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sabato 31 gennaio 2015

Raddoppiamento (o rafforzamento) sintattico


Abbiamo visto, dunque, che la grafia corretta di "sennonché" è con due "n" perché il "se" richiede il cosí detto raddoppiamento sintattico. Vediamo, ora, sia pure succintamente, quali sono i termini che lo richiedono: a) tutti i vocaboli che lo producono nella scrittura allorché entrano nella formazione di termini composti (a, che, da, e, fra, o, se, su, come, per esempio, "accanto", "abbasso", "suddetto", "seppure"); b) le parole che terminano con l'accento scritto; c) tutti i sostantivi, aggettivi, e pronomi tonici che hanno accento proprio e contengono una sola vocale (tu, tre, re, blu, gru). Vediamo, ora, perché questo fenomeno linguistico si chiama "raddoppiamento sintattico o fonosintattico". Perché è un "fenomeno" di fonetica sintattica, appunto. Leggiamo dal vocabolario Gabrielli in rete: «fenomeno fonetico proprio della lingua italiana, spec. delle regioni centro-meridionali, consistente nel rafforzamento di alcune consonanti semplici in inizio di parola, pronunciate doppie quando si trovano dopo altre parole terminanti per vocale: ierisséra, bellommìo, ammàno». La "d" di Dio, in questo contesto, è un caso particolare in quanto si pronuncia sempre rafforzata a prescindere dalla parola che la precede. A questo proposito si presti attenzione alla "a", non si confonda, cioè la "a", prefisso (arrivederci, per esempio) con la "a" privativa, che ha il compito di negare senza affermare il contrario e non ammette il raddoppiamento della consonante iniziale del vocabolo cui si unisce: apolitico, amorale. Si eviti anche il deleterio "vezzo" di raddoppiare la consonante dopo il prefisso "di"; non si scriva, dunque, "dippiú", ma "dipiú" (o "di piú"). Ciò vale anche per "dinanzi", che molti scrivono, erroneamente, "dinnanzi", probabilmente per un accostamento analogico con "innanzi" il cui rafforzamento è apparente perché la doppia "n" risulta dalla fusione di "in" e della locuzione latina "in antea" già contratta in "nanzi" (in+in antea=in nanzi=innanzi). "Dinanzi" deriva, invece, dalla fusione di "di" e di "nanzi").

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