusca come Bice Mortara Garavelli lo giustifica parzialmente con argomentazioni difficilmente oppugnabili. Io preferisco usare "infliggere" e "irrogare" e riservare "comminare" al suo significato più proprio, ma le argomentazioni dell'illustre linguista mi hanno quanto meno indotto a essere più indulgente verso l'uso meno proprio:

http://webcache.googleusercontent.com/search?hl=it&biw&bih&q=cache:io7Zb0QAfeYJ:http://www.accademiadellacrusca.it/it/printpdf/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/uso-verbo-comminare-senso-infliggere-condann%2Bcomminare+bice+mortara&gbv=2&&ct=clnk

Uso del verbo comminare nel senso di'infliggere una condanna

Domande
Quesito: Negli ultimi mesi, alcuni nostri utenti (L. De Carolis da Cremona, M. Maffezzoli da Monza)hanno chiesto lumi circa l'uso del verbo comminare nel senso di 'infliggere una condanna'. La questione era già stata affrontata da Bice Mortara Garavelli nella risposta a un quesito apparsa sulla Crusca per voi n° 32 (ottobre 2006), che riproponiamo qui.

Uso del verbo comminare nel senso di 'infliggere una condanna'

Giorgio Rinaldi nota che da parte di avvocati e magistrati si è diffuso l'uso del verbo comminare nel senso di 'infliggere una condanna' e chiede alla nostra redazione un parere in proposito.

L'uso del verbo comminare nel senso di "infliggere" una condanna è attestato non solo in scritti di avvocati e magistrati, ma anche in testi legislativi. Qualche esempio: «La pena detentiva, se è stata comminata per un fatto commesso nell'ultimo decennio, non può essere sostituita: a) nei confronti di coloro che sono stati condannati più di due volte per reati della stessa indole...» (art. 59 Legge 24 novembre 1981, n. 689 - Modifiche al sistema penale); «L'ispettorato compartimentale di cui al comma 2 dispone [...] la pubblicazione della sanzione comminata a spese del soggetto sanzionato, su uno o più giornali.» (art. 6, legge 18 gennaio1994, n. 50); «L'UIC comunica alle amministrazioni, che esercitano la vigilanza od il controllo sulle attività di cui all'articolo 1, le eventuali violazioni delle disposizioni contenute nel presente decreto, nonché le sanzioni comminate dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 197/1991» (art. 6 Decreto legislativo 25/9/1999, n. 374).
Si tratta di un'estensione del significato originario di comminare (dal latino comminari "minacciare") in un'accezione non registrata nella maggior parte dei dizionari dell'uso, da alcuni bollata esplicitamente come impropria («la legge commina e il tribunale infligge», scriveva Aldo Gabrielli, precisando poi che il giudice «non commina, non minaccia la pena ma la applica in base a quanto stabilisce il codice, la dà, la infligge,l'assegna, o anche, con un latinismo proprio del linguaggio curialesco, la irroga»).

Teo ha detto...

Lo Zingarelli 2006 dà la seguente definizione di comminare: «nel linguaggio giuridico, stabilire una sanzione per i trasgressori di una legge: comminare l'ergastolo, una multa; comminare il risarcimento dei danni», dove il verbo definiente (stabilire) può legittimamente far arguire che "stabilisce" una sanzione non solo chi la "propone" ma anche chi la "assegna", la "infligge".
L'attuale estensione del significato di comminare è accolta nel Grande Dizionario Italiano dell'Uso di Tullio De Mauro (Torino, UTET, 1999, in sette volumi), che dà, oltre alla definizione conforme alla consuetudine vocabolaristica («minacciare una sanzione da infliggere ai trasgressori di una legge») anche l'accezione «infliggere una pena». È evidente che tale accezione devia dal significato originario del verbo in questione. Ma la storia delle parole insegna che non sono pochi i casi in cui l'uso - un uso via via consolidato - ha attribuito agli elementi del lessico sensi che contrastano con l'etimologia. Per questo lo studio della semantica mostra come e quando diventi problematico basare sugli etimi la spiegazione dei significati acquisiti dai vocaboli di una lingua nel corso delle loro vicende. Tra i molti esempi possibili, propongo la trasformazione semantica di uno dei verbi in cui ci siamo imbattuti qui. Il verbo italiano irrogare, che è continuazione dell'omonimo latino, ha come etimo 'in' "contro" e 'rogare' "chiedere": originariamente significava "proporre (al popolo) qualcosa contro qualcuno" e quindi "far approvare, mediante una proposta al popolo, una legge (ad esempio, un privilegium, cioè una legge eccezionale), una sanzione ecc. contro qualcuno". Il Thesaurus della lingua latina, da cui traduco, annota espressamente: «in materia giudiziaria, irrogare equivale a "proporre"; ma questa nozione di "proporre" da Asconio Pediano [commentatore di Cicerone, I sec. d. C.] in poi non si trova più, ma passa (transit) nella nozione di "imporre"»; negli esempi addotti, i soggetti delle varie forme del verbo irrogare sono magistrati e cariche pubbliche in genere. La trasposizione (il "senso traslato" come è qualificato dal dizionario latino-italiano Georges) avvenuta già in latino è stata ereditata dall'italiano. Possiamo dire a questo punto che al latino inrogare / irrogare è toccata la sorte che oggi si fa strada per l'italiano comminare: uno slittamento di senso per similarità o per contiguità, o per solidarietà degli oggetti del riferimento, siano questi entità o azioni. Nel caso di comminare è responsabile il rapporto di solidarietà, o di consequenzialità, tra "minacciare" ("stabilire","assegnare") una pena da parte della legge, e mettere in esecuzione la minaccia, assegnare in concreto la pena da parte di chi applica la legge. Lo slittamento avviene di preferenza quando si affievolisce o si perde la conoscenza dell'etimo e perciò del significato originario. Il linguaggio corrente abbonda di parole usate trasponendo o estendendo il loro senso primitivo; per dirne una sola: oggi il lavoro di chi chiamiamo parrucchiere ha poco a che vedere con l'oggetto da cui deriva il nome, la parrucca, anche se possiamo chiamare metaforicamente così una capigliatura non posticcia. Basta sfogliare un dizionario per rendersi conto di quanta parte abbiano nella formazione e nell'evoluzione del lessico l'estensione del significato, l'acquisto e la perdita di valori figurati, le improprietà rispetto agli etimi istituite e legittimate dall'uso."

Bice Mortara Garavelli
11 settembre 2009 Lingua e diritto Correlati ottobre 2006