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martedì 16 settembre 2014

Di buzzo buono

Dopo estenuanti trattative e insistenze il ragionier Felici vedeva, finalmente, che i suoi desiderata erano stati rispettati: tutti gli impiegati alle sue dipendenze si erano messi di buzzo buono, vale a dire con impegno, nello svolgimento dei compiti loro affidati e il lavoro arretrato fu "smaltito" in un batter d'occhio tanto che lo stesso Felici ricevette un encomio solenne da parte dell'amministratore delegato della Società. Chissà quanti cortesi lettori delle nostre noterelle hanno adoperato e adoperano questo modo di dire, "di buzzo buono", appunto, 'pappagallescamente', senza conoscerne il significato recondito. Quest'espressione, dunque, appartiene agli idiotismi di origine dialettale il cui significato non è molto chiaro. Vediamo, allora, di fare (modestamente)... un po' di chiarezza. Per buzzo si intende lo stomaco, la pancia, tanto che nella città eterna il "mangione" viene chiamato 'buzzone', vale a dire persona che pensa sempre a riempirsi la... pancia. Per la spiegazione del modo di dire, per tanto, potremmo azzardare l'ipotesi di un uso figurato del buzzo: come una persona di "bocca buona" si siede a tavola e mangia tutto con calma e con "impegno", cosí un'altra persona si mette di "buzzo buono", cioè con impegno, con buona volontà, nello svolgimento di una determinata attività.

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Vistoso. Questo aggettivo significa "appariscente", "che dà nell'occhio"; è improprio, a nostro modesto avviso, adoperarlo nell'accezione di "notevole", "cospicuo", "grande" e simili. Non, quindi, "una vistosa somma", ma, correttamente, una cospicua, notevole somma.

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Interessante il quesito posto a "La posta del Professore", della Zanichelli in rete.

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